Altissima tensione tra Washington e Mosca sull’Ucraina, al punto da temere l’invasione russa del paese. Di Elisa Maria Brusca.

Secondo fonti dell’intelligence statunitense, la Russia starebbe preparando un’offensiva su più fronti condotta da circa 175.000 soldati schierati in 100 battaglioni. L’intelligence ucraina prevede che il potenziale attacco potrebbe essere lanciato alla fine di gennaio. Nonostante le stime correnti ucraine differiscano da quelle statunitensi – dei 94.000 soldati al confine ne sarebbero confermati solamente 70.000 – il buildup dei soldati sembrerebbe rinsaldare l’opinione del Segretario di Stato Blinken che interpreta la postura russa come significativamente aggressiva. In parallelo, la Russia avrebbe intrapreso una campagna di denigrazione a discapito dei leader ucraini perché installati al potere dell’Occidente per minare gli interessi del Paese.
Anche in quest’occasione, la Russia non ha perso tempo a chiarire che si tratterebbe di un’altra esercitazione militare. Tuttavia, nonostante le rassicurazioni del Cremlino, la Casa Bianca ha precisato che, in caso di invasione, vi sarebbero delle conseguenze. Si tratterebbe, con buona probabilità, di ulteriori sanzioni di carattere economico che si aggiungerebbero a quelle già in vigore. Il tentativo del presidente democratico di aumentare i costi al fine di deterrere il suo omologo, così come confermato dallo stesso Biden, è incontrato dalle smentite di Putin, secondo cui la Russia non starebbe minacciando nessuno. Le analisi militari condotte rivelano che la Russia potrebbe forzare i militari ucraini a combattere su più fronti, non nel tentativo di acquisire il controllo di porzioni di territorio ma al fine di ottenere la resa da parte di Kiev e le concessioni securitarie di cui Putin è alla ricerca.
Soldati ai confini dell’Ucraina e della NATO
Il movimento delle truppe preme sui confini dell’Ucraina ma funge anche da fattore di pressione su Washington e gli alleati occidentali affinché il percorso della NATO non si intrecci con l’Ucraina, sia in termini di adesione al Patto Atlantico che di attività nei pressi del Paese. Secondo le dichiarazioni del Segretario di Stato statunitense, gli Stati Uniti non sanno con precisione se Putin abbia preso la decisione di invadere l’Ucraina, ma sono sicuri che questo stia implementando le capacità di condurre un’operazione nel breve periodo, qualora decidesse di dare seguito ai timori occidentali. In tal senso, gli Stati Uniti e gli alleati devono essere pronti a qualunque sviluppo.
Ciò nonostante, non tutti i membri NATO condividono l’ipotesi di un’aggressione imminente. Secondo un’analisi della Commissione Europea, la Russia non avrebbe le capacità logistiche di sostenere un’invasione su larga scala. Tuttavia, rimane aperta l’ipotesi che la Russia possa strumentalizzare qualunque provocazione proveniente da Kiev per iniziare nuovamente un conflitto simile a quello ai danni della Georgia nel 2008. Consapevole di ciò, Blinken ha più volte ribadito che l’Ucraina non deve fornire alcun pretesto che giustificherebbe l’attacco di Mosca, mentre l’omologo russo ha accusato Kiev di aver inviato 125.000 soldati nei pressi del confine condiviso.
Blinken e Lavrov a Stoccolma
Per approfondire le rispettive posizioni sui recenti sviluppi della crisi ucraina, Blinken ha incontrato il suo omologo a margine di un incontro ministeriale dell’OSCE a Stoccolma. Entrambi si sono trovati d’accordo sulla validità dei principi dell’atto finale di Helsinki, firmato nel 1975, che sancisce l’inviolabilità delle frontiere dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. È l’interpretazione di tali principi che differisce, ha precisato Lavrov. L’unica via per mediare l’ennesimo atto della crisi sarebbe bilanciare gli interessi nazionali, implementando i principi concordati nell’ultimo meeting tenutosi tra Biden e Putin a Ginevra lo scorso giugno. Ciò implica che, nonostante tutte le differenze – profonde –, Russia e Stati Uniti dovrebbero adottare posture responsabili, consapevoli dei rispettivi ruoli giocati per la sicurezza e la stabilità globale. Per rafforzare la validità di quanto affermato i due Paesi avevano inaugurato il dialogo strategico per la stabilità, il cui terzo meeting è previsto nei primi mesi del 2022.
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Foto OSCE/Evgeniy Maloletka cc-by-nc-nd
Zona minata in provincia di Lugansk, Donbass, settembre 2016

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