
Il governo oggi ha approvato un emendamento alla legge sulla cittadinanza dello Stato. Secondo il testo approvato, i cittadini slovacchi che acquisiscono la cittadinanza di un altro stato non saranno più privati automaticamente della cittadinanza slovacca. I cittadini in questione saranno tenuti a darne comunicazione al ministero degli Interni entro un massimo di 90 giorni dal fatto. Se il Parlamento lo approverà, l’emendamento è previsto entrare in vigore dal 1° luglio di quest’anno.
La residenza all’estero garantisce la doppia cittadinanza
La cosa riguarderà gli slovacchi che acquisiscono una cittadinanza straniera mentre risiedono nel paese in questione da almeno cinque anni, e sono in grado di provarlo, ma vale anche per i cittadini che acquisiscono la cittadinanza del paese del marito o moglie durante il matrimonio. Lo stesso accade per gli slovacchi che acquisiscono la cittadinanza straniera mentre sono ancora minorenni, se vengono adottati da genitori di un altro paese e i bambini nati all’estero da donne slovacche.
Cittadinanza a chi ha antenati slovacchi
Il disegno di legge, che deve passare l’esame del Parlamento, rende anche possibile l’acquisizione della cittadinanza slovacca per gli ex cittadini slovacchi che ne sono stati privati su loro richiesta e per le persone che hanno almeno un genitore, nonno o bisnonno di nazionalità slovacca. Costoro non saranno più obbligati ad avere la residenza nel paese per ottenere la cittadinanza.
Ex cittadini cecoslovacchi e stranieri
Viene inoltre semplificato l’ottenimento della cittadinanza per i cittadini cechi e gli ex cittadini della Repubblica Cecoslovacca nati in Slovacchia, che non necessiteranno più di dimostrare la padronanza della lingua slovacca.
Non serve conoscere la lingua
L’esenzione della padronanza della lingua varrà anche per le richieste di cittadinanza dei cittadini stranieri di età superiore a 65 anni, coloro che hanno superato un test ufficiale di lingua slovacca e coloro che hanno un certificato valido che attesti il loro status di slovacco residente all’estero.
Il divieto della doppia cittadinanza, dall’inizio
Il provvedimento vuole trovare una soluzione ai problemi causati dalla legge del 2010, quando il primo governo di Robert Fico decise di reagire a una nuova legislazione ungherese che concedeva la cittadinanza dell’Ungheria a tutti i cittadini di etnia magiara residenti all’estero. Una questione che allora venne ritenuta uno sgarbo sgradito da Bratislava, in uno dei momenti più bassi delle relazioni tra i due paesi. La Slovacchia temeva di dover assistere a una corsa alla cittadinanza ungherese da parte della numerosa minoranza che vive nella parte meridionale del paese, quella che una volta era “Alta Ungheria” e cui le controverse nostalgie dei partiti populisti della destra ungherese, resi orfani dal Trianon, si rivolgevano con l’illusione di resuscitare la potenza dei tempi della Grande Ungheria. Ma i timori slovacchi non si avverarono, e in oltre dieci anni sono pochissimi gli ungheresi che hanno cambiato cittadinanza.
Da allora sono stati numerosi i tentativi di modificare la legge, sempre falliti. Solo lo scorso anno il nuovo governo, ha informato di essere al lavoro per una modifica che dovrebbe avere il sostegno di tutta la coalizione, come già promesso nella dichiarazione di programma. A partire da febbraio 2015, tuttavia, il ministero dell’Interno applica diverse esenzioni e ha iniziato a restituire la cittadinanza slovacca alle persone che hanno una residenza permanente nel paese in questione e che hanno perso il passaporto slovacco in base alla legge del 2010.
Finora oltre 3.500 persone sono state private della cittadinanza slovacca ai sensi della legge sulla cittadinanza di Stato. In base alla modifica del 2015 sono stati restituiti i passaporti slovacchi a 1.067 persone.
Le critiche
Subito sono arrivate le critiche all’emendamento del governo. Il partito extraparlamentare etnico-ungherese Most-Hid, che è rimasto fuori dal Parlamento alle elezioni dello scorso anno dopo aver fatto parte del precedente governo, dice che intende chiedere al Parlamento di rigettare la legge, sostenendo che è incostituzionale. Se invece passerà, chiederà anche alla presidente Zuzana Čaputová di rivolgersi alla Corte costituzionale. Il capo di Most-Hid László Sólymos dice che le modifiche proposte «non sono altro che un cerotto per le ferite causate dalla legge del 2010». Possono essere utili per le minoranze slovacche all’estero, «ma sicuramente non aiutano le minoranze nazionali che vivono in Slovacchia». Critiche sono arrivate anche da Progresívne Slovensko, altro partito extraparlamentare, che contesta al ministero degli Interni di avere del tutto ignorato i commenti ricevuti all’emendamento in preparazione.
(Red)
Illustr. mohamed_hassa CC0

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