
Un accordo di cooperazione con gli Stati Uniti nel settore della difesa ha suscitato in Slovacchia diverse critiche e un diffuso malcontento nelle ultime settimane a causa della presunta concessione agli americani di mantenere proprie truppe sul suolo slovacco su base permanente. L’accordo (Defense Cooperation Agreement – DCA), che dovrebbe costituire la base giuridica per investimenti americani in infrastrutture militari della Slovacchia, è visto dall’opposizione come un trattato svantaggioso, che viola la sovranità della Slovacchia e consentirà la creazione di basi americane in Slovacchia.
Secondo il leader di Smer Robert Fico il primo ministro vuole consegnare alle forze armate degli Stati Uniti per almeno dieci anni i due aeroporti strategici di Sliač e Kuchyňa, dove gli Usa potranno fare quello che vogliono. Insomma, i critici affermano che si vuole svendere la Slovacchia a prezzo di liquidazione: 100 milioni di dollari, questo il valore degli investimenti per l’ammodernamento delle infrastrutture di due basi aeree e per la «presenza permanente di soldati, dipendenti civili, appaltatori e familiari», secondo Fico.
Tuttavia, lo stesso partito Smer era al governo (a guida Peter Pellegrini) quando iniziò nel 2018 la discussione dell’accordo con gli Usa. Allora fu il partito SNS che gestiva il ministero della Difesa a cercare in tutti i modi di affossare l’intesa per il timore di perdere la sovranità nazionale e permettere lo stanziamento di truppe statunitensi sul territorio slovacco. Una questione che aveva portato a uno scontro con il ministro degli Esteri Miroslav Lajčák, nominato da Smer e grande fautore della conclusione del trattato.
L’accordo consentirebbe alle forze armate statunitensi di utilizzare per dieci anni (rinnovabili) gli aeroporti militari di Malacky-Kuchyňa e di Sliač, o altre strutture concordati senza pagare un affitto. Il trattato può essere disdetto con un anno di preavviso, e consente il prelievo di fondi americani a favore delle Forze armate della Repubblica Slovacca. Le infrastrutture costruite utilizzando i finanziamenti statunitensi saranno comunque di proprietà della Slovacchia, e potranno solo essere utilizzate dagli americani.
Il documento è stato sottoposto dal ministro della Difesa Jaroslav Naď (OĽaNO) a revisione interdipartimentale a dicembre 2021, ed ha il pieno sostegno del ministro degli Affari esteri Ivan Korčok (candidato SaS). A rinfocolare le polemiche l’annuncio del Procuratore generale Maroš Žilinka che il suo ufficio ha presentato 35 “obiezioni fondamentali” all’intesa, bocciandola nel suo insieme. Secondo Žilinka, il governo o il capo dello Stato dovrebbero sottoporre il progetto di accordo bilaterale a un esame della Corte costituzionale. La stessa richiesta è stata inviata oggi alla presidente Čaputová da un gruppo di ex politici e avvocati. Tra le questioni in dubbio di costituzionaità il fatto che nei primi dieci anni il trattato non potrebbe essere disdetto. Nel contempo, l’Autorità slovacca per l’energia nucleare chiede che nel documento venga anche specificato come comportarsi con materiali o armamenti nucleari o radioattivi, il cui uso o importazione è espressamente regolamentato negli accordi internazionali in vigore.
Il primo ministro Heger (OĽaNO) è pubblicamente a favore del documento, ma teme che alcuni dei partiti della coalizione potrebbero tirarsi indietro. In teoria, il documento dovrebbe essere approvato dal consiglio dei ministri ed essere presentato per il voto finale in Parlamento la prossima settimana.
Dal canto suo, gli Usa per bocca del proprio ambasciatore Bridget Brink hanno negato che l’accordo autorizzi la presenza permanente di truppe americane in Slovacchia, che non può essere consentita senza una specifica approvazione del governo. Il documento di cui si parla ora è soltanto un “accordo quadro” che non stabilisce in alcun modo un diritto automatico alla presenza sul territorio di truppe straniere, né di costruire basi militari di entità straniere, ma ogni arrivo e soggiorno di soldati di altri paesi in Slovacchia dovrà essere approvato dal governo o dal Parlamento, come già accade ora per le truppe che partecipano alle manovre di addestramento Nato. L’unica cosa che prevede l’accordo è l’uso di strutture militari e di carburante, munizioni per l’addestramento o alloggi che non dovrebbe più essere specificamente approvato di volta in volta. Peraltro, nel documento si prevede anche l’eventuale perseguimento da parte delle autorità giudiziarie slovacche di soldati americani che commettano un crimine sul suolo slovacco.
Robert Fico insiste a dire che il trattato avrà la precedenza sulle leggi nazionali e annuncia l’iniziativa di una seduta parlamentare straordinaria sulla questione e cercherà di giungere all’approvazione di una risoluzione parlamentare per indire un referendum popolare, perché sulla presenza dell’esercito americano sul territorio della Repubblica Slovacca dovrebbero decidere i cittadini slovacchi. Il partito non parlamentare Hlas-SD di Peter Pellegrini, che da tempo gode del maggior favore popolare, non vede ragione per un referendum. Pellegrini dice che la questione è di competenza dei politici e degli organi costituzionali, e allo stesso tempo afferma che i suoi parlamentari non sosterranno il DCA nella forma attuale.
Heger lamenta che chi lo critica non abbia letto il trattato o cerchi di manipolarne il contenuto: si tratta di un accordo quadro assolutamente standard, che non implica in alcun modo una perdita di sovranità del paese e che è stato concluso dagli Stati Uniti con tutti gli stati al confine orientale della NATO. Il ministro Naď ricorda che l’accordo è stato firmato finora da 23 dei 29 stati Stati membri della NATO, tra cui anche Ungheria e Polonia, e aiuterà a migliorare enormemente la sicurezza della Slovacchia. Naď ha sfidato sui social chiunque a trovare nel DCA una violazione della sovranità slovacca, mettendo sul piatto le sue dimissioni e la promessa di non candidarsi mai più a cariche pubbliche. Il ministro degli Esteri Korčok afferma che la Slovacchia è ormai l’ultimo dei paesi della cosiddetta “ala orientale” della NATO a non avere ancora un tale accordo.
(La Redazione)
Foto CC0
Un MiG-29 slovacco in decollo a Sliač

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