
Il governo ungherese ha abbandonato il progetto di istituire un fondo che consentisse l’acquisto di terreni agricoli nell’Europa centrale e orientale, inclusa la Slovacchia. La scorsa settimana il ministro degli Esteri slovacco Ivan Korčok ha espresso il suo dissenso con questa iniziativa durante l’incontro avvenuto a Bratislava con il suo omologo ungherese Péter Szijjártó. Korčok ha criticato il fatto che l’Ungheria non abbia informato la parte slovacca di quanto si proponeva di fare.
Mentre la stessa Ungheria ha leggi severe che complicano l’acquisto di terreni agricoli per entità straniere, Orbán aveva deciso di stanziare 280 milioni di euro dal bilancio nazionale ungherese, per un totale circa 400 milioni di euro che sarebbero confluiti in un fondo di capitale privato per aiutare l’espansione all’estero delle aziende agricole ungheresi. Insomma, i grossi agricoltori ungheresi avrebbero avuto l’opportunità di acquistare terreni fertili in Slovacchia utilizzando fondi statali ungheresi.
Una cosa che non era sfuggita al ministero degli Esteri slovacco, che ha espresso tutta la sua preoccupazione per i piani di Budapest. Ivan Korčok ha detto al suo omologo Szijjarto che la Slovacchia è determinata a fare tutto il possibile per intensificare i suoi legami con l’Ungheria, ma questi rapporti dovrebbero svolgersi correttamente tra i due governi, e a condizioni prestabilite, cosa che del resto è «nell’interesse delle nostre relazioni». Non è accettabile venire a conoscenza dei propositi ungheresi in Slovacchia, peraltro dall’aspetto piuttosto aggressivo, dai giornali piuttosto che attraverso i canali ufficiali. Korčok dice che Ungheria e Slovacchia dovrebbero fare pieno uso del Trattato del 1995 sulle relazioni di buon vicinato e sulla cooperazione amichevole. I ministri hanno anche discusso della questione della storia comune, che riguarda un millennio di sottomissione del popolo slovacco, e i ministri hanno convenuto che la storia non può essere cancellata e deve essere accettata così com’è.

Secondo il quotidiano Pravda, la Romania ha già adottato una normativa per proteggere i propri terreni coltivabili con condizioni chiare per gli acquirenti stranieri. Secondo il ministro slovacco dell’Agricoltura, anche Bratislava adotterà alcune misure. Il ministero degli Affari esteri ed europei ha già avviato una procedura di revisione legislativa, in collaborazione con i ministeri competenti. L’Ufficio di Geodesia, Cartografia e Catasto nei prossimi giorni darà istruzione a tutti gli uffici catastali per informare le competenti autorità statali delle proprietà di eventuali Stati esteri di immobili in Slovacchia. Korčok aveva in particolare sollevato la questione dell’acquisto di edifici a Košice e di terreni agricoli da parte del governo ungherese.
Ora l’Ungheria avrebbe deciso di abrogare la risoluzione sull’acquisto di terreni nei paesi vicini. Secondo quanto riferito dal ministero degli Esteri, il primo ministro ungherese Viktor Orbán ha inviato una lettera al primo ministro slovacco Eduard Heger. Korčok ha accolto con favore questo passo affermando che chiarisce le relazioni tra i paesi. L’opposizione slovacca aveva annunciato la convocazione di una sessione parlamentare straordinaria sulla questione, mentre il ministero dell’Agricoltura sta valutando la modifica della legge sull’acquisto di proprietà da parte di soggetti stranieri.
Il primo ministro Eduard Heger, che ieri ha partecipato a un vertice del Gruppo Visegrad, si è detto lieto che il governo ungherese abbia fatto un passo indietro, perché «è importante costruire relazioni reciproche ed eque, che sono importanti anche per noi». Heger ha dichiarato di voler continuare nella cooperazione reciproca, e afferma lo stesso interesse ha espresso anche il primo ministro ungherese Viktor Orbán. In un incontro con Orbán lunedì, Heger aveva “molto apertamente” comunicato le riserve slovacche sull’imminente approvazione di una legge per l’acquisto di terre agricole nei paesi circostanti, e ieri prima del vertice Orbán lo aveva informato del cambio di decisione, anche in seguito alla discussione avvenuta tra i due.
Il capo del Parlamento Boris Kollár ha ringraziato il ministro Korčok, che si è «reso conto della gravità della situazione», ma anche «il ministro degli Affari esteri dell’Ungheria Péter Szijjártó e in particolare il primo ministro ungherese Viktor Orbán, per aver ritirato questa risoluzione».
(La Redazione)
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