
Secondo quanto affermato da Peter Pellegrini venerdì, la petizione per il referendum sulle elezioni anticipate si sta avvicinando a 200mila firme. L’ex premier e capo del partito Hlas – sociálna demokracia (Hlas-SD) ha detto questo è il numero di firme di cittadini slovacchi raccolte solo dall’organizzazione del suo partito. Ma nell’operazione sono coinvolti anche il partito socialdemocratico Smer-SD e altre organizzazioni, tra cui i sindacati, per cui il raggiungimento della quota necessaria di 350mila firme è perfettamente conseguibile nel breve termine.
Della questione aveva fatto cenno anche il presidente Smer Robert Fico nei giorni scorsi, parlando di avere già archiviato firme “a sei cifre”, quindi almeno 100mila.
Se verrà raccolto il numero sufficiente di firme, Pellegrini inviterà quanto prima la presidente Zuzana Čaputová a indire un referendum il prima possibile. Secondo lui questo momento potrebbe già arrivare ad aprile.
Il referendum in Slovacchia può essere indetto dal capo dello Stato sulla base di una petizione con almeno 350mila firme valide di cittadini, o sulla base di una risoluzione del Consiglio Nazionale (NR SR) entro 30 giorni dalla petizione. Il referendum si terrà entro 90 giorni dalla sua proclamazione. Il presidente ha tuttavia la facoltà di respingere la petizione se il suo contenuto è contrario al dettato costituzionale. Il Presidente ha il diritto di controllare la costituzionalità del referendum e può chiedere alla Corte costituzionale una verifica della costituzionalità della richiesta referendaria. In linea generale, un referendum non può chiedere alla popolazione di votare sui diritti e libertà fondamentali o sulle tasse. È discutibile, secondo alcuni avvocati costituzionalisti, se un referendum abbia il potere di accorciare il mandato dei parlamentari votati alle elezioni.
La campagna referendaria è partita a inizio febbraio. Il quesito referendario oggetto della petizione, come si legge dal sito www.referendum2021.sk, è il seguente:
«Concorda che l’attuale mandato del Parlamento debba essere abbreviato in modo che si tengano le elezioni generali entro 180 giorni dalla data in cui vengono annunciati i risultati di questo referendum?»
Tuttavia, i referendum in Slovacchia non hanno una storia molto felice: degli otto appuntamenti referendari nazionali indetti dal 1994 ad oggi, l’unico ad avere ottenuto il quorum di validità (il 50% degli elettori più uno) è stato quello del 2003 sull’adesione del paese all’Unione europea. Vi parteciparono il 52% degli aventi diritto, che votarono a favore per il 93,7%.
Si stanno intanto acuendo le tensioni interne alla coalizione di governo. Le accuse e controaccuse non mancano, e il leader liberale Richard Sulík (SaS), che chiede a gran voce un rimpasto con un nuovo ministro della Salute, sta spingendo anche per il cambio del primo ministro. Per stemperare gli animi, Sulík ha proposto di dare le proprie dimissioni da vicepremier e ministro dell’Economia, se Igor Matovič (OĽaNO) farà lo stesso. Si fanno insistenti anche le voci di una coalizione alternativa a quella attualmente al potere. Sulík ha negato che ci siano colloqui tra il suo partito e la nuova formazione di centro-sinistra di Peter Pellegrini.
(La Redazione)
Illustr. pjedrzejczyk/B.Slovacchia

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