
La Slovacchia, che al momento non ha un presidente del corpo di polizia in carica – la funzione è ricoperta da un capo ad interim mentre si raccolgono le candidature per la nomina del nuovo – ha ben due ex presidenti di polizia in custodia cautelare, entrambi con accuse di gravi reati penali.
Dopo la conferma del carcere preventivo per Tibor Gašpar, che guidò le forze dell’ordine slovacche dal 2012 al 2018 sotto due governi Smer, è ora il turno di Milan Lučanský, succeduto a Gašpar e rimasto in carica fino alla fine di agosto, quando si è dimesso per disaccordi con il nuovo ministro degli Interni.
Un giudice della Corte penale specializzata (ŠTS ) ha decretato domenica che Lučanský, arrestato giovedì al rientro (volontario) dalla Croazia, vada trattenuto in custodia, come proposto dal procuratore che segue il caso. Inizialmente Lučanský era sfuggito all’arresto in quanto all’estero, ed era stato invitato a rientrare per sottoporsi a un interrogatorio, dopo il quale era stato messo in una cella. Anche ieri è stato interrogato per due ore.
La custodia cautelare è toccata anche agli altri imputati dell’operazione Judáš (Giuda): il vicedirettore del Servizio di intelligence SIS Boris Beňo, l’ex capo del controspionaggio del SIS Peter Gašparovič, e poi l’investigatore di polizia Marián Kučerka e l’ex agente di polizia Ladislav Vičan. Sabato era stata sancita la custodia cautelare anche per l’ex capo dell’Ufficio per le attività speciali di polizia del ministero dell’Interno Jozef Rehák e l’ex vicepresidente dell’Amministrazione finanziaria (il fisco slovacco) Daniel Čech.
La corte ritiene concreto il timore che, se lasciati liberi, gli imputati possano continuare l’attività criminale e influenzare i testimoni, nonché ostacolare le indagini. Le accuse per questi imputati, tra cui figura anche l’uomo d’affari Norber Bödör, già in carcere da luglio, vanno dalla fondazione, ideazione e sostegno di un gruppo criminale organizzato, alla cospirazione, e poi corruzione (attiva e passiva), abuso dei poteri di pubblici ufficiali e altri reati. Tutti i soggetti mandati in carcere preventivo hanno subito impugnato le sentenze, su cui dovrà deliberare la Corte suprema.
Bödör, arrestato nell’ambito dell’operazione Dobytkár (Allevatore) per la corruzione dell’Agenzia dei pagamenti agricoli slovacca, e l’ex capo della polizia Gašpar (di cui è parente) sono ritenuti essere stati ai vertici di un vasto sistema di corruzione per controllare le attività di polizia, e per influenzare indagini e processi.
L’indagine che ha portato alle ultime operazioni della NAKA (Očistec / Purgatorio e Judáš / Giuda) derivano dalle testimonianze dell’ex capo dell’anticrimine dell’Amministrazione finanziaria Ľudovít Makó e dall’inchiesta Božie Mlyny (Mulini di Dio), che ha scoperchiato un vero e proprio vaso di Pandora sulla corruzione degli alti funzionari pubblici in Slovacchia.
(La Redazione)
Foto ZVJS

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