30 anni fa lasciava la Cecoslovacchia l’ultimo convoglio di militari sovietici

Oggi sono esattamente trent’anni dalla partenza dell’ultimo trasporto ferroviario che riportava a casa soldati ed equipaggiamento militare dell’Unione Sovietica, il 21 giugno 1991. La richiesta all’esercito sovietico di lasciare il paese era una delle priorità della politica estera cecoslovacca subito dopo la Rivoluzione di velluto del novembre 1989.

Le truppe sovietiche erano entrate in Cecoslovacchia nella notte tra il 20 e il 21 agosto 1968, e si schierarono nel paese insieme agli eserciti di quattro stati del Patto di Varsavia – Ungheria, Bulgaria, Polonia e DDR. Era così iniziata l’occupazione della Cecoslovacchia, che diede il colpo di grazia alla Primavera cecoslovacca e che si protrasse complessivamente per 23 anni, malgrado i sovietici avessero sempre detto che si trattava di una operazioe “temporanea”.

Come ricorda una interessante “story” di Google Arts & Culture, si trattò di circa 75.000 soldati dell’URSS, compresi mezzi pesanti e unità dell’aeronautica, che presero posizione in 67 basi militari permanenti in Boemia e Moravia, e 16 in Slovacchia (senza contare le centinaia di avamposti). Intere parti del territorio del paese, per un totale di 13mila ettari di terreni, erano di fatto inaccessibili ai cecoslovacchi. Negli anni ’80 i sovietici avevano persino schierato una brigata missilistica sul territorio cecoslovacco rifornita di missili nucleari a medio raggio OTR-22 Temp-S (meglio noti in Occidente come SS-12 Scaleboard, secondo la codifica Nato), con gittata tra 800 e 900 chilometri. La base di questi lanciatori mobili si trovava a Hranice na Moravě, cittadina nel distretto di Olomouc, in Moravia.

In quel lungo periodo, sebbene i contatti tra le truppe occupanti e i cecoslovacchi fossero molto limitati per volere degli stessi vertici sovietici, si era attivato un mercato nero di generi vari, e i soldati occupanti si resero colpevoli di diversi atti di piccola criminalità (in genere furti) ma anche di reati più gravi, in particolare aggressioni a sfondo sessuale, rapine e omicidi.

Solo dopo la Rivoluzione del 1989 si venne a sapere che 267 cecoslovacchi erano morti a causa della presenza dei sovietici tra il 1969 e il 1990 (248 in incidenti stradali, 12 omicidi, il resto per altri motivi). Se si aggiungono le vittime direttamente correlate all’invasione del 1968, si arriva a un totale di 402 morti.

La partenza delle forze di occupazione sovietiche, attentamente sorvegliata dall’esercito cecoslovacco, nonché da una commissione mista dei parlamenti nazionali di Cechia e Slovacchia iniziò nel febbraio 1990 e si concluse definitivamente il 27 giugno 1991. Si calcola che tra soldati, le loro famiglie e altri 23mila impiegati civili la presenza sovietica all’inizio del 1990 contava oltre 113mila persone. Il comandante del Gruppo centrale delle forze sovietiche di stanza a Milovice, a 50 chilometri da Praga, il generale Eduard Vorobyov, fu l’ultimo soldato sovietico a lasciare la Cecoslovacchia.

La presenza sovietica ha lasciato ampie devastazioni sul territorio ceco e slovacco, a partire dai numerosi carichi ambientali e vaste aree contaminate soprattutto da prodotti petroliferi, che tutt’ora sono un enorme problema per i due paesi nati dalla dissoluzione della Cecoslovacchia. Pare che dopo tre decenni solo il 9% di quei territori inquinati sia stato bonificato.

(La Redazione)

Foto Engramma.it cc by sa
Praga, 21 agosto 1968

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