La Cecoslovacchia piange la scomparsa di Meky

Ieri all’età di 69 anni appena compiuti è scomparso uno dei cantanti e cantautori più popolari e più amati della Cecoslovacchia, Miroslav (detto Meky) Žbirka. La sua carriera è iniziata verso la fine degli anni Sessanta con il gruppo pop Modus (nel 1969 Modus vinse il Secondo Beat festival a Bratislava) per proseguire con il gruppo pop Limit. Nel 1982 vince per la prima volta con Atlantída il prestigioso premio cecoslovacco “Zlatý slávik“ (L’Usignolo d’Oro) nella categoria miglior cantante, che viene considerato un traguardo enorme perché Meky era stato il secondo uomo (dopo Waldemar Matuška) a battere l’Usignolo d’Oro per eccellenza – il cantante Karel Gott. Di Meky si ricordano anche le vittorie al premio slovacco “Slávik“ (L’usignolo) negli anni 2002, 2004 e 2005.

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Il cantante, che da adolescenti chiamavamo Miro Žbirka, era Meky solo per chi lo conosceva, ma successivamente il suo soprannome si diffuse al punto da venire identificato con il solo “Meky“. Credevamo che Meky fosse un derivato di Miro o Miroslav, ma il cantante stesso durante un’intervista dette una spiegazione completamente diversa: «Il soprannome me lo diede un amico d’infazia che abitava nella stessa mia via. Quando vennero in visita in Slovacchia dei canadesi che giocavano a hockey su ghiaccio, diversi di loro si chiamavano Mac. Anch’io parlavo inglese e così diventai Meky».

Uomo di corporatura esile e dai lineamenti del viso di un gentiluomo inglese, nacque da papà slovacco e mamma inglese. Portava sempre gli occhiali con la montatura di metallo e la pettinatura poco ribelle. Viveva e lavorava a Praga, e componeva e cantava sia in slovacco che in ceco e in inglese. Decine di suoi dischi uscirono in Slovacchia, Repubblica Ceca e in Germania e ha tenuto concerti quasi in tutto il mondo. Svolgeva un importante lavoro sulla scena musicale slovacca e ceca, sia per la sua profonda conoscenza del mondo della musica che per il suo atteggiamento nei suoi confronti. Fu ispirato dai Beatles, al punto di dichiarare che «se da ragazzo non avessi sentito le loro canzoni, probabilmente non avrei mai cominciato a suonare musica. Forse sarei diventato un calciatore o qualcosa del genere». Il suo senso dell’umorismo tipicamente britannico è confermato dalla notizia sui suoi profili ufficiali di Facebook e Instagram, dove dopo la sua scomparsa è apparso questo testo: «Le notizie riguardanti la mia morte sono VERE, direbbe Meky se fosse vivo…».

Aveva ancora tanti programmi, ma causa malattia ha dovuto interrompere le turnée programmate, sperando in una ripresa veloce. Ancora dall’ospedale, dove era finito un mese fa, attaccato alla flebo scriveva ai suoi fans su Facebook: «Amici miei, mi ha beccato qualche bacillo subdolo», aggiungendo poi: «Mandatemi dell’energia, ne avrò bisogno». Come ha scritto il giornale slovacco SME, Meky era vaccinato e non aveva il Covid, ma da diversi anni combatteva per la propria salute.

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Le sue canzoni più belle? Biely kvet (Il fiore bianco), Atlantída (L’Atlantide), Čo bolí to prebolí (Il dolore passerà), Balada o poľných vtákoch (La ballata sugli uccelli di campo), Leň s ňou (Soltanto con lei). I testi dei primi due brani subirono piccole correzioni a causa della censura di regime: per esempio Biely kvet, Il fiore bianco, originariamente era Čierny kvet, Il fiore nero. Voleva essere una metafora. La canzone era pronta per essere registrata su disco ma a Meky venne in mente di iscriverla al festival della canzone pop cecoslovacca “Bratislavská lýra”. Era il 1982 e i testi delle canzoni iscritte alle gare venivano ovviamente censurati; una cosa così negativa come un fiore nero in un paese socialista, felice e radioso, non era certo accettabile! L’autore del testo Kamil Peteraj (suoi anche i testi di Atlantída e Balada o poľných vtákoch) cambiò il fiore “nero” in fiore “bianco” e così la canzone venne promossa. Non vinse la gara ma divenne subito un hit e rimase una delle canzoni più ascoltate di Meky.

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Atlantída

Personalmente trovo insuperabile la canzone Atlantída (L’Atlantide), coinvolgente e apparentemente semplice, che parla del mondo scomparso sotto le onde del mare. Anni fa sognai la sua interpretazione in italiano in versione Al Bano, mi sembrava che la sua voce fosse perfetta per questa canzone, tanto che composi anche un testo in italiano. Ma forse è meglio che Atlantída rimanga per sempre di Meky che la cantava in modo emozionante e la canterà così per sempre, per la gioia di tutti noi.

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Vedi più sotto il testo in slovacco

ATLANTIDE di Miroslav (Meky) Žbirka

(traduzione libera di M.Sebokova Vannini)

La terra dei soli antichi
Nell’ombra fredda dei segreti
Da tanto che è sparita dalle mappe
La terra dei soli antichi
Non conosci il suo lamento funebre
Il mare non rilascia più quel mondo.
Sotto la superficie per sempre dorme la pietra con le sembianze di un viso
Nell’ombra immobile delle alghe
E gli amanti in quella profondità sono lontani uno dall’altra
La mano non sfiora il capello.

Soltanto il mare attraverso i portoni del tempo
Spinge sulle rive le colonne delle onde
Il mare attraverso i portoni del tempo porta fuori le colonne delle onde.

La terra dei soli perduti, nelle finestre vagano gli occhi dei pesci
in quella profondità non c’è dove scappare
La terra dei soli perduti, nelle finestre vagano gli occhi dei pesci
Cercano la chiave per aprire la bocca
Sotto la superficie dorme pietra viso e testamento
Nell’ombra immobile delle alghe
Il tempo qui si è fermato, il fiore guarda attraverso gli occhi delle stelle
in quella profondità c’è qualcosa di noi stessi.

Soltanto il mare attraverso i portoni del tempo
Spinge sulle rive le colonne delle onde
Il mare attraverso i portoni del tempo porta fuori le colonne delle onde.

La terra dei soli antichi
Nell’ombra fredda dei segreti
Da tanto che è sparita dalle mappe
La terra dei soli antichi
Non conosci il suo lamento funebre
Il mare non rilascia più quel mondo.
Sotto la superficie per sempre dorme la pietra con le sembianze di un viso
Nell’ombra immobile delle alghe
E gli amanti in quella profondità sono lontani uno dall’altra
La mano non sfiora il capello.

Soltanto il mare attraverso i portoni del tempo
Spinge sulle rive le colonne delle onde
Il mare attraverso i portoni del tempo porta fuori le colonne delle onde
Però oramai non ci svela più
Dove abitano i morti nel suo profondo
Però oramai non ci svela più
Che cosa nascondono le città nel suo profondo
Però oramai non ci svela più
Che cosa nascondono le città nel suo profondo.

ATLANTÍDA, Miroslav (Meky) Žbirka

Zem pradávnych sĺnk
v chladnom tieni tajomstiev
na mapách jej dávno niet
Zem pradávnych sĺnk
nepoznáš jej žalospev
more nevydá viac ten svet.
Pod hladinou spí kameň s tvárou naveky
v nehybnom tieni rias
a milenci sú si v tej hĺbke ďalekí
s rukou sa míňa vlas

Len more cez brány čias
ženie na brehy stĺpy vĺn
more cez brány čias von vynáša stĺpy vĺn.

Zem stratených sĺnk v oknách blúdia oči rýb
tam hlboko niet kam ujsť
zem stratených sĺnk v oknách blúdia oči rýb
hľadajú klúč od úst
Pod hladinou spí kameň tvár a testament
v nehybnom tieni rias
čas zostal tu stáť očami hviezd sa díva kvet
v tej hĺbke je niečo z nás.

Len more cez brány čias
ženie na brehy stĺpy vĺn
more cez brány čias von vynáša stĺpy vĺn.

Zem pradávnych sĺnk
v chladnom tieni tajomstiev
na mapách jej dávno niet
Zem pradávnych sĺnk
nepoznáš jej žalospev
more nevydá viac ten svet
Pod hladinou spí kameň s tvárou naveky
v nehybnom tieni rias
a milenci sú si v tej hĺbke ďalekí
s rukou sa míňa vlas.

Len more cez brány čias
ženie na brehy stĺpy vĺn
more cez brány čias von vynáša stĺpy vĺn
Nepovie nám však viac
kde mŕtvi v ňom bývajú
nepovie nám však viac
čo mestá v ňom skrývajú
Nepovie nám však viac
čo mestá v ňom skrývajú

(Michaela Šebőková Vannini)

Foto David Sedlecký cc by sa

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