Bologna e Forlì hanno commemorato il grande statista slovacco ed europeo Alexander Dubček

Nei giorni scorsi hanno avuto luogo a Bologna e a Forlì due importanti eventi dedicati ai cent’anni dalla nascita di Alexander Dubček. Gli eventi sono stati organizzati dall’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna (UNIBO), l’Ambasciata della Repubblica Slovacca a Roma e dal Lettorato di Lingua e Cultura Slovacca a Forlì.

Martedì 23 novembre 2021 l’evento all’Università di Bologna ha visto la partecipazione di una serie di figure politiche di rilievo nel panorama sia italiano che slovacco. La cerimonia si è aperta con i saluti del Magnifico Rettore prof. Giovanni Molari ed è proseguita con l’intervento del Ministro degli Affari Esteri ed Europei della Repubblica Slovacca, Ivan Korčok e dell’ex premier Romano Prodi, il quale nel suo discorso ha voluto evidenziare l’importanza del lavoro di Dubček verso una maggiore cooperazione e solidarietà a livello europeo, che proprio grazie allo sforzo dello statista slovacco sta diventando oggi una realtà.

Il Ministro Korčok ha poi voluto lasciare un messaggio simbolico alla comunità degli studenti (consegnato in pergamena alla presidente del Consiglio degli studenti Anna Zanoli), nel quale sottolineava l’importanza della scuola e dello studio nella formazione di un pensiero critico.

Di seguito è intervenuto Piero Fassino, attuale presidente della Commissione Affari esteri della Camera dei deputati, il quale ha ribadito l’importanza della primavera di Praga e degli avvenimenti del ‘68. Successivamente ha preso la parola Guido Gambetta, professore emerito presso l’Università di Bologna, che assieme a Prodi aveva presenziato alla cerimonia di consegna della laurea ad honorem a Dubček 33 anni fa, conservandone ancora oggi un vivido ricordo.

La cerimonia si è infine conclusa con un intervento da parte del figlio di Alexander Dubček, Pavol Dubček, il quale ha sottolineato quanto sia difficile agire nel modo più giusto in politica, esprimendo inoltre la speranza verso un futuro più felice, dove ogni paese possa trovare la figura politica più buona e più giusta per rappresentarlo.

La cerimonia è stata accompagnata da una serie di esibizioni del soprano Eva Hornyaková con la sua incantevole voce apprezzata nei teatri d’Opera di tutta Europa e del tenore Otokar Klein, la cui grande bravura ha riscosso successo, tra gli altri, anche nei teatri di Trieste, Bologna, Napoli e alla Scala di Milano. I cantanti sono stati accompagnati al pianoforte da Anikò Patkolò e dall’impeccabile violino di Anabela Patkolò.


Studenti UNIBO a Forlì ricordano Alexander Dubček come ponte tra la Slovacchia e l’Italia

“Alexander Dubček, ponte tra la Slovacchia e l’Italia”: era questo il titolo del secondo evento, che ha avuto luogo il 24 novembre con l’intento di celebrare allo stesso tempo i 15 anni dalla fondazione del Lettorato di Lingua e Cultura Slovacca presso l’UNIBO (in questo caso con sede a Forlì). L’evento si è aperto con l’introduzione del professore Ivan Šuša (Lettorato di Lingua e Cultura Slovacca, Dipartimento di Interpretazione e Traduzione), il quale ha voluto ribadire la rilevanza di Dubček in quanto figura politica che ha creato e rappresenta ancora oggi un forte legame non solo tra l’Italia e la Slovacchia, ma anche più precisamente tra la Slovacchia e l’Università di Bologna. L’importanza di Dubček però non si limita al solo ambito politico, rappresentando anche un ponte tra diverse generazioni (quella dei giovani degli anni Sessanta, anni d’oro della Cecoslovacchia, e quella dei giovani che oggi hanno tra i 20 e i 25 anni), ponte tra Paesi ma anche tra lingue (in particolare italiano, slovacco e francese, tutte e tre presenti nell’evento). Sono seguiti i saluti e gli interventi dell’ambasciatrice slovacca a Roma Karla Wursterová e del presidente del campus di Forlì, il professor Luca Mazzara.

Dopodiché, la parola è passata ad alcuni studenti UNIBO di lingua e cultura slovacca del Dipartimento di Interpretazione e Traduzione e MIREES (“Alexander Dubček con gli occhi delle studentesse e degli studenti UNIBO”), i quali hanno presentato la lettura di una serie di articoli e di brevi estratti da alcuni volumi, tutti incentrati sulla figura di Dubček (tra i quali anche il romanzo documentario dello scrittore slovacco Jozef Banáš intitolato “Zastavte Dubčeka”, in due traduzioni realizzate da parte degli studenti del Dipartimento di Interpretazione e Traduzione a Forlì e dagli studenti di lingua e cultura italiana della Facoltà di Filosofia dell’Università Comenio di Bratislava).

A seguire, un intervento musicale da parte di uno studente UNIBO, Tommaso Morrone, che ha realizzato una versione a cappella della canzone francese dal titolo Le Jardinier de Bratislava dedicata a Dubček. L’esibizione è stata preceduta dalla lettura di una traduzione italiana effettuata dalla professoressa Marie Line Zucchiatti del Dipartimento di Interpretazione e Traduzione). Successivamente, l’intervento di Mirella Malgorzata Szpila sui fondi riguardanti Alexander Dubček e l’anno 1968, depositati nel 2005 alla Biblioteca Centrale Roberto Ruffilli di Forlì da parte del giornalista Luciano Antonetti (amico e biografo di Dubček e storico della Primavera di Praga).

A concludere l’evento, l’intervista al professore Guido Gambetta, preside della Facoltà di Scienze Politiche nel 1988 e uno tra gli ideatori del conferimento della laurea ad honorem a Dubček, in dialogo con il professore Francesco Privitera (“Alexander Dubček nei ricordi del prof. Guido Gambetta”). Le parole di Gambetta, legato a Dubček da una forte stima reciproca, sono state accompagnate da una serie di fotografie. Il racconto per immagini del professore ha portato tutti gli ospiti in un viaggio indietro nel tempo: passando attraverso le lacrime di commozione del politico cecoslovacco durante la cerimonia del conferimento della laurea, seguendo passo dopo passo il suo viaggio in Italia accompagnato, tra gli altri, dal professore stesso e raggiungendo infine il giorno del tragico incidente.

Alexander Dubček, con le sue idee di democrazia e di volto umano, come sottolineano le parole del professor Ivan Šuša, è stato non solo portavoce del socialismo, ma anche di tutta la nostra società, perché è proprio di quel volto così umano che, oggi ancor di più, abbiamo bisogno.

(Giulia Falsanisi, studentessa di Lingua e Cultura Slovacca a Forlì)

Foto BS, Fb Ivan Korčok, Lettorato Slovacco

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