
Gentili lettori di BuongiornoSlovacchia,
ancora una volta la parola košeľa, la camicia, rimane protagonista del nostro articolo. Stavolta non prendiamo di mira solo i detti e i modi di dire, ma guarderemo „la camicia“ dal dritto e dal rovescio, in slovacco e in italiano, in alcune combinazioni insolite e sorprendenti.
Bližšia košeľa ako kabát
Immaginiamoci di voler uscire, uno di questi giorni, per fare una bella passeggiata, per cogliere ancora qualche raggio di sole sul viso, o per sentire l’odore della natura autunnale, di terra umida, qualche foglia caduta e mele mature, e se siete tra quelli più fortunati anche un profumino di bosco che sa di funghi. Le giornate si sono fatte più fresche, e dai! mettiamoci una camicia e un cappotto leggero. Che cosa abbiamo più addosso, più vicino al nostro corpo, al nostro cuore: la camicia o il cappotto? Domanda con la risposta ovvia, da asilo nido: è la camicia!
Ciò che è ovvio a volte diventa un proverbio: così bližšia košeľa ako kabát, letteralmente “la camicia (è) più vicina del cappotto“, esprime che si ha più interesse a ciò che ci è vicino e ci tocca di più, e in quel modo si dà preferenza ai propri interessi – che possono essere anche egoistici o immorali. È vero che è molto umano mettere al primo posto, o più vicino (come la camicia), ciò che è „mio“, mentre ciò che non è per noi così importante lo allontaniamo (come il cappotto), ovvero lo mettiamo al secondo posto.
A chi di noi non è mai capitato di comportarsi così? Certamente esistono delle persone che riescono a mettere davvero al primo posto gli interessi degli altri. Ma ne conoscete tante? O anche secondo voi gli altruisti sono difficili da trovare?

Da non confondersi con l’italianissimo (e qui appositamente modificato) „sono come il didietro e la camicia“, oppure „sono pappa e ciccia“: il significato è completamente diverso. Ho cercato di trovare in slovacco un corrispondente a queste due espressioni italiane, ma senza grande successo. Dôverný priateľ oppure intímny priateľ in effetti sono semplicemente „amico di fiducia“ o „amico intimo“. Troviamo un’espressione che sì esprime amicizia e forte legame, ma in un ambito molto ristretto: quello delle bevute. Kamarát z mokrej štvrte, ovvero „amico dal quartiere bagnato“, è il compagno di bevute, l’amico più fidato.

Un’espressione dove la parola “camicia” viene usata in modo un pochino diverso nelle due lingue è “camicia di forza”. In slovacco il corrispondente è zvieracia kazajka, “la casacca stringente”. Mi soffermo sull’aggettivo zvieracia per spiegarvi un gioco di parole. Per gli adulti è un aggettivo creato dal verbo zvierať, o zovrieť nella sua forma perfettiva, cioè „stringere in una morsa“. Invece nella mente di un bambino la parola zvierací ha un solo significato possibile – quello di “animalesco, di/da animale” (dal nome zviera, animale). Così io da bambina immaginavo questo oggetto astratto, zvieracia kazajka, come un giacchetto che si faceva indossare agli animali. In caso di pioggia torrenziale a volte anche un cervo potrebbe gradire una casacca impermeabile, o in una tormenta un bel giacchetto foderato, chi lo sa?

A questo punto mi sembra doveroso soffermarmi sui modi di dire legati alle camicie di vari colori. Se l‘espressione „camicie nere“ in italiano automaticamente indica gli aderenti al movimento fascista (vale anche in slovacco per čierne košele ma penso che questa nozione – insieme alla „camicie rosse“, červené košele dei volontari garibaldini non sia di conoscenza generale in Slovacchia), così hnedé košela, „camicie brune“, indicava gli appartenenti al partito nazionalsocialista tedesco. Nella storia italiana c’era anche un periodo di „camicie azzurre“ dei nazionalisti italiani organizzati dopo la Grande Guerra in formazioni paramilitari, confluiti poi nel partito fascista.
Io personalmente ho vissuto solo la storia più recente e devo ammettere che una camicia di una precisa tonalità di azzurro, modrá košeľa, mi evoca tutt’oggi la vita sotto il regime socialista, e l’appartenenza all’organizzazione dei Pionieri (pionierska košeľa) o degli Unionisti (zväzácka košeľa).
Žihľavová košeľa
Chi non è proprio un seguace di vita ecologica, forse non avrà nemmeno idea che l’ortica, oltre ad essere ottima nelle frittate e nei decotti, ha un gambo dal quale è possibile ricavare delle fibre lunghe e resistenti, filarle e poi tesserle in un tessuto dalle qualità particolarmente interessanti. La tradizione dei tessuti fatti di ortica risale all’Età del Bronzo, venne usata nell’antica Roma, nel Medioevo, poi venne rispolverata nel primo dopoguerra e abbandonata con la diffusione del cotone. La fibra di ortica è morbida, uniforme, lucente come la seta, resistente e traspirante come il lino, elastica, resiste alla torsione. Ha delle proprietà antistatiche e una caratteristica particolare: a seconda di come la si torce, può assumere caratteristiche simili a quelle del cotone o della lana, perciò permette di realizzare dei tessuti freschi o caldi.

Oggi c’è un ritorno al naturale, all’ecologico, e sotto questa insegna diversi produttori hanno iniziato a trattare questo materiale. Non solo perché è una fibra vegetale, ma anche perché la coltivazione di ortica selvatica non richiede particolari attenzioni, la pianta è resistente ai patogeni e si protegge con le parti urticanti, dunque non è necessario ricorrere all’utilizzo dei diserbanti e antiparassitari. I tessuti diffusi oggi sono maggiormente di ramia, fatti dall’ortica coltivata in sud-est asiatico, che non ha niente a che fare con la “nostra” ortica selvatica.

Perché mai vi parlo di tessuto di ortica? Lo faccio per un motivo ben preciso che ora vi spiego, ma pure con un po’ di amarezza: un altro sogno fanciullesco che se ne va, spento da un momento all’altro, come quando si smette a credere nell’esistenza di Babbo Natale. Perché io, prima di scrivere per voi questo articolo, ero convinta che žihľavová košeľa, “la camicia di ortica” esistesse solo nelle fiabe! E poi, grazie a un bel giro di approfondimento sull’internet, mi si è aperta la strada verso una galassia sconosciuta… tutta verde ortica!
E così, per l’ultimo tema relativo alle camicie, apro per voi un intero mondo fiabesco di „camicia di ortica“, žihľavová košeľa.
In generale, le fiabe che trattano questo argomento sono di due tipi: nel primo la camicia di ortica viene fatta indossare a singoli protagonisti, e questa punge solo quelli cattivi. La versione di fiaba più diffusa invece parla di incantesimi, di numerosi fratelli diventati cigni (H.CH. Anderssen) o corvi (Fratelli Grimm, Božena Němcová o Pavol Dobšinský nella sua raccolta di fiabe popolari slovacche) e di una loro sorella che per togliere l’incantesimo deve raccogliere l’ortica con le proprie mani, ricavarne delle fibre, filare, tessere e cucire le camice di ortica per i propri fratelli. Mentre svolge questo immane lavoro (i fratelli a seconda della fonte sono tre, sei, sette o dodici, perciò badate bene, chili e chili di ortica, metri e metri di tessuto!), la protagonista deve rimanere muta, e ovviamente ci sono tante persone cattive che le vogliono male, e i principi che si innamorano di lei, e gli intrighi del palazzo… senza mai perdere di vista l’impegno preso: quello di finire le camicie per salvare i propri fratelli e riportarli in loro forma umana.
Così, „creatore di camicia di ortica“ per me potrebbe diventare un modo per descrivere le persone che non mollano mai, superano una dopo l’altra tutte le difficoltà per andare dietro al loro obiettivo che è quello di aiutare gli altri, portando sacrifici personali.
Nel 2015 sotto la regia della regista ceca Alice Nellis e in coproduzione Rep.Ceca/Slovacchia è nato un bellissimo film fiabesco per tutta la famiglia, Sedem zhavranelých bratov, “Sette fratelli diventati corvi“. Ve ne consiglio vivamente la visione. Non solo perché è veramente fatto bene (e potrete approfondire la questione delle camicie di ortica!), ma anche perché il film è stato tutto girato in Slovacchia e Repubblica Ceca. Vedrete delle bellissime e inaspettate riprese della natura e anche paesini slovacchi come Terchová e Zuberec.
Buona visione e a presto!
(Michaela Šebőková Vannini – vedi il suo blog)
Foto CC0 Andrea Piacquadio,
Pikist+BS, Mareefe, klimkin

Rispondi