Referendum: si lavora a modifica Costituzione per interruzione legislatura

Subito dopo la pubblicazione della sentenza della Corte Costituzionale sul fatto che l’attuale versione della Carta fondamentale della Repubblica Slovacca non consente di indire un referendum per abbreviare la legislatura, sono nate diversi iniziative politiche per cambiare la definizione del cosiddetto voto popolare nella Costituzione.

La portavoce del presidente del Parlamento slovacco ha detto che Boris Kollár (Sme Rodina) sta valutando una iniziativa legislativa per emendare la Costituzione al fine di modificare la definizione di referendum e consentirne la convocazione con lo scopo di sciogliere il Parlamento e porre fine alla legislatura. Una cosa che del resto lo stesso Kollár ha ribadito in un video pubblicato sui social. In precedenza lo stesso capo del secondo partito attualmente in Parlamento aveva scritto, commentando le conclusioni della Corte costituzionale, che pur rispettandone la decisione, ineccepibile «da un punto di vista giuridico», «come cittadino sono arrabbiato perché se [quasi] 600.000 persone firmano per un referendum, questo si deve svolgere» in ogni modo, perché «come lo spieghiamo ora ai cittadini»?. Si vedrà se sarà capace di inserire un tale ordine del giorno nella sessione parlamentare che inizia il 22 luglio, l’ultima prima della pausa estiva.

Diversi politici hanno detto che una proposta simile è stata recentemente bocciata all’Assemblea nazionale e non potrà essere discussa se non tra circa sei mesi. Il primo ministro slovacco Eduard Heger (OĽaNO) ha dichiarato che una modifica alla Costituzione dovrebbe essere prima discussa all’interno della coalizione.

Il partito di opposizione Smer-SD ha già preparato una versione di emendamento, chiedendo all’attuale governo di presentare tale proposta legislativa in Parlamento con una procedura accelerata. Un’altra formazione di opposizione, il partito di estrema destra ĽSNS, ha affermato che sosterrà tutte le proposte legislative che permettano di realizzare questo tipo di referendum.

All’interno della maggioranza ci sono diversità di vedute. Il partito liberale SaS non è d’accordo con una soluzione svelta e improvvisata per cambiare la Costituzione. Le modifiche alla Carta dovrebbero essere apportate «con giudizio e professionalità», ha detto il capo del partito Richard Sulík, pur sostenendo personalmente e pienamente la democrazia diretta. Del resto, aveva affermato che se il referendum si fosse svolto sarebbe anche lui andato a votare, come hanno detto altri membri della coalizione. Anche dal partito Za ľudí arriva uno stop alle modifiche: non c’è motivo di cambiare adesso la Costituzione solo perché fa comodo ad alcuni politici, ha fatto sapere il suo portavoce. Mentre il presidente del gruppo parlamentare di OĽaNO, Michal Šipoš, ha detto che se arrivasse in Parlamento sosterrebbe la proposta di modifica della legislazione per consentire l’indizione del referendum sulle elezioni anticipate. Mercoledì, con il verdetto ancora caldo, il leader e ministro delle Finanze Igor Matovič aveva criticato l’azione intrapresa dalla presidente Zuzana Čaputová perché «ha derubato il popolo del diritto di esprimere la propria opinione». «Non sono favorevole a elezioni anticipate, ma sono profondamente convinto che gli elettori dell’opposizione abbiano diritto a un referendum su questo tema, indipendentemente dal fatto che ci piaccia o no».

La presidente Zuzana Čaputová, che si era rivolta alla Corte Costituzionale per chiedere la conformità del referendum (richiesto da 580mila persone, oltre un decimo della popolazione) alla Costituzione, ha detto che avrebbe indetto senz’altro un referendum per elezioni anticipate se il Parlamento approvasse una risoluzione che ne chiedesse lo svolgimento dopo avere cambiato la Carta costituzionale.

Secondo quanto ha scritto ieri Sme, con la sua sentenza la Corte ha anche prodotto un altro risultato: se l’attuale governo di Eduard Heger dovesse cadere prima della scadenza naturale (nel 2024), il Parlamento non ha il potere di indire elezioni anticipate come in passato, perché l’accorciamento del periodo elettorale sotto forma di legge costituzionale (con il voto di almeno 90 parlamentari su 150) non è conforme alla Costituzione. Insomma, la procedura utilizzata l’ultima volta dalla coalizione guidata da Iveta Radičová nel 2011 non può più essere ripetuta. Anche per questa ragione non solo l’opposizione ma anche la maggioranza ha interesse a verificare possibili diverse soluzioni nel caso si entrasse in una crisi di governo senza sbocchi elettorali, che devasterebbe il paese.

(Red)

Foto NRSR

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