
Quasi la metà dei pedaggi stradali riscossi in Slovacchia proviene da mezzi pesanti stranieri. In settembre tale quota corrispondeva al 47,6% dei 19,68 milioni di euro totali riscossi nel mese dall’operatore SkyToll (58 milioni nel trimestre), di cui 13,28 milioni per l’utilizzo di autostrade e superstrade e il resto da tratti definiti di strade di prima classe. Una situazione simile tocca anche altri paesi europei del centro Europa che sono paesi di transito per il traffico internazionale.
Per unificare e semplificare la riscossione e superare le complicazioni burocratiche tra Stati, una direttiva europea del 2019 prevede l’interconnessione dei sistemi di telepedaggio all’interno dell’Unione europea, con lo scopo di armonizzare lo scambio transfrontaliero dei dati necessari per chiarire i pedaggi non pagati in un altro Stato membro dell’Unione, oltre che garantire l’interoperabilità tra i vari sistemi di telepedaggio.
Un disegno di legge per recepire la direttiva UE nella legislazione slovacca presentato dal ministero dei Trasporti ha avuto un iter più lungo del previsto in Parlamento, e se inizialmente la semplificazione per il recupero dei pedaggi non pagati dei mezzi stranieri avrebbe dovuto entrare in vigore in ottore, ora la nuova data da tenere in considerazione sarà probabilmente l’inizio di dicembre. Il progetto di legge va dunque a disciplinare la fornitura di dati allo scopo di chiarire i reati nel settore della tariffazione stradale commessi nel territorio della Repubblica Slovacca e la procedura opposta, ovvero la fornitura di dati da parte delle autorità slovacche alle richieste provenienti da altri Stati membri.
Il sistema di telepedaggio per i mezzi pesanti dovrebbe, attraverso un insieme di elementi e mediante comunicazione a distanza con l’unità di bordo, consentire l’integrazione dei fornitori europei di servizi di telepedaggio e il loro funzionamento. Dunque le tecnologie e le unità di bordo utilizzate nel servizio europeo di telepedaggio dovranno, secondo la proposta, soddisfare i requisiti di interoperabilità.
Insomma, secondo la proposta, un veicolo che attraversa l’UE su strade a pedaggio dovrebbe poter pagare i pedaggi con un unico contratto, dovendo installare a bordo di ogni veicolo un solo dispositivo che dialogherà con tutti i sistemi di pedaggio nazionale per l’utilizzo di tratti a pagamento di strade, ponti, tunnel e traghetti.
Tariffazione unica in UE
Un passo importante è stato fatto di recente in direzione di un pedaggio autostradale paneuropeo, che finora aveva incontrato forti resistenze da parte dei singoli Stati membri dell’Unione. Il Consiglio UE ha raggiunto un accordo preliminare con il Parlamento europeo per la tariffazione stradale paneuropea, prima per le merci e poi per il trasporto passeggeri.
Sistema di pedaggio in scadenza
Nel frattempo, è stata più volte rimandata la gara internazionale per l’appalto del nuovo sistema di pedaggio elettronico, che dovrà entrare in funzione dopo la scadenza del contratto con l’attuale sistema Mýto gestito da SkyToll, alla fine dell’anno prossimo. I quattro rinvii della procedura potrebbero mettere a rischio la data prevista di realizzazione del sistema di riscossione elettronica, che dovrebbe operare dal 1° gennaio 2023 al 31 dicembre 2027, con una opzione per altri cinque anni.
Se il nuovo sistema di pedaggio per i mezzi pesanti non sarà pronto come previsto, il governo dovrà prepararsi a “un piano B” di emergenza, e cioè a tornare al sistema degli adesivi da applicare sul parabrezza dei camion, le cosiddette ‘vignette’, oppure a un “piano C”, ovvero prolungare il contratto con SkyToll, che però come più volte fatto notare è estremamente costoso ed inefficace per le casse dello Stato.
(La Redazione)
Foto Schwoaze CC0

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