
Il sistema sanitario slovacco da tempo ha bisogno di una profonda riforma e di una iniezione importante di denaro e condizioni adatte per tenersi il personale e fare nuove assunzioni, mentre di giorno in giorno sta perdendo le proprie professionalità a causa dell’emigrazione verso paesi con salari e condizioni migliori. Una situazione che persiste da molti anni e che la pandemia di COVID-19 ha solo messo in evidenza con ancora maggiore urgenza.
Secondo l’Unione sindacale dei medici (LOZ) sono ben 2.511 i medici di tutti gli ospedali universitari e distrettuali pronti a interrompere l’attività e dare le dimissioni. Con una dichiarazione congiunta, i medici indicano la propria disponibilità al licenziamento se non migliorano le loro condizioni e il governo non affronterà in modo sistematico la situazione estremamente grave nel sistema sanitario slovacco, che si ripercuote in modo estremamente negativo sulla salute dei pazienti.
La maggioranza di medici ospedalieri non vede più alcuna ragione per accettare volontariamente gli straordinari, perché non sono i medici il problema, ma il sistema sanitario che ha abbandonato il paziente, ha affermato il presidente di LOZ Peter Visolajský, sottolineando che gli ospedali slovacchi si fermerebbero domani se non ci fosse il consenso volontario dei medici per il lavoro straordinario.
Il sindacato ricorda che a settembre ha presentato otto richieste di miglioramento delle condizioni e stabilizzazione del personale di medici e infermieri, e ha pure avuto un incontro con il ministro della Salute Vladimír Lengvarský, ma tutto questo non ha portato a una soluzione. Se il ministero e il governo credono che la soluzione a tutti i problemi sia la riforma della rete ospedaliera (che non trova al momento sufficiente sostegno politico), allora si sbagliano, dice LOZ, che denuncia come solo nell’ultimo periodo più di 1.200 infermieri e centinaia di medici hanno lasciato il lavoro nella sanità slovacca, che sta perdendo competitività nell’assunzione di nuovi medici e infermieri.
(Red)
Foto Pxhere

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