Čaputová in Parlamento: livello del linguaggio politico ai minimi storici

La presidente della Repubblica Zuzana Čaputová ha presentato oggi in Parlamento la sua relazione sulla situazione all’interno del Paese. Presenti per ascoltarla oltre ai parlamentari anche il primo ministro Eduard Heger (OĽaNO) e i ministri del suo governo praticamente al completo. Era la seconda volta che interveniva in aula da quando è entrata in carica, la prima volta nel giugno 2020.

Nel suo Rapporto sullo Stato della Repubblica la presidente ha descritto l’anno passato come un anno di traumi. La gestione della pandemia e lo stile della comunicazione del governo non sono stati  usati come strumenti per affrontare i problemi, ma al contrario ne diventati parte del problema, ha detto.

Secondo Čaputová la Slovacchia ha riscontrato carenze in diversi settori, che hanno messo in luce ad esempio un sovraccarico estremo del sistema sanitario. La presidente ha messo in guardia il Parlamento sulle preoccupazioni, piuttosto fondate, che quanto vissuto in questo periodo possa portare a un ulteriore esodo degli operatori sanitari, ma anche sulla situazione nelle case di riposo.

Il capo dello Stato non ha lesinato critiche per il livello del discorso politico nel paese, che a suo parere è sceso ai minimi storici, sia da parte dei politici della coalizione di governo che di quelli all’opposizione. L’uso indiscriminato di menzogne, volgarità, attacchi personali senza freno hanno un forte impatto negativo sull’opinione pubblica, ma il paese ha bisogno al contrario di stabilità e cooperazione, soprattutto in vista delle sfide che la Slovacchia dovrà affrontare nel prossimo futuro, ha detto, ricordando ai legislatori le loro responsabilità nei confronti dei cittadini e della nazione.

La presidente ha anche affermato che paura e rabbia sono le due emozioni più forti con cui gran parte della società risponde a una crisi pandemica, e soprattutto se si parla di vaccinazioni, un tema estremamente divisivo per la società.

Parlando di un altro tema caldissimo, quello della giustizia, Zuzana Čaputová ha voluto esprimere apprezzamento per diverse novità di tipo sistemico, come la creazione della Corte suprema amministrativa che sarà chiamata ad affrontare anche la responsabilità disciplinare di giudici e pubblici ministeri, ma anche la riforma della composizione del Consiglio giudiziario, la revisione dei rapporti patrimoniali dei giudici e la revisione della competenza giudiziaria.

Ma se si parla di giustizia viene subito alla mente l’associazione con le indagini sui grandi casi di corruzione che dominano le notizie nell’ultimo anno e mezzo. «Credo che saremo tutti d’accordo sul fatto che, affinché una società funzioni senza intoppi, è necessario che non ci siano persone nel servizio pubblico che […] abusino del loro potere a proprio vantaggio. Ritengo inoltre che siamo d’accordo sul fatto che qualsiasi processo di guarigione della società, compresa la lotta alla corruzione, debba essere svolto in modo lecito», ha afferamato. Ma la fiducia con la quale guarderemmo all’operazione di pulizia e alle indagini in corso in circostanze normali, oggi viene meno mentre «assistiamo allo scontro tra due parti nelle forze di sicurezza», «che si prendono di mira l’un l’altra con tutte le armi che hanno a disposizione. Vediamo opacità, asstruse interpretazioni della realtà, emozioni che prevalgono e un abuso dell’argomento».

Entrando nello specifico, la presidente ha detto che «Più di venti persone si sono dichiarate colpevoli e testimoniano di un mondo parallelo in cui pensavano di essere impuniti. Raccontano di schemi che hanno creato e per i quali finora nessuno si è assunto la responsabilità. Non si tratta quindi solo della libertà personale delle persone indagate, ma anche del recupero e del carattere futuro del nostro Stato». Noi politici, ha sottolineato Čaputová, «non abbiamo e non dovremmo avere alcuna opportunità di intervenire nelle indagini in corso. Dobbiamo rispettare la divisione dei poteri, e quindi le forze dell’ordine che agiscono. Anche in qualità di Presidente della Repubblica, non ho, e giustamente, alcuna informazione sulle inchieste, oltre a quelle che sono a disposizione dei media». Per questa ragione, «non sono qui a giudicare al posto dei tribunali», ma anzi «voglio confidare nella magistratura, che, anche se vengono commessi errori nelle indagini, sarà in grado di valutare le prove e anche la legittimità nell’ottenerle». Dobbiamo rispettare la divisione del potere «anche nelle nostre dichiarazioni, che possono minare i residui di fiducia dell’opinione pubblica nello Stato e nelle sue istituzioni».

(La Redazione)

Foto NR SR

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