Il paradosso dell’industria alberghiera, nel 2020 del Covid nascono 223 hotel

La pandemia COVID-19 ha ridotto in modo drammatico l’attività dell’industria alberghiera in tutta Europa e nel mondo, e la Slovacchia non fa certo eccezione. Hotel e pensioni, così come gli affitti a breve termine, operano da quasi un anno con enormi limitazioni. Basta vedere che, mentre praticamente tutti i settori economici in Slovacchia hanno visto una crescita delle retribuzioni, gli alberghi sono gli unici che nell’ultimo anno hanno registrato un crollo dell’11,8% dei salari reali. Un dato che va a braccetto con l’occupazione, che nello stesso comparto è diminuita del 13,1%, il dato peggiore di tutta l’economia slovacca.

Eppure. Eppure, dice una ricerca di Bisnode, nell’anno più critico dell’ultimo decennio per il settore, il numero di attività alberghiere in Slovacchia è aumentato nel 2020, ed è notevolmente superiore a quello del 2018. Un vero paradosso.

Nel 2020 in Slovacchia sono stati registrati 2.480 hotel, campeggi e strutture ricettive di breve periodo, ben 223 in più dell’anno precedente, e addirittura 396 più del 2018, la maggior parte delle quali nelle regioni di Bratislava, Žilina e Prešov. Nel frattempo, l’anno scorso hanno chiuso 39 strutture, l’1,6% del totale, un numero notevolmente inferiore a quello che tutti avremmo forse immaginato. Peggio è andata in Repubblica Ceca, dove nel 2020 hanno chiuso oltre il 3% del numero totale di hotel, campeggi e strutture varie di alloggio a breve termine, 170 in totale.

(La Redazione)

Foto Pexels CC0

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