
La Commissione Europea ha confermato che il primo ministro della Repubblica Ceca Andrej Babiš ha violato la legislazione ceca ed europea sul conflitto d’interessi. Secondo Politico, un report del 22 ottobre dimostra che Babiš controlla ancora Agrofert, l’azienda da lui fondata negli anni Novanta e di cui è stato proprietario fino al 2017, quando è passata a due fondi fiduciari proprio perché Babiš, eletto nel dicembre di quell’anno a primo ministro della Repubblica Ceca, rispettasse la legge sul conflitto d’interessi. Continua a leggere su Il Post.
In precedenza, a fine 2018, anche il Parlamento europeo aveva chiesto di fermare i contributi con soldi dell’UE al magnate e politico ceco, chiedendo alla Commissione europea di prendere una posizione chiara, perché «ne va della reputazione dell’Unione europea».
Il premier ceco, nato e vissuto a Bratislava fino alla scissione della Cecoslovacchia, figlio di un diplomatico cecoslovacco, si è poi trasferito a Praga dove ha sviluppato il suo impero economico-finanziario, che ha attività di grande rilievo sia in Repubblica Ceca che in Slovacchia (ma anche altrove, come in Germania), ed è tra i cittadini slovacchi e cechi più ricchi. Suo il gruppo agroalimentare Agrofert, un colosso che in Slovacchia controlla importanti società petrolchimiche come Duslo Šaľa, fabbriche alimentari come Hyza, la casa editrice Mafra Slovakia che edita tra gli altri il principale quotidiano economico della Slovacchia, Hospodarské noviny, fratello dell’omonimo giornale ceco.
Secondo la recente indagine pubblicata dalla rivista Trend, Babiš risulta secondo tra i magnati cechi e slovacchi dopo Petr Kellner. Gli viene attribuita una ricchezza di 3,7 miliardi di euro. Fino al 2018 appariva anche nella classifica Forbes Slovensko come primo paperone dei cittadini slovacchi con 3,39 miliardi di euro, ma poi Forbes lo ha stranamente espunto dalla lista slovacca per lasciarlo in quella della Repubblica Ceca, dove però occupa quest’anno “solo” il quarto posto con 74 miliardi di corone ceche, ovvero 2,8 miliardi di euro.
Negli ultimi anni Andrej Babiš è stato protagonista di una lunga causa giudiziaria da lui intentata nel 2012, quando era solo un uomo d’affari, contro l’Istituto per la memoria nazionale (ÚPN) che ha pubblicato i registri degli agenti dell’ex polizia segreta cecoslovacca (ŠtB) durante l’era comunista. Babiš sostiene di essere stato erroneamente inserito nell’elenco. Secondo i documenti dell’archivio storico di ŠtB in possesso di ÚPN, Andrej Babiš sarebbe stato reclutato nel 1980, prima come confidente per essere in seguito promosso ad agente nel 1982 con il nome in codice “Bures”. Nei registri esistono otto annotazioni di incontri con lui di funzionari ŠtB. Dopo aver definitivamente perso il processo in Slovacchia, il milionario fece ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU), chiedendo la rimozione del proprio nome, ma l’appello è stato respinto nel 2018. Il suo nome in codice rimane dunque iscritto nei registri degli agenti dell’ex polizia segreta, che sono pubblicamente consultabili nell’archivio online di ÚPN.
(La Redazione)
Foto FB/AndrejBabis

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