
Il settore dell’educazione è essenziale per qualunque paese che si voglia ulteriormente sviluppare e voglia ottenere successo sia in termini economici che sociali per la propria popolazione. Ma ben il 17% degli studenti slovacchi va a studiare nelle università all’estero. Si tratta di «un numero enorme», ha ammesso il primo ministro Heger incontrando a Bratislava il segretario generale dell’OCSE Mathias Cormann. Se da un lato «è naturale che gli studenti vadano a studiare all’estero», in genere quella cifra non supera il 4 o 5%», mentre in Slovacchia è tre-quattro volte tanto. Heger ha concesso che il paese debba moltiplicare il suo sostegno allo sviluppo dell’istruzione superiore. Ma proprio in questi giorni i rettori universitari slovacchi hanno espresso la propria indignazione e chiesto un incontro al primo ministro in seguito alla proposta di riduzione dei sussidi per le università pubbliche quest’anno.
Nella sua visita in Slovacchia Cormann ha esposto le conclusioni dell’ultimo rapporto sul paese degli esperti dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico. Tra gli argomenti che ha discusso con Heger c’è stato ad esempio il fatto che la disoccupazione di lungo periodo rimane elevata, perché la crisi del coronavirus ha colpito maggiormente i lavoratori poco qualificati. L’organizzazione raccomanda al governo di estendere i programmi di misure attive sul mercato del lavoro, in particolare spingendo sulla riqualificazione dei lavoratori con istruzione inferiore.
Il capo dell’OCSE ha sottolineato che la quota di popolazione vaccinata contro il COVID-19 in Slovacchia è ancora di circa 25 punti percentuali al di sotto della media dell’Unione europea, e ha raccomandato di continuare gli sforzi per accelerare la vaccinazione. Al tempo stesso, ha avvertito che la pandemia ha effetti diversi sui singoli settori economici, e ha invitato a continuare il sostegno mirato e non interrompere troppo presto gli aiuti di Stato, perché questo porterebbe a inutili fallimenti di aziende e licenziamenti di grandi masse di lavoratori. L’OCSE crede possibile che aumenteranno ancora in Slovacchia le società che dovranno affrontare problemi di liquidità e di debito elevato, ragion per cui invita anche al sostegno delle procedure di ristrutturazione extragiudiziale, soprattutto per le piccole e medie imprese.
Se da un lato ha evidenziato le grandi ambizioni del Piano nazionale di ripresa e resilienza slovacco, Cormann ha anche criticato la bassa percentuale di prelievo dei fondi dell’UE, un fatto ormai storico, e raccomanda di snellire le procedure di verifica e controllo degli appalti e rafforzare ulteriormente l’analisi costi-benefici e il controllo degli investimenti pubblici durante tutto il ciclo di vita dei progetti.
Il rapporto dell’OCSE si occupa inoltre dell’evoluzione demografica della Slovacchia, e dell’invecchiamento della popolazione, che secondo le stime subirà una diminuzione del 20% nei prossimi trent’anni, un fatto che avrà un impatto importante sull’economia, ha detto Cormann. Raddoppieranno gli anziani, cioè le persone sopra i 65 anni, mentre calerà significativamente la quota di persone in età lavorativa. Tutto questo sarà una minaccia alla sostenibilità fiscale e alla crescita futura, e farà schizzare la spesa pensionistica, che si stima avrà uno dei tassi di crescita più rapidi tra i paesi dell’UE. Cormann ha detto che è raccomandabile collegare l’età pensionabile e il numero minimo di anni di lavoro all’aspettativa di vita, eliminando poco alla volta la possibilità di pensionamento anticipato per le madri e anche riconsiderando la prevista introduzione di un bonus parentale.
La situazione slovacca per quanto riguarda la giustizia rimane un punto sfavorevole nel rapporto OCSE: il 72% degli slovacchi considera infatti scarsa la qualità dei tribunali slovacchi, una questione che dovrebbe essere risolta secondo il primo ministro con la riforma giudiziaria approvata dal governo proprio nei giorni scorsi, che è una delle tappe principali del Piano di ripresa post Covid.
Cormann ha sottolineato che dal 2000, quando la Slovacchia è diventata membro dell’OCSE, era tra i paesi con la più alta crescita economica. «La Slovacchia ha un grande potenziale per avere più posti di lavoro e migliori opportunità in futuro», ha detto Cormann, sottolineando che ora serve che il paese esca al più presto e con il contributo di tutti da questa pandemia, e che una maggiore quota di popolazione si decida a vaccinarsi.
Nel rapporto 2022 dell’OCSE si prevede che «l’economia della Slovacchia crescerà del 3,2% nel 2021, del 5% nel 2022 e del 4,8% nel 2023. I consumi e gli investimenti sono rimbalzati nel secondo trimestre dello scorso anno grazie all’allentamento delle misure di contenimento della pandemia, ma la crescita è stata moderata nel terzo trimestre. L’aumento delle infezioni, i tassi di vaccinazione relativamente bassi e le interruzioni delle catene di approvigionamento peseranno sull’attività economica nel breve termine. La ripresa accelererà nel 2022 e nel 2023 principalmente grazie a una forte crescita degli investimenti, aiutata dal meccanismo dell’UE per la ripresa e la resilienza e dai fondi strutturali dell’UE. Eventuali ulteriori restrizioni e un più lento assorbimento dei fondi Ue potrebbero indebolire la ripresa».
(Red)

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