
Il tribunale penale specializzato ha unito il caso giudiziario che riguarda l’omicidio del giornalista investigativo Ján Kuciak e della sua fidanzata Martina Kušnírová con il caso sulla preparazione degli omicidi degli allora pubblici ministeri Maroš Žilinka (ora procuratore generale), Daniel Lipšic (ora procuratore speciale) e Peter Šufliarsky, ex vice procuratore generale. Il nuovo processo che vede alla sbarra Marian Kočner, Alena Zsuzsová e altri imputati inizierà il 28 febbraio.
Kočner e Zsuzsová sono stati assolti a fine 2020, ma la Corte suprema ha annullato il verdetto e rinviato il caso al tribunale di primo grado. Oltre a loro sono imputati Tomáš Szabó, Dušan Kracina e Darko Dragič per i preparativi degli omicidi di Žilinka, Lipšic e Šufliarský. Tre giudizi in questo caso sono già definitivi : Miroslav Marček, il killer reo confesso, e Tomáš Szabó sono stati condannati a 25 anni, mentre Zoltán Andruskó ha preso 15 anni dopo un patteggiamento.
Intanto sta per compiersi il quarto anniversario dell’omicidio che sconvolse l’intero paese. I rappresentanti dell’iniziativa Za slušné Slovensko (Per una Slovacchia decente) hanno annunciato che il 21 febbraio, data in cui furono assassinati, sarà onorata la memoria dei due giovani «nei luoghi in cui ci siamo incontrati dal 2018 al 2020», «accendendo candele o posando fiori», ma senza convocare una manifestazione di popolo a causa della pandemia in corso.
Kuciak e Kušnírová sono stati assassinati il 21 febbraio 2018 nella loro casa nel villaggio di Veľká Mača, nella regione di Trnava. Successivamente si sono svolte proteste di massa in tutta la Slovacchia, e l’allora presidente del consiglio Robert Fico si è dimesso ed è stato sostituito da Peter Pellegrini. Anche il ministro dell’Interno Robert Kaliňák, il capo del corpo di polizia Tibor Gašpar e molti altri politici e membri della polizia hanno lasciato i loro incarichi.
Per i due giovani sarà eretto un memoriale nel centro di Bratislava, sulla piazza SNP dove dopo l’omicidio è nato un luogo spontaneo commemorativo con la loro fotografia e decine di candele, fiori e messaggi. Il capo della commissione parlamentare per la cultura e i media Kristian Čekovský lo ha annunciato a fine gennaio.
«Quattro anni fa andavamo nelle piazze pieni di rabbia, frustrazione e tristezza» affermano gli attivisti di Za slušné Slovensko nel loro comunicato. «L’omicidio del giornalista Ján Kuciak e della sua fidanzata Martina Kušnírová ci ha scosso e ha aperto molte domande sullo stato del nostro Paese. Tuttavia, stando tra la folla, siamo riusciti a provare amore, speranza, appartenenza, persino orgoglio mentre cantavamo l’inno nazionale». Il lungo messaggio pubblicato il 15 febbraio ricorda che lo spirito di ricerca di verità e dignità di allora deve essere riacceso anche oggi, riconoscendo tuttavia che «i raduni nelle piazze non sono e forse non possono essere una panacea».
Le richieste di un’indagine approfondita sul fatto di sangue e di un governo credibile era sostenuto dal un comune desiderio di un dialogo pubblico e di una pluralità di opinioni, «il desiderio di una società civile attiva e responsabile, il desiderio di solidarietà e cooperazione nel plasmare il Paese», si legge nel comunicato.
Le proteste dell’inverno 2018 videro scendere in piazza le folle più numerose dalla Rivoluzione di velluto, e accendersi tante speranze. L’aria sembrava un po’ cambiata, e quella situazione ha condizionato le elezioni due anni dopo. Ma le speranze, complice anche una lunghissima pandemia, si sono in buona parte trasformate in delusione e sfiducia quando il govenro ha deciso misure restrittive caotiche e spesso incoerenti, che non hanno tenuto conto dei bisogni reali delle persone e fatto perdere la fiducia nelle istitutuzioni. Col tempo, è cresciuta la frustrazione per la pandemia e la gestione della crisi, dicono gli organizzatori di Za slušné Slovensko, notando la grande stanchezza della popolazione dopo due anni di virus e la frustrazione dovuta ai «litigi irresponsabili dei politici, ma anche all’odio e violenza che si insinuano nel vocabolario comune del dibattito pubblico», dove paura e rabbia vanno a braccetto.
«Questo Paese ha bisogno di politici che sappiano comunicare con competenza e chiarezza. Che sanno difendere pacificamente soluzioni razionali ai problemi. Politici che difendono con coraggio queste soluzioni e non si lasciano zittire da populisti e estremisti. Politici che ci dimostrano il loro autentico interesse a migliorare la Slovacchia». Abbiamo bisogno di più comprensione, anche se abbiamo idee diverse. «L’eredità di Ján e Martina è anche un’eredità contro la maleducazione, l’aggressività e la violenza».
(La Redazione)
Foto Massimiliano Palla
2 marzo 2018


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