
Nei giorni scorsi il presidente del parlamento ungherese László Kövér è venuto in visita nella città slovacca di Šamorín (regione di Trnava), dove ha inaugurato un monumento in memoria degli sfollati ungheresi espulsi dopo la seconda guerra mondiale. Era accompagnato dall’ambasciatore ungherese in Slovacchia ed è stato accolto dal sindaco di Šamorín, ma nessuno ha pensato di informare le autorità statali slovacche.
Il monumento, opera dello scultore György Lipcsey, slovacco di origine ungherese, raffigura una stazione ferroviaria abbandonata con diverse valigie scolpite nella pietra, a simboleggiare i bagagli degli sfollati. Qui il politico magiaro ha pronunciato un discorso ambiguo nel quale ha detto tra l’altro che obiettivo comune dei paesi dell’Europa centrale deve essere che i torti storici commessi nel ventesimo secolo siano rettificati in questo secolo.
Il 2 agosto 1945 l’allora presidente cecoslovacco Eduard Beneš un decreto presidenziale per l’espulsione dalla Repubblica Cecoslovacca dei cittadini ungheresi che vivevano in Slovacchia e dei tedeschi nei Sudeti, che furono privati della cittadinanza. L’operazione, che può essere considerata una “pulizia etnica” di questi territori, si basava su quanto previsto dall’Accordo di Potsdam del 1° agosto 1945, negoziato tra l’Autorità di controllo alleata e il governo cecoslovacco. Da Šamorín furono espulse 813 persone di origine magiara nel febbraio 1947 e altre circa 800 furono sfrattate come parte di uno scambio di popolazione tra Cecoslovacchia e Ungheria.
Il ministro degli Esteri slovacco Ivan Korčok ha invitato i massimi rappresentanti dell’Ungheria a un maggior rispetto della Slovacchia, e ha dichiarato ieri che la narrazione da parte degli ungheresi di alcuni eventi storici comuni riguardanti i due paesi contraddice il proclamato desiderio di Budapest di relazioni di buon vicinato con Bratislava. Korčok ha espresso delusione per i tanti discorsi e messaggi provenienti da Budapest con interpretazioni deviate «sulla nostra storia comune» e un forte disappunto per il fatto che la seconda carica ungherese «senta il bisogno di venire direttamente in Slovacchia e presentare la propria visione della storia».
Anche i funzionari slovacchi potrebbero esporre la posizione della Slovacchia sulla storia passata e il ruolo storico dell’Ungheria, ma noi «non lo facciamo […] per rispetto dell’Ungheria, ma anche perché l’accordo di frontiera del dopoguerra è definitivamente risolto una volta per tutte e vogliamo che le nostre relazioni con l’Ungheria siano orientate al presente e al futuro», non certo al passato. Di questa nostra visione fa parte «anche la moderna riconciliazione con la minoranza nazionale ungherese in Slovacchia», ha rimarcato lo stizzito ministro slovacco. Korčok rifiuta le accuse di ungarofobia provenienti da oltre confine e sottolinea che il fatto che i rappresentanti ungheresi si riferiscano alla Slovacchia come “Felvidék”, cioè “Alta Ungheria” è di per sé un segno di quanto poco rispetto abbiano nei confronti del paese vicino.
Con una nota ufficiale inviata per via diplomatica, il ministero degli Esteri ha affermato che non informando le proprie controparti in Slovacchia l’alto rappresentante ungherese ha «violato le consuete e usuali procedure diplomatiche». «Non riteniamo opportuno che la parte slovacca venga a conoscenza solo successivamente a quali eventi gli alti rappresentanti politici dell’Ungheria partecipano nel territorio della Repubblica Slovacca», afferma la nota, che invita la parte ungherese ad agire «in conformità con le procedure diplomatiche» riconosciute e «informi in anticipo le autorità slovacche dello scopo della visita dei suoi funzionari di Stato», che possono avvalersi della massima collaborazione e del suporto da parte della Slovacchia nelle visite ufficiali nel paese, anche per quanto riguarda le procedure di sicurezza e controllo.
A sostegno della posizione dura presa dal ministro degli Esteri, è intervenuto ieri anche il Presidente del Parlamento slovacco – e controparte diretta di Kövér – Boris Kollár, esprimendo solidarietà al ministro e pieno sostegno anche da parte del partito Sme Rodina. Kollár ha detto di essere preoccupato che temi storici da tempo chiusi vengano riaperti polemicamente dai più alti funzionari ungheresi. «L’Ungheria è nostro partner strategico, il rispetto e la stima reciproci sono essenziali per mantenere buoni rapporti tra i nostri paesi», ha aggiunto Kollár.
(La Redazione)
Foto MZV.sk

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