Detti e proverbi slovacchi – To je ale ekrazit!

Gentili lettori di BuongiornoSlovacchia e amanti della lingua slovacca,

oggi ho preparato per voi due modi di dire piuttosto curiosi ma molto diffusi.


Káva ako ekrazit

Quando uno slovacco affronta per la prima volta il vero caffè italiano e gli capita nella sua versione ristretta, potreste sentirlo esclamare una di queste tre frasi:

1/ A kde je káva? „E dov’è il caffè?“ – abituato al caffè locale che si serve nelle tazze dalle dimensioni generose (perché la funzione del caffè in Slovacchia non è solo quella di dare all’organismo una carica di caffeina, ma per tantissimi rappresenta un’importante fonte di liquidi), la primissima impressione del nostro amico slovacco potrebbe essere quella che la macchina del caffè si sia rotta e il caffè non fosse stato erogato. Questo lo fa arrabiare e non poco. In qualche maniera dovrà spiegare al barista di non avere nessuna intenzione di pagare il caffè mancante, e poi lui aveva voglia di bere un caffè e invece non gliel’hanno servito.

2/ A kvôli tomuto zašpinili šálku? „E per questo qui avrebbero sporcato una tazzina?“ – chiaramente il nostro amico capisce che ‘il caffè è servito‘ ma non riesce a comprendere le ragioni per le quali la sua quantità è così irrisoria, minimalistica. Pare di servire ad altro che a sporcare la tazzina!

3/ Se il nostro amico vede che i suoi concommensali consumano quel caffè ristretto di buon grado e con autentico piacere, pure lui lo beve e poi potrebbe esclamare: To je ale ekrazit! oppure Tá káva je ako ekrazit! „Questa è un’ecrasite! Questo caffè è come l’ecrasite!“

Andiamo a capire insieme che cosa mai sarà questa ecrasite (o ekrazite).

L’ecrasite è un forte esplosivo a base di acido picrico che per poter esplodere richiede un detonatore. Si presenta solido, in cristalli o scagliette, di colore giallo brillante, è ceroso al tatto e non è influenzato da umidità o da attrito. Se sottoposto a fiamme libere, brucia senza detonazione, a meno che non sia confinato, fonde a circa 100 °C. Fu inventato nel 1888-1889 da due ingegneri austriaci e utilizzato in Grande Guerra dall’Impero Austro-Ungarico per caricare i proiettili di artiglieria. L’ecrasite è stata brevettata segretamente e la sua composizione una volta veniva tenuta nascosta.

L’adozione generale dell’ecrasite è stata ostacolata da diverse esplosioni durante il caricamento nei proiettili, che potrebbero essere state causate dalla creazione di sali metallici instabili quando l’esplosivo è entrato in contatto con metalli o leghe come rame e ottone presenti sull’involucro del proiettile. Nel XX secolo si assistette alla progressiva sostituzione dell’acido picrico con il trinitrotoluene (TNT).

Questa spiegazione (fonte: Wikipedia) ci dice chiaramente perché il nome di ekrasite è più conosciuto in Slovacchia che in Italia. Una delle eredità del passato!

Un passato non poi tanto remoto, leggendo questo articolo del 2015.

Perciò un caffè “come ecrasite” è un caffè forte, silná káva. Trovo curioso che il nome di questo esplosivo venga in slovacco abbinato soprattutto al caffè. Però si potrebbe sentire anche parlando di una forte bevanda alcolica (domáci ekrazit, „l’ecrasite casalinga” che sta per un’acquavite di alta gradazione fatta in casa), oppure per descrivere una situazione o stato d’animo esplosivo.

Oltre ad essere forte, un caffè viene spesso descritto „dolce come il miele“, káva sladká ako med, oppure „amaro come il veleno“, káva horká ako blen. Blen però non è la traduzione della parola “veleno”… approfondiamo insieme!


Horký ako blen

Premesso che gli slovacchi non sono abituati ai sapori amari e spesso si trovano in difficoltà nel mangiare i vari radicchi e le erbe che con tanto gusto e in grosse quantità vengono quotidianamente consumati in Italia. Il cervello dell’uomo, se non abituato fin dall’infanzia, è ancora tarato sull’istinto primordiale: È amaro? Sputalo subito! È velenoso! La strada per far accettare al palato una verdura amara e arrivare a farsela piacere può essere davvero lunga, ma ne vale la pena. Sarebbe un vero peccato non potersi gustare una delle vere prelibatezze italiane come il radicchio trevigiano alla piastra, o una bella insalata di radicchio di Chioggia!

Le piante o erbacce che troviamo nella natura sono spesso curative ma spesso anche tossiche o velenose. Alcune di esse possono essere sfruttate in erboristeria o in medicina.

Una di queste piante è appunto blen, Hyoscyamus Niger, in italiano il giusquiamo. Bello da lontano, da vicino è tutto pelosetto e se toccato sprigiona un profumo sgradevole. È velenoso per gli uomini ma non per alcuni animali. La pianta ha proprietà narcotiche, sedative, allucinogene, analgesiche e ipnotiche. La valutazione del contenuto in sostanze attive è difficile, dato che le condizioni di crescita della pianta le fanno variare in maniera molto ampia, con grave rischio di sovradosaggi. Per questo motivo l’uso in erboristeria di parti della pianta è assai pericoloso, e lo stesso uso con dosaggi farmaceutici più rigorosi è comunque rischioso.

Il giusquiamo nell’antichità e nel Medioevo aveva fama di erba magica, era usato come narcotico ed era pure uno dei veleni più gettonati dagli avvelenatori seriali. È menzionato come una medicina nel Papiro di Ossirinco, datato 1 secolo d.C. e nell’Amleto di Shakespeare il re, padre di Amleto, viene ucciso per avvelenamento da giusquiamo versatogli nell’orecchio durante il sonno. Nella serie tv Spartacus viene utilizzata dal medicus per dare il solievo ai gladiatori feriti. Nel film La papessa viene somministrato, insieme al colchico, dalla protagonista al papa affetto da gotta. (fonte: Wikipedia).

Una pianta di tutto rispetto, vero?

Un caffè forte come ecrasite e amaro come veleno – káva silná ako ekrazit a horká ako blen – è proprio ciò che ci vuole per darci ogni mattina la carica giusta senza rischiare la pelle per affrontare un mondo che non fa sconti a nessuno.

(Michaela Šebőková Vannini – vedi il suo blog)

 

Foto ReinhardThrainer903115,
M.Chauvet cc by sa, prochalenOlive-tree 

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