Economia a rilento: +3% il PIL 2021 e incombe la guerra

I risultati dell’anno scorso dell’economia slovacca hanno cancellato solo in parte la crisi del 2020 dovuta alla pandemia, che si era mangiata il 4,4% del PIL nazionale. Secondo i dati dell’Ufficio di statistica, il rodotto interno lordo per l’intero 2021 è aumentato solo del 3%, mentre per il solo quarto trimestre la crescita è stata limitata all’1,4% rispetto agli ultimi tre mesi del 2020.

Nel 2021 il PIL ha raggiunto un valore nominale a prezzi costanti di 97,1 miliardi di euro, ancora sotto il livello del 2019 dell’1,5%.

La crescita annua più dinamica nel complesso dei settori industriali è stata registrata nella produzione di autoveicoli, il cui output è cresciuto del 22,4%, e nella produzione di strutture metalliche per un 20,2%.Ma il comparto industriale nel suo insieme non ha ancora raggiunto i numeri precedenti alla pandemia e rimane al di sotto del livello 2019 di circa il 7,4%.

Nel 2021 sono cresciuti anche i comparti commercio all’ingrosso e vendita al dettaglio, trasporto e stoccaggio, e servizi di alloggio e ristorazione del 6,3%, il settore dell’informazione e comunicazione del 2% e leggermente anche la pubblica amministrazione, difesa, sanità e assistenza sociale dello 0,8%. Gli altri sei gruppi settoriali sono rimasti in negativo, in particolare l’edilizia del 4,9%, le arti e spettacolo del 5,6% e l’agricoltura del 6,9%.

Solo 5 gruppi settoriali hanno già assorbito la flessione causata dalla pandemia: pubblica amministrazione, difesa, previdenza obbligatoria; formazione scolastica; assistenza sanitaria e sociale con una crescita del 5,3%, attività professionali, scientifiche e tecniche; servizi amministrativi con il 5%, attività immobiliari per il 3,3%, informazione e comunicazione per il 2,8% e commercio all’ingrosso e al dettaglio, riparazione di autoveicoli e motocicli; trasporto e stoccaggio; vitto e alloggio dello 0,2%.

Gli altri settori rimangono indietro, con valori che vallo dal 2,9% dell’agricoltura al 27,7% del settore arte, intrattenimento e tempo libero.

Lo scorso anno la domanda esterna è aumentata del 10,2% su base annua, e dell’11,2% le importazioni di beni e servizi. La domanda interna è invece aumentata appena del 3,8% spinta dalla crescita degli investimenti lordi del 13,9%, di cui gli investimenti fissi lordi sono aumentati dello 0,6%. Tutte le componenti dei consumi finali, la spesa per consumi finali delle famiglie sono aumentate dell’1,1%, la spesa delle amministrazioni pubbliche dell’1,9% e quella delle istituzioni senza scopo di lucro al servizio delle famiglie del 4,3%.

Gli analisti sono concordi nel ritenere la crescita del 3% significativamente inferiore a quanto atteso all’inizio dello scorso anno. Se da un lato gli effetti negativi della pandemia sono presumibilmente destinati a scemare, l’attuale escalation del conflitto in Ucraina, con il complesso di sanzioni e pressioni sulle catene di approvvigionamento, farà invece rallentare ancora di più la ripresa economica post-pandemia, provocando ostacoli alla crescita e un aumento dell’inflazione.

(Red)

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