
Il finanziere Jaroslav Haščák, comproprietario del gruppo finanziario Penta, è stato rilasciato giovedì dal carcere di Ilava dopo una decisione in tal senso della Corte Suprema, cui l’imputato si era rivolto ricorrendo contro il regime di custodia cautelare cui era stato sottoposto il 4 dicembre. Un senato di tre giudici della Corte Suprema ha annullato in questo modo la decisione della Corte penale specializzata (ŠTS) che aveva stabilito l’esistenza di serie ragioni per il carcere preventivo a carico di Haščák.
Insieme al finanziere è stata rilasciata anche un’altra persona coinvolta nel suo caso giudiziario, Dana Arpášová, nata dall’indagine Babylon dell’Agenzia nazionale anticrimine NAKA. I giudici della Corte suprema hanno dato ragione agli avvocati difensori, considerando l’insussistenza delle motivazioni per tenere in custodia i due imputati.
Haščák è accusato di corruzione e riciclaggio di denaro, un caso che risale a 15 anni fa. Per il collegio di avvocati che lo difende, non poteva andare diversamente alla Corte suprema, visto che «il procedimento penale contro il signor Haščák era illegale e ingiustificato». Gli avvocati confermano che Haščák continuerà a collaborare con le forze dell’ordine per chiarire tutti i punti relativi all’accusa contro di lui, e che per il momento si concentrerà sulla propria difesa. Non tornerà dunque alla direzione esecutiva del gruppo finanziario Penta, di cui pochi giorni prima dell’arresto aveva passato a suoi colleghi tutte le sue funzioni operative. La “ditta” di Haščák è un colosso da 11 miliardi di euro di proprietà ed entrate complessive per 6,9 miliardi, attivo in diversi paesi europei, che ha fatto di Haščák il secondo paperone di Slovacchia con una ricchezza stimata di 1,07 miliardi di euro.
La Corte penale specializzata si era pronunciata per la custodia cautelare venerdì 4 dicembre dopo diverse ore di camera di consiglio, temendo che l’imputato potesse influenzare i testimoni. L’arresto è avvenuto dopo un raid della NAKA presso il quartier generale di Penta in Slovacchia, presso il complesso Digital Park di Bratislava. Secondo l’accusa, Haščák avrebbe pagato, tra il 2006 e il 2008, una tangente di 194.000 euro a Ľubomír Arpáš, allora a capo del controspionaggio del Servizio di intelligence slovacco (SIS).
Per il caso giudiziario in questione rimane in custodia lo stesso Ľubomír Arpáš, che avrebbe venduto ad Haščák la registrazione delle intercettazioni dello scandalo Gorila (2005-2006), e l’avvocato František Polák, mentre la moglie Dana Arpášova, anch’essa ex membro del SIS, è stata come detto rilasciata. Tra le accuse per Arpáš e Polák anche quella di estorsione, per avere ricattato un uomo d’affari della Slovacchia orientale che in passato era stato accusato di reati fiscali.
Una registrazione dell’intercettazione Gorila della durata di circa 39 ore è stata inviata a diversi media slovacchi lo scorso anno. Nel 2018 una copia dell’audio era stata sequestrata dalla polizia durante una perquisizione in una casa di Marian Kočner. L’ex Procuratore generale Dobroslav Trnka, vicino a Kočner, è accusato di avere tentato di vendere ad Haščák una copia della stessa registrazione. Per quel fatto fu pesantemente biasimato da Kočner.
(La Redazione)
Foto: frame da video RTVS

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