Le massime cariche del paese parlano dell’accordo di difesa tra Slovacchia e USA

La presidente Zuzana Čaputová ha discusso ieri tra le altre cose dell’accordo per la difesa (DCA/Defence cooperation agreement) tra Slovacchia e Stati Uniti in una colazione di lavoro con il presidente del Parlamento Boris Kollár e il primo ministro Eduard Heger. Il documento è stato approvato dal governo all’unanimità la scorsa settimana, ma diverse parti politiche e della società civile lo contestano.

Il premier ha sostenuto senza remore la conclusione dell’accordo con gli USA, che lui ritiene un “passo responsabile” verso il rafforzamento della politica di sicurezza europea e delle capacità di difesa della Slovacchia. Come ha scritto sui social network, «In questi tempi difficili è importante che le forze democratiche in questo paese parlino con una sola voce. Una voce di ragione, responsabilità e coraggio». Riferendosi alle tante informazioni false o manipolate che circolano sul trattato, Heger ha evidenziato la necessità di combatterle, perché «le cospirazioni minacciano la nostra sicurezza e ci infettano con pensieri che ci impediscono di riconoscere la verità dalle bugie». Bisogna rispettare gli impegni presi con i partner della NATO, con cui la Slovacchia «deve comportarsi da alleata, altrimenti resterà senza alleati».

Dal canto suo il capo del Parlamento Kollár ha sottolineato che per il suo partito è essenziale che l’aula abbia un ruolo decisionale sulla presenza di soldati stranieri e di armi nucleari sul territorio del paese.

Prima di finire sul tavolo del capo dello Stato per la ratifica finale, il documento dovrà essere approvato in Parlamento, dove si annuncia una discussione accesa, e dovrà allo stesso modo essere approvato dall’amministrazione USA. Čaputová intende parlare della questione anche con i ministri della Difesa Jaroslav Naď e degli Affari esteri Ivan Korčok entro la settimana, per poi fare ufficialmente conoscere la sua opinione.

Proprio oggi in aula si sarebbero dovuta tenere una seduta straordinaria sulla questione, chiesta dal partito di opposizione Smer-SD, che vorrebbe indire un referendum per invitare i cittadini a esprimersi direttamente. Alla fine, la seduta non si svolgerà perché i delegati non hanno approvato l’ordine del giorno dell’assemblea straordinaria. Il leader di un’altra formazione contro il trattato nella sua forma attuale, Peter Pellegrini del partito Hlas-SD, “campione” nei sondaggi da diversi mesi, ha chiesto alla presidente di far esaminare il trattato dalla Corte costituzionale per verificarne la compatibilità con la tutela della sovranità nazionale della Slovacchia.

Il 15 gennaio centinaia di persone si sono radunate per protestare davanti all’edificio dell’ambasciata americana in piazza Hviezdoslavovo a Bratislava. Una delle proteste è stata organizzata dall’ex parlamentare Peter Marček, ora membro del movimento emergente di estrema destra Republika. Sul palco ad arringare la folla è salito anche l’ex giudice Štefan Harabin, già candidato alle presidenziali all’ultima tornata.

Il DCA durerà almeno 10 anni, e consentirà alle forze armate statunitensi di utilizzare gratuitamente gli aeroporti militari di Malacky-Kuchyňa e Sliač, nonché eventualmente altre strutture e locali concordati. Le due parti potranno recedere dall’intesa dopo i 10 anni, con un anno di preavviso. I fautori del trattato affermano che riguarderà alcune attività che sono già in corso in Slovacchia, come le esercitazioni militari congiunte. Il patto dovrebbe anche fungere da quadro per 100 milioni di dollari di investimenti degli Stati Uniti per modernizzare le infrastrutture di difesa della Slovacchia, in particolare le basi aeree di cui sopra. Tutte le parti interessate, il governo come l’ambasciata americana, negano che il documento consenta lo stanziamento permanente di truppe straniere su suolo slovacco, che dovranno sempre essere approvate da governo e parlamento, e garantiscono che la sovranità della Slovacchia rimane

(Red)

Foto fb/zcaputova

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