
Una ragazza di diciassette anni, Judita, è stata condannata oggi da un tribunale distrettuale di Žilina a una pena di 12 anni e quattro mesi di carcere senza condizionale. Il verdetto le addebita il brutale omicidio di un suo compagno di classe 16enne, ucciso in un appartamento di un condominio a Žilina il 16 maggio 2019. La questione suscitò molto scalpore in Slovacchia a suo tempo. Tomáš, compagno di classe dell’assassina alle scuole superiori, è stato assassinato con circa 50 fendenti in varie parti del corpo. Arma del delitto un grosso coltello, con una lama di 18 centimetri e mezzo.
Secondo l’imputata, che allora aveva anche lei 16 anni, l’assassino sarebbe un presunto dipendente di un gestore energetico che sarebbe entrato in casa con la scusa di fare la lettura del contatore di energia elettrica. Ma la sua versione è durata pochi giorni e subito le indagini si sono concentrate su di lei. Secondo l’accusa i campioni di DNA raccolti sulla scena del crimine non hanno portato a dimostrare la presenza di una terza persona nell’appartamento. Allora la polizia trovò più coltelli, uno anche nella stanza della ragazza, che portavano tracce di sangue di entrambi gli studenti.
Alla lettura della sentenza l’imputata, che ha fatto ricorso ha guardato il padre ed è scoppiata a piangere, mentre il padre ha dichiarato alla stampa che il verdetto è ingiusto e arbitrario. Secondo lui nel corso dell’indagine sono stati fatti errori procedurali e violazioni del codice penale, e poi le prove dimostrerebbero l’innocenza di Judita.
(Red)
Foto Seniju@Flickr CB BY

Rispondi