L’aggressione russa rievoca agli slovacchi l’invasione del 1968

Gli slovacchi sono rimasti molto colpiti dall’attacco russo all’Ucraina, provando emozioni forti e contrastanti verso le due nazioni “sorelle” slave. Da un lato, l’empatia per la vicina popolazione ucraina finita senza colpe sotto le bombe, dall’altro un sentimento misto per i russi. Se i civili russi sono ritenuti in gran parte incolpevoli per quanto successo, il loro leader è divenuto il simbolo assoluto del male con la sua decisione ingiustificata e folle. Una parte del popolo slovacco, tuttavia, quella pià filorussa, stenta ad attribuire colpe a Mosca cercando di giustificare le paure di accerchiamento della Federazione Russa e puntando piuttosto il dito contro l’aggressività dell’espansione della Nato e degli Usa. Accuse queste ultime già popolari tra la gente negli ultimi mesi in cui si è discusso di un accordo di cooperazione nella difesa tra Usa e Slovacchia, approvato definitivamente pochi giorni fa. Ma come dimostra un sondaggio, il sentimento antiamericano si è un po’ attenuato dopo lo scoppio della guerra.

I sentimenti tra le due fazioni in questi giorni si sono tornati a riscaldare. I filorussi ancora faticano a riconoscere la Russia di Putin come aggressore, e gli altri accusano il leader russo di voler rispolverare l’imperialismo zarista scatenando una guerra insensata e senza giustificazione che ricorda l’atteggiamento sovietico dell’invasione della Cecoslovacchia del 1968, nonché riporta all’ordine del giorno una nuova paura di conflitto nucleare.

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Nel tardo pomeriggio di giovedì 24, il giorno dell’attacco, centinaia di persone a Bratislava hanno preso parte a una fiaccolata silenziosa per protestare contro l’invasione russa in Ucraina. Il corteo è partito da piazza Hodžovo, dove si trova il palazzo presidenziale, ed è proseguito fino all’ambasciata ucraina. Raduni simili si sono svolti anche in altre città.

Proteste pacifiche si sono svolte anche davanti all’ambasciata della Federazione Russa a Bratislava. Paura, rabbia e tristezza i sentimenti prevalenti tra i partecipanti, tra cui anche cittadini russi che vivono in Slovacchia e che sono in disaccordo con il regime di Putin. Altre proteste si sono svolte nei giorni successivi. Domenica si è svolto un Concerto per l’Ucraina in livestream con i maggiori nomi della scena musicale e non solo della Slovacchia per una raccolta fondi.

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Alcuni attivisti hanno fatto azioni simboliche nei giorni scorsi per esprimere il disprezzo per l’operato dei militari russi. Il memoriale della Seconda Guerra Mondiale dedicato ai soldati sovietici caduti di Námestie osloboditeľov (Piazza dei Liberatori) a Košice è stato dipinto da uno sconosciuto l’altra notte di azzurro e giallo, i colori della bandiera ucraina, mentre altri hanno “rinominato” la stessa piazza con il nome “Piazza della libertà dell’Ucraina”. Altri ancora si sono limitati ad azioni meno distruttive lavorando di fino, come mettere questa bandiera ucraina nelle mani del soldato sovietico bronzeo che dalla cima dello Slavin a Bratislava (a quaranta metri dal suolo) ricorda da decenni all’intera capitale chi la liberò dalla Germania nazista nel 1945.

Il primo ministro Eduard Heger ha chiesto moderazione scrivendo su ieri un social network che «qualsiasi dimostrazione di sostegno ai crimini di guerra del presidente russo Vladimir Putin va oltre la linea dell’umanità e della legge». Tuttavia, «Non permettiamo alla guerra in Ucraina di alimentare in noi l’odio contro i cittadini russi, poiché dovremmo piuttosto condannare coloro che perpetrano la guerra», ha specificato il premier.

Intanto l’amministrazione della Città Vecchia di Bratislava sta pensando a ritorsioni contro l’Ambasciata russa. Tra le misure già adottate c’è la cancellazione dei posti auto riservati all’Ambasciata davanti alla sua sede nel centro storico, che torneranno alla fruizione pubblica. Il sindaco del municipio Staré Mesto, Zuzana Aufrichtová, ha detto inoltre che non informerà più gli addetti dell’ambasciata sui raduni pubblici e proteste che si terranno davanti all’edificio, una cortesia inaugurata nel 2018 dopo una specifica richiesta di parte russa. «Questo favore finisce da oggi», ha detto il sindaco lunedì. E poi si sta pensando di rinominare la via (l’attuale via Godrova) in cui si trova attualmente la sede diplomatica di Mosca. C’è l’idea di chiamare la strada “via Boris Nemtsov”, dedicando così la strada a uno dei principali oppositori di Putin ucciso a pochi metri dal Cremlino sei anni fa (e di cui ricorreva domenica l’anniversario). E anche altri spazi dell’isolato potrebbero essere rinominati.

(Red)

Foto Fb/Matej Petro
Fb/georgiy.alekseyev

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