
Abuso di potere e intrancio alla giustizia: queste le accuse emesse dall’ufficio del procuratore regionale di Bratislava nei confronti del presidente della polizia di Stato Petr Kovařík ieri 26 agosto. Le incriminazioni si riferiscono all’ordine di sospensione da parte di Kovařík di una ispezione dell’Ufficio affari interni della polizia nel corso di una azione della NAKA, l’Agenzia anticrimine nazionale, ritenendo che avesse risvolti illeciti. L’operazione è stata ripresa dopo che il capo della polizia ha verificato la sua legalità. La procura afferma che avrebbe contrastato la detenzione e lo svolgimento di un procedimento penale contro gli imputati pentiti Matej Z. e Peter P. che hanno testimoniato nel caso. Alla fine di luglio l’Ufficio affari interni ha agito in relazione ad alcuni casi penali indagando sulla manipolazione delle dichiarazioni dei testimoni da parte degli investigatori.
Kovařík è stato ascoltato come imputato e ha respinto tutte le accuse, controdenunciando tutti i pubblici ministeri della procura regionale. Secondo lui l’intera operazione è un tentativo di fare pressione sulla polizia per indagare sui grandi casi di corruzione, anche nel campo della polizia e della magistratura, aperti dalla NAKA nell’ultimo anno. Tra essi ci sono i casi Očistec (Purgatorio) e Dobytkár (Allevatore) che coinvolgono ex capi della polizia e dei servizi, direttori di istitutuzioni tra cui il fisco e l’Agenzia per i pagamenti agricoli, oltre a noti businessmen.
Kovařík è il terzo e consecutivo presidente della polizia ad essere incriminato dopo Gašpar e Lučanský. Il primo è ancora in stato di fermo cautelare in carcere, mentre il secondo è morto in cella nel dicembre scorso, ufficialmente per suicidio ma i fatti accaduti hanno ancora risvolti mai del tutto chiariti. Ma Peter Kovařík è il primo che viene incriminato mentre è alla guida del Corpo di polizia di Stato.
Il ministro dell’Interno Roman Mikulec, sollecitato da più parti a sospendere Kovařík in attesa di chiarimenti sulla sua posizione, ha detto che il presidente della polizia continua ad avere la sua fiducia e che al momento non vede motivi per rimuoverlo dal suo incarico.
Tutto questo si svolge in quella che diversi media hanno definito una “guerra” tra le forze di polizia, un grande intreccio di azioni e contro-azioni che ha visto negli ultimi mesi parte dei servizi segreti e del servizio ispettivo del Corpo di polizia regolare i conti con gli investigatori della NAKA interrogando testimoni, inquirenti e la procura, contestando i casi messi in piedi dagli investigatori della NAKA e creando grande confusione nell’opinione pubblica, spiega il giornalista Marián Repa su Pravda.
(Red)
Foto Fb/policiaslovakia

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