
Un’imposta sugli utili cosiddetti in eccesso sarà applicata alla produzione e al commercio di elettricità prodotta in centrali nucleari. Il disegno di legge sull’imposta speciale è stata approvata la scorsa settimana dal governo, che ha chiesto a Parlamento un corridoio veloce per la sua approvazione con procedura legislativa accelerata. L’imposta avrà un’aliquota del 50% sulla produzione della quantità di elettricità prodotta in un impianto nucleare e fornita al mercato elettrico per un certo periodo d’imposta espressa in megawattora ed eccedenze di profitto.
La società elettrica Slovenské elektrárne, l’unica in Slovacchia a produrre energia da impianti nucleari in quanto gestore delle quattro unità nucleari attive (presto si aggiungerà una nuova unità a Mochovce) sarebbe anche praticamente l’unica a pagare il tributo speciale.
Il governo conta di incassare oltre 50 milioni di euro quest’anno e almeno 260 l’anno prossimo, ma Slovenské elektrárne afferma che tale passo comporterà il suo fallimento nel giro di tre settimane. Inoltre, comporterà uno stop al processo di lancio della terza unità della centrale nucleare di Mochovce ormai in dirittura e il completamento della quarta unità, che dovrebbe entrare in funzione tra un anno. Il ceo della società Branislav Strýček ha avvertito che se il Parlamento approva la tassa interromperà definitivamente i lavori per il completamento della quarta unità a Mochovce, visto che l’azienda potrebbe fallire già il prossimo mese.
Il governo, che possiede il 34% della società, ha approvato il progetto di legge senza averne discusso con l’azienda, né avere chiesto una analisi degli impatti della tassazione. Secondo il ministro dell’Economia Richard Sulík (SaS) questa strategia è stata voluta, perché «se vuoi prendere una decisione vigorosa» lo fai in silenzio, e poi «il capo di SE sta esagerando», come ha detto in un programma tv. Il prezzo medio di vendita dell’energia elettrica quest’anno è di 52 euro per MWh, e l’introito della tassa sarebbe di 5 euro al MWh, non certo un importo per cui le aziende vanno in bancarotta, afferma Sulík. Oggi in Slovacchia il 55% dell’elettricità viene dal nucleare, e tra breve sarà del 70%, mentre dalla fine del 2023 il carbone non sarà più utilizzato.
Nel frattempo, i due soci privati di Slovenské elektrárne (Enel e EPH) hanno presentato al governo una controproposta sull’imposta. Interviene sul tema anche l’Associazione dei datori di lavoro energetici della Slovacchia (ZZES), avvertendo che l’adozione della legge metterà in pericolo la stabilità del settore energetico e chiedendo invece al governo una soluzione sistemica. Secondo l’organizzazione, la tassa può avere un forte impatto non solo su Slovenské elektrárne ma sull’intero settore elettrico, che crea decine di migliaia di posti di lavoro, con conseguenze imprevedibili.
Su un altro tavolo, l’operatore elettrico sta negoziando con i rappresentanti del ministero dell’Economia una soluzione per i gruppi più vulnerabili di clienti di elettricità in Slovacchia in questo momento di grande criticità a causa degli aumenti incontrollati dei prezzi energetici. Il tema ha interessato anche la presidente Čaputová, che si è attivata con il ministro del Lavoro Krajniak per studiare contributi da dedicare agli slovacchi meno abbienti per aiutarli a pagare le bollette.
(Red)
Foto Michael Kappel cc by nc

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