
Il ministro degli Esteri Ivan Korčok ha annunciato oggi che è stata presa la decisione di evacuare l’Ambasciata slovacca a Kiev, dopo una valutazione della situazione da parte delle forze di sicurezza slovacche. Il convoglio diplomatico composto da dieci auto e 26 persone è già in viaggio per il rientro in patria. Oltre al personale dell’ambasciata ci sono anche cittadini stranieri, giornalisti britannici e tedeschi, cittadini ucraini e bambini.
L’Ambasciata della Slovacchia a Kiev è rimasta aperta e funzionante fino a poche ore fa, una delle ultime sedi diplomatiche dell’UE a rimanere operativa nella capitale ucraina finita sotto il diretto attacco delle forze russe. Molte altre ambasciate già nei giorni scorsi avevano chiuso gli uffici di Kiev per spostarsi in zone meno a rischio; ad esempio, i diplomatici italiani si sono trasferiti a Leopoli, nella parte più occidentale del paese, ritenuta più sicura nell’immediato.
La presidente Zuzana Čaputová aveva ringraziato con una telefonata proprio ieri l’ambasciatore slovacco in Ucraina Marek Safin e i tre dipendenti d’ambasciata «nonostante la situazione estremamente difficile». Come ha scritto Čaputová su un social network, ha «ringraziato l’Ambasciatore e i suoi colleghi per la determinazione, la dedizione e la professionalità» dimostrate in questo frangente di grande insicurezza.
Nella riunione odierna il governo ha deciso di sospendere temporaneamente l’accordo intergovernativo slovacco-russo del 2000 sull’esenzione dal visto per i titolari di passaporto diplomatico. I ministri hanno fatto questa mossa in segno di protesta alle «gravi violazioni del diritto internazionale e degli accordi internazionali da parte della Russia, che minacciano l’integrità territoriale, la sovranità e l’indipendenza dell’Ucraina».
Il ministro degli Esteri ha ammesso che ci sarebbe la possibilità di espellere i diplomatici russi dal paese, ma gli Stati membri dell’UE non hanno ancora deciso un tale passo, e la discussione è tutt’ora aperta. Per ora sono molto importanti i passi già decisi per le sanzioni economiche, ha detto Korčok. Sottolineando di comprendere il senso della richiesta del presidente ucraino Volodymyr Zelensky di far aderire il suo paese all’Unione europea con procedura accelerata, il ministro osserva che è impossibile entrare a pieno titolo nell’UE solo con una decisione politica.
Tra le mille notizie – vere, false e manipolate – che stanno circolando in questi giorni è stata diffusa ieri quella che dava il governo della Slovacchia in procinto di donare all’Ucraina i suoi caccia da combattimento MiG-29. L’esecutivo slovacco ha già approvato la fornitura al paese limitrofo sotto attacco di aiuti militari, tra cui 12.000 munizioni da 120 mm oltre a gasolio e carburante per l’aviazione per quasi 11 milioni di euro, dando una risposta alle richieste provenienti da Kiev. Ma il ministro della Difesa Jaroslav Naď ha smentito le voci sugli aerei da combattimento, che non mai stata nemmeno ipotizzata, ha detto. Peraltro «gli ucraini non ci hanno nemmeno chiesto una cosa del genere», ha scritto ieri il ministro su un social network. È vero invece, come ricorda lo stesso Naď, che si è in trattative per dismettere la flotta di MiG, e mandare a casa il personale russo che se ne occupa. Ma una decisione del genere «sarebbe estremamente irresponsabile» senza avere prima una soluzione per sostituire la copertura aerea fonita dai jet russi, ha spiegato il ministro.
La crisi dei rifugiati al confine con l’Ucraina è stato il tema di un colloquio tra il ministro degli Esteri Ivan Korčok e la commissaria europea per gli Affari interni Ylva Johansson, nel corso del quale il ministro ha informato delle misure decise dal governo slovacco per gestire al meglio il flusso di rifugiati. Korčok si è detto lieto che nell’attuale situazione di un’ondata senza precedenti sia l’UE che i singoli Stati membri si siano detti pronti ad aiutare. Nel dialogo con la commissaria Johansson è stato convenuto che l’UE deve essere pronta a rispondere all’aggressione della Russia in modo unito e risoluto, e che l’Unione deve fornire all’Ucraina sostegno politico e materiale, inclusi aiuti umanitari.
Sempre ieri, la commissaria europea per la Salute Stella Kyriakides ha assicurato durante una con il ministro della Salute slovacco Vladimir Lengvarsky che la Commissione europea è in grado di fornire anche alla Slovacchia forniture mediche o equipe mediche sul campo. Come riporta il ministero, Kyriakides è stata informata del grado di preparazione delle autorità slovacche in relazione alla crisi umanitaria ed ha espresso sostegno e i suoi ringraziamenti alla Slovacchia.
Il ministero della Cultura ha intanto comunicato ieri la decisione con effetto immediato di ritirarsi da ogni collaborazione in corso e programmata con le istituzioni russe. La portavoce del ministero ha informato che il ministero aveva in corso diversi progetti e pianificato una serie di eventi con partner pubblici russi, tra cui conferenze e mostre. Tutti quanti saranno cancellati come risposta all’aggressione militare russa contro l’Ucraina. Al ministero si è anche svolto un incontro con il capo della rete di musei statali del Museo Nazionale Slovacco Branislav Panis e i rappresentanti dell’ICOM e dell’Associazione dei musei in Slovacchia (ZMS) in relazione all’assistenza prevista dalla Slovacchia ai musei e alle gallerie ucraine. Il ministero della Cultura ha inoltre messo a disposizione dell’Ufficio per le migrazioni del ministero degli Interni le sue strutture speciali per accogliere i rifugiati ucraini.
(La Redazione)
Foto michael_swan cc by nd

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