Sanitari ed esperti anche in Slovacchia oggetto di minacce e attacchi

Il comitato centrale di crisi nella riunione della scorsa settimana ha preso atto che negli ultimi tempi sono considerevolmente aumentate le minacce agli esperti, minacciati davanti alle loro case e nei telegiornali, e lo stesso avviene nei confronti di medici e personale sanitario, anche da parte di pazienti ricoverati che rifiutano il vaccino. Medici, epidemiologi e scienziati ricevono centinaia di messaggi ed email in cui sono accusati di genocidio, e che pagheranno per questo. Alcuni degli esperti più noti si sono trovati manifestanti arrabbiati sotto casa.

Nelle ultime settimane anche le squadre mobili di vaccinazione, che stanno viaggiando nel paese per somministrare il vaccino anti-Covid anche a quelle persone che finora avevano esitato, sono state bersaglio degli antivax, che hanno impedito loro di svolgere il proprio lavoro ad esempio nella città di Martin e nella zona di Orava.  Una conferenza di medici a Čadca, nella regione di Žilina, è stata disturbata da un gruppo di manifestanti no-vax, più che altro militanti del partito estremista ĽSNS, che hanno tentato di entrare nel luogo del convegno gridando insulti ai medici.

Il presidente della polizia Štefan Hamran ha affermato che saranno rafforzati i controlli nelle aree in cui ci sono squadre mobili, e ha detto che la polizia si occuperà delle minacce. Nel successivo consiglio dei ministri, il govenro ha deciso che le squadre mobili di vaccinazione sarebbero state assistite da agenti di polizia. A questo riguardo, il ministro dell’Interno Roman Mikulec ha chiesto aiuto anche alle forze armate, e ha dato ordine di verificare se è possibile inserire nell’emendamento al codice penale in corso di dibattito anche una semplificazione della procedura giudiziaria per i reati non penali. I ministri hanno poi sostenuto un approccio comune per combattere le bufale che viaggiano più spesso online. La protezione della sicurezza dovrebbe anche essere estesa ai familiari delle persone minacciate.

Da tempo i sanitari si trovano a dovere affrontare attacchi verbali, minacce, imprecazioni, ma anche attacchi fisici, soprattutto nei ricoveri ospedalieri d’urgenza, dice un parere dell’Istituto per la ricerca sul rischio socioeconomico. Sarebbe bene che i politici introducano nel diritto penale lo status di “persona protetta” per tutti gli operatori sanitari, come già succede per categorie come i parlamentari o i testimoni in un procedimento giudiziario, in modo da prevedere maggiori sanzioni per chi commette reati nei loro confronti.

Con una nota i vescovi slovacchi in plenaria hanno dichiarato oggi che gli attacchi e le minacce contro medici ed esperti coinvolti nella lotta alla pandemia di Covid sono assolutamente inaccettabili. A questo proposito, «i vescovi esprimono vicinanza e sostegno a medici ed esperti che sono stati bersaglio di attacchi» e invitano i credenti a non permettere alcuna manifestazione di ostilità nei loro confronti. «Qualcosa del genere non corrisponde in alcun modo allo spirito del Vangelo di Cristo o allo spirito di convivenza nella società civile», si legge nella nota della Conferenza episcopale slovacca.

Dopo un incontro questa mattina con il ministro della Salute Vladimír Lengvarský, anche il procuratore generale Maroš Žilinka ha detto che gli attacchi agli operatori sanitari vanno condannati socialmente. Ma ha anche spiegato che già dal 2017 gli operatori sanitari «godono dello status di persone tutelate nello svolgimento dell’assistenza sanitaria a tutela della vita e della salute dei cittadini». E quindi, se sono oggetto di aggressione, sia verbale che fisica, i colpevoli rischiano una pena più alta, ha detto Žilinka.

(La Redazione)

Foto Sergio Santos cc by

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