
La perdurante carenza di microchip in Europa, che tra l’altro ha provocato anche in Slovacchia diversi rallentamenti di produzione negli impianti automobilistici, ha spinto uno dei colossi mondiali del settore, la taiwanese Foxconn, a riconvertire parzialmente il suo stabilimento slovacco.
La fabbrica che si trova vicino a Nitra (nata come Sony negli anni ’90 a Trnava, poi trasferita a Nitra e ceduta a Foxconn nel 2010) aveva prodotto finora solo televisori (Lcd e Oled) per grandi marchi che vengono esportati in Europa oltre che in Russia e in Medio Oriente. Ora che, sebbene rimanga forte la domanda di televisori, si registra carenza di materie prime quali plastica, metallo e appunto microchips, la fabbrica si prepara a produrre anche semiconduttori, che pensa di destinare soprattutto come componenti cruciali per l’industria dell’auto elettrica in veloce trasformazione.
Foxconn, è il più grande produttore di elettronica al mondo con un fatturato di circa 180 miliardi di euro. Tra i prodotti di alta gamma del gigante di Taiwan ci sono gli iPhone di Apple.
Negli ultimi decenni il trend in tutto il mondo è stato di delegare l’Estremo oriente alla produzione a basso costo di microchip, ma negli ultimi mesi si è assistito a un problema globale di insufficienza della produzione esistente. Il forte aumento della domanda di prodotti di elettronica di consumo – pc, tablet e smarthphone in primis – causato dalla pandemia di coronavirus e dalle nuove esigenze di smartworking e didattica a distanza ha finito per far sì che i produttori orientali hanno finito per favorire l’industria dell’elettronica lasciando a secco altri settori produttivi, come quelli dell’auto e degli elettrodomestici, sempre più affamati di componenti elettronici. Appena un paio di settimane fa Bosch ha aperto vicino a Dresda un nuovo stabilimento da 1 miliardo di euro per la produzione di semiconduttori per l’industria automobilistica.
(Red)
Foto blickpixel

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