Presentata nuova riforma degli ospedali, finanziata col Piano di ripresa

Potrebbe essere arrivato il momento in cui si trova il consenso necessario sulla riforma del sistema sanitario che durante la scorsa legislatura non è passata. Il ministero della Salute vuole riavviare il professo di riforma della rete ospedaliera, che avrà anche copertura finanziaria grazie alle risorse del Piano nazionale di ripresa dove sono disponibili per la sanità 1,5 miliardi da qui al 2026, un po’ meno di un quarto di tutte le risorse del Recovery plan.

Il piano allo studio, presentato ieri dal ministero, si trova al momento nella fase di discussione e confronto con gli esperti. La proposta finale dovrebbe essere pubblicata ad agosto, per arrivare entro fine anno sul tavolo del consiglio dei ministri e poi al Parlamento. Nel documento sarà incluso anche un pacchetto di modifiche legislative da avviare a partire dal prossimo gennaio.

Alla base della riforma del ministro Lengvarský, «la più grande riforma sanitaria degli ultimi 15 anni», c’è la volontà di avere una migliore qualità delle cure sanitarie per il paziente, una maggiore efficienza per le finanze pubbliche e migliori condizioni per il personale. L’ottimizzazione degli ospedali, del resto, ha sottolineato Lengvarský, è tra le condizioni per poter utilizzare il denaro del Piano di ripresa per il settore sanitario.

La riforma della rete ospedaliera suddividerà gli ospedali in cinque livelli, ciascuno corrispondente a una gamma minima di servizi. Al momento non si conoscono i dettagli sugli ospedali che dovrebbero appartenere ad ognuno dei cinque raggruppamenti. Quel che è certo è che la rete comprenderà 30 punti a livello geografico in tutto il paese,  attorno ai quali verrà costruito il sistema. Uno dei punti sarà, ad esempio, Bratislava, i cui ospedali formeranno un insieme che al suo interno prevede una stretta collaborazione. I livelli previsti saranno comunitario, regionale, globale, finale e nazionale, ciascuno dei quali prevede l’ubicazione rispetto al proprio bacino di utenza (ad esempio gli ospedali del livello comunitario devono essere raggiungibili non oltre i 20 minuti da casa propria, quelli del livello regionale al massimo in 30 minuti), il tipo di specializzazione delle cure eccetera.  La riprofilazione degli ospedali dovrebbe rendere più facile la gestione del paziente, e sarà più chiaro dove mandarlo per quale procedura.

Il documento cita il cambiamento di scopo di un certo numero di posti letto: in particolare dove ci sono un numero in eccesso di letti per cure acute, verranno trasformati in parte in letti per pazienti per cure a lungo termine o cure palliative. Nella pratica significa ridurre di quasi un terzo il numero di letti per cure acute, da circa 28.000 a poco più di 17.000 entro la fine del 2030, un cambiamento che si basa anche sulla stima dello sviluppo della popolazione nel paese nel prossimo decennio.

Il ministero prevede che dopo la riforma degli ospedali seguiranno quella del settore ambulatoriale o dell’assistenza sanitaria per acuti.

Alla fine del 2019, durante il governo di Peter Pellegrini, la ministra della Salute Andrea Kalavská ha dovuto ritirare la sua proposta di riforma degli ospedali perché affossata dallo stesso partito Smer-SD che l’aveva nominata. Il piano di stratificazione delle strutture di cura e ricovero, che prevedeva il ridisegno di una rete di ospedali distribuiti in modo ottimale nel paese su tre livelli – locale, regionale e nazionale – prevedeva tra le altre cose la chiusura o il ridimensionamento di alcune strutture ospedaliere, e dunque non si adattava alla politica del partito nel periodo preelettorale.

(Red)

Foto ŽupaBA VUCBA cc by

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