
Nel 2020 in Slovacchia per la prima volta meno della metà dei rifiuti urbani prodotti è finito in discarica. Mentre il 44% è stato riciclato, lo scorso anno la quota di spazzatura incenerita è scesa al 48%. Il dato, fornito dall’Ufficio di statistica nazionale, risulta nettamente positivo rispetto al 69% di tutti i rifiuti urbani inviato in discarica nel 2016, appena cinque anni fa. Anche la quota di immondizia riciclata ha fatto grandi passi avanti dal 39% del 2019, con un aumento del 5% in un solo anno.
Ma nemmeno questa performance è stata sufficiente alla Slovacchia per raggiungere l’obiettivo di riciclaggio del 50% fissato dalla Commissione europea entro l’anno 2020.
Le famiglie in Slovacchia hanno prodotto l’anno scorso 2,43 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, pari a circa 446 chilogrammi a persona, ben 53 kg in più della media degli ultimi cinque anni (2015-2019).
La situazione non è omogenea tra le varie regioni, né per la quantità di rifiuti prodotti né per la quota di riciclaggio. Nella parte occidentale e più sviluppata del paese si produce più immondizia rispetto alla Slovacchia orientale. Ogni abitante produce 584 kg all’anno di rifiuti nella regione di Trnava, 531 a Bratislava e 521 a Nitra. Mentre nelle regioni di Prešov, Košice e Banská Bystrica la quantità di rifiuti pro capite non arriva a 400 chilogrammi. Il confronto tra est e ovest è impietoso se si considera che nella regione di Prešov una persona produce in media due terzi in meno di rifiuti rispetto alla regione di Trnava.
Per quanto riguarda il riciclaggio, in sei delle otto regioni prevale ancora la quota di spazzatura inviata in discarica. Si fa meglio solo a Bratislava, dove viene incenerito il 30% dei rifiuti, e a Košice dove fa la stessa fine il 27%. Tuttavia è la regione di Trnava che l’anno scorso ha registrato il record di rifiuti urbani riciclati, il 47,2%, mentre Košice ha il tasso di riciclaggio più basso del paese, il 39,4%.
Intanto la raccolta differenziata ancora fatica ad imporsi, e nel 2020 il tasso dei rifiuti separati ha raggiunto il 29%, quattro volte la percentuale di dieci anni fa (7%).
(Red)
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