Carcerazione preventiva, il Parlamento l’accorcia a cinque mesi

Un emendamento al codice di procedura penale approvato venerdì dai deputati del Consiglio nazionale (NR) della Repubblica Slovacca con 77 voti favorevoli accorcia a cinque mesi la durata base della “kolúzna väzba” ovvero della carcerazione in custodia cautelare o preventiva per il timore che l’imputato continuerà o commetterà il crimine che ha minacciato, oppure che possa minacciare e influenzare i testimoni. Il termine di cinque mesi non dovrebbe essere possibile estenderlo, a meno che non siano sufficientemente provate le accuse alla base dell’incriminazione dell’imputato.

Nella normativa approvata, proposta dal ministero della Giustizia, sono anche indicate le eccezioni per le quali la detenzione cautelare potrebbe richiedere più tempo. Come nel caso di accuse di reati commessi da gruppi criminali o terroristici, per reati particolamente gravi commessi da gruppi organizzati che possono essere puniti anche con l’ergastolo.

La legge intende rafforzare i diritti degli imputati in custodia cautelare, nonché garantire una migliore qualità delle proposte di detenzione e delle decisioni dei tribunali sulla detenzione preventiva.

L’emendamento introduce l’obbligo di un controllo giurisdizionale, che deve valutare l’eventualità di altri istituti di pena sostitutiva alla custodia in carcere. La nuova normativa, tuttavia, non prevede più la scarcerazione automatica alla fine del termine fissato, ma solo dopo una decisione del tribunale, che ha la capacità di prorogare la custodia.

La nuova normativa dovrebbe entrare in vigore il 15 agosto.

Soprattutto nell’ultimo anno e mezzo i giudici delle indagini preliminari hanno fatto uso con molta facilità della carcerazione preventiva, tenendo alcuni personaggi di alto profilo dietro le sbarre, in una cella di isolamento, anche per un anno e oltre. Tra i casi più eclatanti si può ricordare l’ex sottosegretaria e giudice Jankovská, arrestata nel marzo 2020 e rilasciata soltanto un anno dopo. Durante la prigionia Jankovská aveva iniziato a collaborare ma poi ha anche tentato il suicidio per le dure condizioni della custodia cautelare. Un altro caso che ha fatto molto discutere è quello dell’ex comandante delle forze di polizia Milan Lučanský, trovato in fin di vita nella sua cella di isolamento e morto prima di arrivare in ospedale. Appena pochi giorni prima Lučanský era stato ricoverato in ospedale e operato a un occhio gravemente ferito, ma aveva detto di essere scivolato nella cella facendo esercizi fisici, ma secondo molti sono rimasti diversi dubbi sulla sua morte. Altri personaggi sono in carcere preventivo da quasi un anno, come l’ex Procuratore speciale Dušan Kováčik, arrestato nell’ottobre 2020 o l’imprenditore Norbert Bõdõr, in galera da luglio dell’anno scorso.

(La Redazione)

Foto ZVJS
Una guardia carceraria slovacca

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