
L’azienda Tatry Mountain Resorts (TMR), uno dei maggiori operatori del turismo in Slovacchia, licenzierà 180 dipendenti dei resord di montagna, parchi acquatici e management, a causa della persistente chiusura dei centri sciistici e alle complicazioni dell’ultimo anno nel settore del turismo causate dalla pandemia. Altri 80 posti di lavoro di dipendenti che hanno un contratto a termine in scadenza o che vanno in pensione non verranno né rinnovati né sostituiti. Complessivamente sono 260 posti di lavoro, quasi un quarto della forza lavoro di TMR nel paese. Prima della crisi, TMR impiegava quasi 3.500 persone in Slovacchia, Repubblica Ceca, Polonia e Austria.
Nelle scorse settimane sono arrivate notizie del genere da grandi società di servizi aziendali condivisi. Johnson Controls trasferirà i suoi servizi finanziari e il reparto contabilità in India, lasciando a casa 532 dipendenti (oltre un terzo del totale) nei prossimi mesi.
E anche AT&T Global Network Services, che opera in Slovacchia da più di dieci anni, taglierà oltre un decimo dei posti di lavoro nel paese, circa 300 su 2.800.
La disoccupazione in Slovacchia sta aumentando a causa della pandemia. A dicembre è salita al 7,5%, dopo aver toccato il minimo storico del 4,92% alla fine del 2019. Secondo il ministero del Lavoro, tuttavia, le sovvenzioni governative ideate per sostenere l’occupazione hanno permesso di salvare un terzo dei posti di lavoro.
Il ministro Krajniak afferma che lo scorso anno, su oltre 10.000 licenziamenti di massa annunciati, solo 2.829 persone hanno perso davvero il lavoro, mentre gli altri sono stati reintegrati grazie all’opera del governo.
(La Redazione)
Illustr. Kevin Smith cc by

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