
Dopo il calo del 5,2% nel 2020 e la parziale ripresa lo scorso anno, quando il PIL è cresciuto del 3,1%, l’economia slovacca dovrebbe crescere del 3,5% nel 2022, e allungare il passo al 5,3% nel 2023 secondo la nuova previsione macro del ministero delle Finanze resa nota ieri.
La domanda interna in particolare ha contribuito alla ripresa nel 2021, e i consumi delle famiglie sarebbero aumentati ancora di più senza il diffondersi della pandemia all’inizio e alla fine dell’anno. L’aumento della spesa pubblica ha sostenuto l’economia e il reddito disponibile delle famiglie. L’occupazione non si è ancora ripresa, ma i salari sono aumentati in modo dinamico. Sebbene la domanda globale si sia spostata dai servizi alle merci durante la pandemia, sottolinea il paper dell’Istituto per le politiche finanziarie (IFP), braccio analitico del ministero delle Finanze, dopo un inizio anno promettente le esportazioni slovacche nel 2021 hanno iniziato a mancare di componenti.
Per quanto concerne l’immediato futuro, tre sono i fattori che secondo l’IFP ancora influenzeranno la crescita economica nella prima parte di quest’anno: l’ondata Omicron del coronavirus, l’inflazione crescente e la carenza di semilavorati e componenti in numerosi settori industriali. Nei primi mesi del 2022 si risentirà della stagnazione dovuta all’elevato numero di persone inabilitate al lavoro a causa del Covid, ma anche della crescita dei prezzi di numerosi beni di consumo che ridurrà i redditi reali e di conseguenza i consumi delle famiglie. Secondo le stime di IFP l’attività riprenderà nel secondo trimestre e la creazione di posti di lavoro accelererà. Un elemento determinante di crescita quest’anno saranno i fondi dell’UE in arrivo del Piano di ripresa nazionale.
Nel 2023 le attese sono di una crescita del PIL più forte, al 5,3%, anche a causa del maggiore utilizzo di fondi dell’UE dovuto alla fine del periodo di programmazione. La creazione di posti di lavoro e gli investimenti, posticipati a causa delle attuali incertezze, cominceranno a riprendere a pieno ritmo. La produzione industriale e le esportazioni non saranno più vincolate dalla carenza di componenti o da colli di bottiglia nella logistica, e l’economia inizierà an andare a pieni giri, favorendo un consolidamento delle finanze pubbliche.
Per il 2024 e 2025 l’IFP prevede che la performance economica rallenterà a un livello appena al di sotto del 2%, quando l’impiego dei fondi europei tornerà a livelli standard. Lo sviluppo positivo dell’economia si attenuerà insieme alle pressioni inflazionistiche e l’occupazione raggiungerà i livelli pre-crisi. Tuttavia, la creazione di nuovi posti di lavoro sarà più lenta. Inoltre, il cambiamento demografico comincerà a riflettersi in un minore afflusso di giovani sul mercato del lavoro, il che rallenterà l’attività economica complessiva, secondo gli analisti dell’Istituto per le politiche finanziarie.
Tra i rischi più probabili per l’economia ci sono principalmente il possibile verificarsi di nuove mutazioni del coronavirus che porterebbero ad ulteriori ondate di pandemia in autunno, con conseguenti restrizioni alla vita e alle attività economiche, e potenzialmente a nuovi parziali lockdown e interruzioni delle catene di approvvigionamento, mancanza di componenti e nuove pressioni inflazionistiche. Per quanto riguarda il già surriscaldato mercato energetico, le tensioni tra Russia e Ucraina potrebbero complicare la situazione già poco tranquilla.
Per quanto riguarda l’inflazione, gli analisti prevedono quest’anno un forte aumento per raggiungere potenzialmente una media del 6% nel 2022, principalmente a causa dell’aumento dei prezzi dell’energia. Anche nel 2023 i prezzi rimarranno alti, con un ulteriore aumento intorno al 5%.
(La Redazione)
Illustr. geralt/BSlovacchia

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