
Intervenendo in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente, che cadeva il 5 giugno, la presidente della Repubblica Zuzana Čaputová ha osservato che malgrado tutti gli sforzi compiuti fino a qui lo stato dell’ambiente e dei suoi componenti fondamentali nel paese, ovvero acqua, suolo e aria, rimane insoddisfacente.
Secondo Čaputová la Slovacchia rimane indietro e deve fare molti miglioramenti, ma purtroppo le tendenze a lungo termine sotto molti aspetti non sono favorevoli, «In particolare, i siti ad alta intensità di inquinamento ambientale ancora presenti, la gestione inefficiente dei rifiuti, la qualità dell’aria in alcune regioni e la protezione delle foresteK, che, ricorda il capo dello Stato, «sono aree chiave in cui dobbiamo accelerare e raddoppiare i nostri sforzi come paese e raggiungere una migliore condizione».
La presidente pensa che si riuscirà ad ottenere un vero cambiamento solo se l’impegno individuale dei governi, delle multinazionali, delle grandi aziende, ma anche delle piccole imprese nei confronti dell’ambiente sarà radicalmente cambiato. «Per proteggere il clima e raggiungere una qualità ambientale sostenibile è importante pretenderlo da loro adesso, e al tempo stesso comportarsi responsabilmente su base individuale», ha detto.
Appena nell’autunno dello scorso anno il Difensore civico dei diritti ha sferzato il governo per l’inerzia nel porre fine ai tanti siti inquinati che costellano il territorio della Slovacchia. Difensore civico Mária Patakyová si è spinta al punto di affermare, in un rapporto presentato alla commissione parlamentare Agricoltura e Ambiente, che le autorità statali hanno violato i diritti umani fondamentali della popolazione in quanto inadempienti nel promulgare il risanamento dei carichi ambientali presenti nel paese.
Una indagine su 152 carichi ambientali della massima priorità presenti in Slovacchia, anche a causa del serio pericolo che rappresentano per la salute della popolazione, ha mostrato che le autorità non hanno nemmeno avviato procedimenti per determinare chi sono i responsabili che dovrebbero rimuovere gli specifici oneri ambientali. Solo in otto casi si è arrivati a determinare chi è l’ente o la persona responsabile, ma comunque in tre di questi casi il procedimento è stato sospeso. In Slovacchia ci sono circa 30.000 carichi ambientali, di cui nemmeno duemila sono quelli registrati. Alcuni di questi siti hanno ottenuto copertura mediatica, come i casi degli ex complessi chimici Istrochem o Chemko-Strážske, ma sono innumerevoli le vecchie fabbriche, impianti, discariche, cumuli di rifiuti anche pericolosi, vasche di decantazione per fanghi, magazzini e parchi industriali, anche in buona parte risalenti all’epoca comunista, che attendono una soluzione. Secondo Patakyová per le bonifiche servirebbero almeno 350 milioni di euro, ma il ministero dell’Ambiente ha in bilancio una dotazione di soli 180 milioni, dunque il Difensore civico ha esortato il Parlamento a promuovere maggiori stanziamenti in questo settore nei prossimi bilanci dello Stato.
(Red)
Foto pixabay CC0

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