
La terza unità della centrale nucleare di Mochovce praticamente completata non riceverà così presto il permesso definitivo per iniziare a produrre energia. L’Autorità slovacca per la regolamentazione nucleare (ÚJD) che sta esaminando la questione non riuscirà ad emettere una decisione entro quest’anno, come inizialmente previsto. Della cosa ha discusso ieri anche il governo nella sua riunione settimanale.
La terza unità della centrale sarebbe dovuta essere messa in funzione entro l’anno, dopo innumerevoli ritardi. Senza l’autorizzazione di ÚJD il gestore dell’impianto, la società a partecipazione statale Slovenské elektrárne non può inserire il carburante nucleare nel reattore. ÚJD ha anche ricevuto il ricorso della associazione austriaca Global 2000 alla decisione di prima istanza, ma dovrebbe ora respingerla e confermare in seconda istanza il giudizio già espresso. Gli austriaci, sia il governo che le associazioni ambientaliste, sono fortemente contrarie al raddoppio della centrale, che si trova a un centinaio di chilometri dal confine con l’Austria, e 150 da Vienna. Nel 2019 scoppiò un caso con frizioni tra l’esecutivo di Kurz e il governo di Pellegrini, suscitando la reazione stizzita di quest’ultimo. Anche di recente i due governi hanno trovato intesa in molti campi, ma l’energia nucleare rimane un punto di scontro.
I lavori per il raddoppio della centrale, cioè per due unità nucleari aggiuntive, erano partiti nel novembre 2008, dopo l’acquisto della quota di maggioranza (66%) della società da parte del gruppo italiano Enel. La prima delle due unità avrebbe dovuto essere accesa nel 2012, e la seconda nel 2013. La necessità di un aumento della sicurezza dei nuovi impianti nucleari dopo l’incidente alla centrale giapponese di Fukushima e diversi altri problemi che hanno afflitto il progetto di Mochovce hanno portato a diversi aumenti di budget, ormai raddoppiato a 6,2 miliardi di euro, e continui rinvii delle date previste per il completamento. Nel frattempo, Enel ha cambiato le sue priorità a livello internazionale decidendo di vendere la sua partecipazione ai cechi di EPH, che stanno gestendo in prima persona l’azieda anche se a seguito degli accordi è passato materialmente di mano solo la metà del pacchetto azionario di Enel, che è ancora proprietaria del 33% che potrà vendere dopo la messa in funzione dei due nuovi blocchi.
Attualmente presso il sito di Mochovce sono in funzione i due reattori più vecchi, che dal 2008 hanno aumentato la potenza nominale a 872 megawatt totali. Con la messa in funzione dell’unità 3 (EMO3), che avrà una capacità installata di 471 megawatt e coprirà circa il 13% del consumo totale di elettricità in Slovacchia, il paese dovrebbe raggiungere nuovamente l’autosufficienza energetica per la prima volta dal 2007.
(Red)
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