
Sabato 12 febbraio, il regista Ivan Reitman è deceduto nella sua casa a Montecito, in California all’età di 75 anni. A dare l’annuncio è stata la famiglia del regista con un comunicato congiunto: «la nostra famiglia è rattristata dall’inaspettata perdita. Un marito, padre e nonno che ci ha insegnato a cercare sempre la magia nella vita. Siamo lieti che il suo lavoro di regista abbia portato gioia e felicità a innumerevoli persone in tutto il mondo. Anche se siamo addolorati in privato, speriamo che coloro che lo hanno conosciuto attraverso i suoi film lo ricorderanno per sempre».
Nato a Komárno nel 1946, nell’allora Cecoslovacchia, madre sopravvissuta ad Auschwitz e padre partigiano della resistenza ceca, Reitman è cresciuto in Canada dove la famiglia si era rifugiata per sfuggire al regime comunista. Inizia a muovere i primi passi nella radio locale, dove conosce Dan Aykroyd famosissimo attore e sceneggiatore statunitense protagonista del Saturday Night Live, celebre show della NBC, tra il 1975 e il 1980. La carriera di Reitman raggiunge un inatteso apice dopo la produzione di un cult come Animal House, dove partecipa anche l’attore John Belushi. È proprio l’intreccio che si crea con il Saturday Night Live, fabbrica dei più famosi attori americani a quel tempo, che Reitman ha l’incontro con Bill Murray, Rick Moranis e Harold Ramis decisivo a lanciare Reitman come regista di uno dei più grandi successi comici, segnato da una bizzarra effettistica horror sci-fi, come Ghostbusters nel 1984.
Il film, in italiano Gli Acchiappafantasmi, riceve un alto budget che gli consente di ingaggiare i migliori attori in circolazione (citati in precedenza), effetti speciali estremamente creativi, umorismo mai scomposto e tanta follia. Solo negli Stati Uniti il film incassa la bellezza di 229 milioni di dollari e diventerà un franchise abbastanza redditizio fino ai nostri giorni, oltreché una colonna sonora fischiettata in ogni angolo del pianeta.
I successivi film diretti da Reitman non raggiungono il successo di Ghostbusters ma grazie ad una scrittura solida e innesti validi nel cast oltre ad una garantita risata franca e solare, hanno trovato sempre il loro spazio nel mercato statunitense e non solo. Per citarne un paio: “I Gemelli” del 1988 con la coppia Danny De Vito e Arnold Schwarzenegger, e nel 1993 “Dave“, uno dei più insoliti White House movie di fine secolo con protagonista Kevin Kline nei panni del Presidente degli Stati Uniti. La carriera di Reitman non si ferma solo alla regia, anzi, quella da produttore è stata lunga ed articolata nel tempo, con parecchi successi. Basti pensare a Beethoven, con la presenza di un cane San Bernardo come protagonista oppure Space Jam, un’animazione buffa e sportiva con il grande Michael Jordan e i personaggi della Looney Tunes sul parquet di un campo di basket.

Qui sopra: Ivan Reitman con il figlio Jason
Durante un’intervista Reitman ha spiegato cosa significa per lui lavorare nel mondo del cinema e rendere un prodotto cinematografico, in questo caso, unico. Queste le sue parole: «c’è un momento in cui gli attori possono dire quello che vogliono mentre successivamente il mio divertimento per me come regista è prendere quel lavoro grezzo e strutturarlo, rielaborarlo e renderlo conforme al lavoro del personaggio e alla trama che nel frattempo evolve. È un modo di essere anche co-sceneggiatore di un film mentre lo si gira, metodo che però non consente lo stesso tipo di regia mirata e raffinata che offre al regista il riconoscimento come creatore del film».
Ivan Reitman ha avuto due figli, il regista Jason Reitman e l’attrice-prodruttrice Catherine Reitman che hanno entrambi seguito le orme del padre.
Appena pochi mesi fa, in ottobre, per il 75° compleanno del regista la città di Komárno gli aveva dedicato una “stella” stile Hollywood sul marciapiede davanti al cinema Tatra, primo passo di un progetto di “Walk of Fame” locale.
(Simone Garofalo)
Foto Gabbo T cc by sa

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