NATO: rinforzi in Polonia e Romania, ma per ora non si parla di truppe in Slovacchia

Mentre gli Stati Uniti stanno inviando altri 2.000 soldati in Germania e Polonia e spostano 1.000 soldati dalla Germania alla Romania quale deterrente alle presunte mire della Russia in Ucraina, cade l’eventuale dispiegamento preventivo di truppe NATO anche in Slovaccchia. Nei giorni scorsi, mentre le tensioni crescevano velocemente a causa degli oltre 100.000 soldati russi ammassati negli ultimi mesi nei pressi del confine ucraino, e altre decine di migliaia sono già in Bielorussia per un’esercitazione militare, si era parlato della possibilità di inviare un migliaio di soldati NATO nei paesi del fronte orientale dell’Organizzazione del Nord Atlantico. Aveva confermato le voci la scorsa settimana in commissione Esteri il ministro degli Affari esteri Korčok, ma finora non ci sono novità in questo senso.

Intanto l’opposizione, fortemente impegnata a contrastare il trattato di cooperazione sulla difesa tra Bratislava e Washington la cui firma è  prevista oggi negli Stati Uniti, dove sono giunti Korčok e il collega ministro della Difesa Jaroslav Naď, è stata accusata dal primo ministro Heger di voler mettere in discussione l’appartenenza della Slovacchia all’UE e alla NATO. Dopo quella della scorsa settimana davanti al palazzo presidenziale, si è tenuta ieri un’altra manifestazione di protesta organizzata dalle formazioni parlamentari di opposizione davanti al Parlamento. I politici che sono intervenuti davanti ad alcune centinaia di persone si sono espressi contro l’accordo con gli Usa e anche contro la presenza di truppe americane in Slovacchia. Forti critiche sono state espresse contro la presidente della Repubblica Zuzana Čaputová. Uno striscione rappresentava la stella a quattro punte della NATO come una svastica.

Heger ha detto che i partiti di opposizione sembrano mostrare la volontà di riportare il paese indietro di un ventennio, a quell’anno 1998 quando la Slovacchia era stata definita il “buco nero dell’Europa” (Madeleine Albright dixit) dopo che gli anni del governo di Mečiar avevano isolato Bratislava dal resto dell’Occidente mettendo a rischio lo sviluppo economico e democratico della nazione. Il primo ministro ha detto che se la NATO proporrrà di stanziare truppe in Slovacchia, il suo governo agirà come deve, visto che è anche nell’interesse della sicurezza del paese, nonché dell’intera Europa. Oggi, ha ribadito Heger, è tempo di dimostrare che la Slovacchia è un partner responsabile e rilevante nelle alleanze di cui è parte.

Sempre sulla questione dell’accordo con gli Usa, la presidente Zuzana Čaputová ha dichiarato a Radio Expres che sta considero la possibilità di un’azione legale per contrastare le accuse sollevate da alcuni politici sull’influenza degli Usa su di lei e le sue decisioni, e considera tali affermazioni assurde e irresponsabili «perché sono una bugia». Il capo dello Stato ha autorizzato la firma del trattato con gli americani dopo avere preteso l’inserimento di una clausola interpretativa. Tuttavia, il documento dovrà ancora passare la ratifica del Parlamento e infine essere da lei firmato. Martedì, intervenendo sulla situazione in Ucraina, Čaputová ha detto che è irricevibile la pretesa di Mosca di arrogarsi il diritto di veto all’ingresso di nuovi membri dell’Europa orientale nella NATO. Si tratta del diritto sovrano di un popolo di decidere del proprio futuro, e sarebbe contro i nostri interessi concedere alla Russia questo diritto. La presidente ha sottolineato che la Slovacchia non vuole vedere una guerra con la Russia, ma non deve trascurare i pericoli che ne derivano, come la crisi migratoria, e ha invitato i cittadini slovacchi a non perdere la loro capacità di discernimento tra fatti reali e propaganda.

(La Redazione)

Foto NATO/flickr cc by nc nd

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