Governo: coalizione in fibrillazione, Sme Rodina si smarca

La recente scissione della quarta componente della coalizione di maggioranza ha provocato l’ultimo scossone nel governo slovacco, già molto provato nelle settimane scorse dalla volontà di alcuni partiti di maggioranza di limitare l’uso del paragrafo 363 del codice penale da parte della Procura generale

Il partito Za ľudí, nato nel 2016 per iniziativa dell’ex presidente Kiska che ha poi abbandonato la sua creatura a se stessa nella primavera del 2020 subito dopo le elezioni (ufficialmente per ragioni di salute ma presumibilmente anche per altre ragioni), ha perso il grosso dei suoi parlamentari rimanendo con soli quattro deputati e perdendo così il diritto ad avere un proprio gruppo parlamentare. I ribelli sono stati accolti a braccia aperte dai liberali (SaS) del vicepremier Richard Sulík, che con i nuovi arrivati hanno ora 19 seggi e sono diventati il secondo partito della coalizione.

Il movimento Sme Rodina si è così trovato improvvisamente a un potenziale ridimensionamento all’interno della maggioranza, e il suo leader Boris Kollár aveva subito sostenuto che l’uscita di diversi deputati da Za ľudí rendeva necessario rimettere mano all’accordo di coalizione e rivedere la ridistribuzione delle posizioni nel governo. Lo stesso Kollár teme che Sulík possa chiedere la presidenza del Parlamento, quale secondo membro della coalizione, una posizione finora occupata da Sme Rodina, e proprio ieri ha annunciato che presto il suo gruppo parlamentare crescerà dagli attuali 17 a 22 membri. Non ha detto però da dove arriverebbero quei cinque deputati in più, se dagli indipendenti, che sono fuoriusciti dai partiti con i quali sono stati eletti nel febbraio 2020, o da altre formazioni presenti in Parlamento. Per il momento i liberali non hanno fatto rivendicazioni, salvo chiedere che la ministra della Giustizia Koliková (la leader dei dimissionari) rimanga al suo posto, e dunque in quota SaS, e al tempo stesso vogliono mantenere tutti i propri ministeri (Economia, Esteri, Istruzione). Il capo del partito OĽaNO ed ex premier Igor Matovič intende invece o rispettare l’attuale accordo di coalizione, che ha assegnato il ministero della Giustizia al partito Za ľudí, o rivedere il suddetto accordo ma mantenendo la suddivisione delle poltrone rigorosamente in base al risultato elettorale delle varie forze della maggioranza, in cui OĽaNO prese il 25% e la maggioranza dei ministeri.

Tutto questo avviene mentre sulla giustizia, l’uso della custodia preventiva e l’attuale “guerra” in corso tra forze di polizia è in corso una discussione tesa tra le forze politiche che vede contrapposti il “partito guida” dell’anticorruzione OĽaNO e il movimento Sme Rodina.

Il leader della coalizione Igor Matovič (OĽaNO) ha detto ieri che se fosse confermato che i servizi segreti vengono usati per fomentare un conflitto nelle forze di polizia bisognerebbe subito toglierne il controllo dalle mani di Sme Rodina. Una mossa che, unita alle accuse al partito di “non volere” andare fino in fondo al “processo di pulizia” della “mafia” collegata ai precedenti governi, e al suo mancato sostegno alla limitazione dei poteri della Procura generale di cui al paragrafo 363, potrebbe spingere Kollár a uscire dalla coalizione e a mettere a rischio il governo.

Matovič non nasconde la sua irritazione per la posizione incerta di Kollár e dice che farà di tutto per tenerlo al governo, ma ha anche detto che se il partito non condivide la forte impronta anticorruzione di questo esecutivo dovrebbe conseguentemente uscire dalla coalizione.

Il processo di pulizia in corso vuone «proteggere le persone coraggiose nella polizia, nei pubblici ministeri e nella magistratura nella lotta contro la mafia», e se Sme Rodina «vuole ancora permettere alla mafia di poter tirar fuori all’ultimo momento un misterioso paragrafo chiave per rilasciare qualsiasi criminale» è chiaro che le nostre strade si dividono qui, ha detto ieri Matovič intervenendo al programma V polítike del canale tv TA3. Kollár ha risposto indirettamente in un altro programma televisivo (O 5 minút 12 di RTVS) dicendo «Non sono contrario alla pulizia, dico solo che tutti coloro contro cui abbiamo prove rilevanti dovrebbero avere un processo equo»

Il primo ministro Heger (OĽaNO) ammette che il governo può andare avanti anche senza i deputati di Boris Kollár con il sostegno di parlamentari indipendenti, ma diche che è importante che si garantisca stabilità all’esecutivo.

Dal canto suo, Sulík ha confermato che i suoi 19 deputati avrebbero continuato a sostenere il premier Heger e il suo governo. Per arrivare a fine mandato dovrà però affidarsi al voto di almeno quattro deputati indipendenti. Magari gli stessi quattro rimasti nel partito Za ľudí.

(La Redazione)

Foto NRSR
I leader della coalizione
di governo nell’aprile 2020

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