Acque reflue e rinnovabili: avvisi di infrazione alla Slovacchia dalla Commissione UE

La Commissione europea ha inviato lettere di costituzione in mora ai governi di Slovacchia, Malta e Polonia con l’invito a conformarsi alle norme dell’UE sul trattamento delle acque reflue urbane. I tre paesi dispongono ora di due mesi per rispondere e affrontare le carenze sollevate dalla Commissione, che, in assenza di risposta soddisfacente, può decidere di emettere un parere motivato.

Ai sensi della Direttiva del Consiglio 91/271/CEE le città sono tenute a realizzare le infrastrutture necessarie per raccogliere e trattare le proprie acque reflue urbane. Le acque reflue non raccolte o non trattate possono infatti mettere a rischio la salute umana e inquinare laghi, fiumi, suolo e acque costiere e sotterranee.

In Slovacchia, 19 agglomerati non hanno una rete fognaria adeguata che garantisca che le acque reflue urbane che entrano nelle reti fognarie siano trattate in modo appropriato. Questi agglomerati avrebbero dovuto essere conformi entro il 31 dicembre 2015.

Ai sensi della stessa direttiva, gli Stati membri sono inoltre tenuti a stabilire un programma per l’attuazione della direttiva e fornire alla Commissione un aggiornamento del programma ogni due anni. La Commissione ricorda che il Green Deal dell’UE vuole guidare gli stati dell’Unione verso l’ambizione dell’inquinamento zero per un vantaggio collettivo della salute pubblica, dell’ambiente e della neutralità climatica.

Il ministero slovacco dell’Ambiente sottolinea che l’azione della Commissione europea si basa sulle informazioni fornite a Bruxelles dalle autorità slovacche, che tuttavia riportano dati del 2016. Nel frattempo la situazione potrebbe dunque anche essere stata sanata in alcune o anche in tutte le aree interessate dalla notifica.

Il ministero riporta che la condizione evidenziata dalla Commissione si riferisce a 19 su un totale di 356 agglomerati, e che le strutture miniteriali interessate procederanno a una verifica dello stato attuale del trattamento delle acque reflue nei citati agglomerati. In quegli agglomerati in cui non c’è stato alcun miglioramento sarnno avviati accodi con le società idriche e le amministrazioni locali allo scopo di fissare un calendario per gli investimenti necessari, che sarà inserito nella risposta a Bruxelles.

Nel periodo dal 2014 al 2020 il ministero slovacco ha erogato fondi europei per oltre mezzo miliardo dal Programma Operativo Qualità Ambientale per la realizzazione reti idriche e fognarie pubbliche in tutto il paese.

Con un’altra procedura, la Commissione europea invita la Slovacchia, insieme alla Bulgaria, a recepire la direttiva UE aggiornata sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili. Nella direttiva in questione si fissa un obiettivo vincolante di energia rinnovabile per l’UE per il 2030 di almeno il 32%, nonché delle modalità per consentire ai cittadini un ruolo attivo nello sviluppo delle energie rinnovabili (con strumenti come le comunità delle energie rinnovabili e l’autoconsumo di energia rinnovabile), l’obiettivo del 14% di quota di combustibili rinnovabili nei trasporti entro il 2030 e un criteri pià stringenti per garantire la sostenibilità delle bioenergie. Gli Stati membri erano tenuti a mettere in vigore le disposizioni legislative entro il giugno 2021, ma Bratislava e Sofia non hanno informato Bruxelles degli sviluppi.

(Red)

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