
Al linciaggio collettivo di cui abbiamo scritto nei giorni scorsi nei confronti dei parlamentari che hanno dato l’ok al trattato di cooperazione per la difesa con gli Usa, e che ha suscitato l’indignazione di numerosi politici e semplici cittadini, è seguito l’intervento dei vertici delle forze dell’ordine che hanno incaricato le direzioni regionali della polizia di Stato di adottare adeguate misure di sicurezza e garantire protezione a politici oggetto di attenzioni indesiderate.
Come aveva promesso, il partito di maggioranza Libertà e Solidarietà (SaS) ha presentato una denuncia penale contro ignoti per minacce ai membri del Consiglio Nazionale della Repubblica Slovacca. Il partito, che in Parlamento ha votato unito a favore del trattato, afferma che si tratta di un reato di diffusione di notizie che possono suscitare allarme. I messaggi hanno fatto velocemente diffondere odio e violenza, e per questa ragione i membri di SaS ritengono «che il deputato Ľuboš Blaha (Smer-SD) e altri politici dovrebbero essere ritenuti responsabili davanti alla giustizia di ciò che scrivono e condividono sui social network». Con la loro azione “ingiustificabile” hanno provocato minacce di vario genere ad alcuni deputati della coalizione di maggioranza, sia sui social media che direttamente «davanti alle proprie case», dice il partito, che si chiede come mai non sia subito intervenuto l’Ufficio del Procuratore generale della Repubblica Slovacca non appena è iniziata alla fine della settimana scorsa.
L’ondata di odio è scattata nei confronti dei politici della maggioranza, definiti “Traditori della Patria”, che si sono visto pubblicare le proprie fotografie e i loro indirizzi di casa sul web. Tra parolacce, ingiurie e calunne varie, ci sono minacce di rompere finestre, tagliare pneumatici, bruciare case, metterli al muro o impiccarli. In pratica, un annuncio di una potenziale notte dei cristalli in cui al posto degli ebrei ci saranno i politici di centro-destra al potere.
Qui sotto un esempio di avvisi comparsi in moti comuni del paese, con un testo di questo tipo:
«Cari concittadini, nel nostro comune abita il traditore della nazione slovacca …» seguito dal nome del politico in questione che in questo caso è stato sbianchettato.
Ľuboš Blaha si è lamentato che il social network Facebook gli ha vietato di aggiungere nuovi contenuti per 24 ore. Sarebbe una punizione davvero modesta, dopo la pubblicazione della sua lista, da lui lungamente argomentata. Ma in realtà il veto di Facebook sarebbe dovuto a un video che parlava di vaccinazione, pubblicato dal politico in dicembre, che è stato dimostrato essere una bufala.
Qui sotto il cartello sul cancello di un deputato: «Qui vive un TRADITORE DELLA PATRIA».
Oltre a Blaha, noto per le sue intemperanze verbali e il grande seguito sui social, anche alcuni esponenti dei partiti di opposizione Smer-SD, Republika e Hlas-SD hanno condiviso la cosiddetta “lista dei traditori” in cui figurano i nomi di 79 deputati che hanno votato a favore del trattato con gli Stati Uniti.
Secondo il primo ministro Eduard Heger (OĽaNO) la discussione sull’accordo di cooperazione in materia di difesa con gli Usa è stata una cartina di tornasole che ha mostrato lo stato dell’arte della disinformazione in Slovacchia. Parlando alla 20a Conferenza annuale di revisione sulla politica estera organizzata dal ministero degli Affari esteri, Heger ha ricordato che la Slovacchia è un paese democratico ed è un partner responsabile e un alleato nell’Unione europea e nell’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO). Tuttavia, il paese è vittima di disinformazione che proviene da diverse parti, fuori e dentro il paese, e anche dalle fila degli estremisti. «Anche ex leader politici che in passato erano fieri di essere parte dell’UE si sono oggi uniti a chi fa disinformazione», ha detto Heger allarmato. Gli «ex leader politici della Slovacchia, che sono diventati i leader della scena della disinformazione» «vogliono riportarci al periodo del “mečiarismo”, quando eravamo il buco nero dell’Occidente», ha affermato il primo ministro.
La Slovacchia è l’obiettivo di una guerra ibrida, e i governi precedenti hanno sottovalutato la questione, ma questa «è per noi una sfida prioritaria, che il nostro governo affronterà in modo adeguato», ha affermato il premier. Quando si parla di alleanze, in genere si pensa alla nostra difesa collettiva e alla sicurezza dei cittadini, ma essere alleati significa anche essere parte di questa difesa collettiva, e quindi “dare”, non solo prendere, ha ribadito Heger.
Nella stessa conferenza è intervenuta anche la presidente Zuzana Čaputová, che pure è finita nel mirino degli odiatori di questi giorni in quanto ha sostenuto il trattato con gli Stati Uniti e ha firmato subito la legge nel giro di una manciata di ore dall’approvazione in aula. La presidente, che ha aperto i lavori della conferenza, valuta quest’ultimo periodo come il più difficile per il paese nei 29 anni dalla sua indipendenza. Ha sottolineato come a mettere oggi in discussione le alleanze del paese siano «le stesse persone che fino a poco tempo fa hanno sostenuto il nostro orientamento filo-occidentale». «Esausti e stanchi dal coronavirus e dalla brutta situazione sociale, ci siamo improvvisamente preoccupati per una possibile guerra» ai nostri confini, ha dichiarato il capo dello Stato riferendosi alle tensioni in Ucraina e citando l’attuale inclinazione dell’opinione pubblica slovacca verso regimi non democratici e il contemporaneo indebolimento della fiducia nelle istituzioni internazionali come l’UE e la NATO. Il tutto accompagnato da un alto livello di sfiducia nelle istituzioni slovacche e gli esperti che sono spesso rimasti inascoltati durante i due anni di pandemia. «Questo livello di sfiducia e incomprensione ci rende estremamente vulnerabili», ha detto Čaputová.
(La Redazione)

Rispondi