
L’aeroporto M. R. Štefánik di Bratislava ha registrato nel 2019, prima della crisi Covid, una perdita di quasi 4,4 milioni di euro, il numero peggiore dal 2015 che porta la perdita totale a bilancio a oltre 60 milioni, quasi il triplo delle entrate di un esercizio, una situazione che si è creata negli ultimi anni malgrado regolari sussidi statali (3,3 milioni nell’esercizio scorso).
Non hanno aiutato gli ultimi anni di continui record di passeggeri, di voli e di destinazioni servite. Nemmeno l’anno record 2018 (2,3 milioni di passeggeri, con una crescita annua del 18%, e 30.366 voli, +11%, ha aggiustato la situazione, anzi si chiuse in perdita di poco meno di un milione. Secondo la società aeroportuale, l’anno scorso a complicare la situazione è stato il fermo gli aeromobili Boeing 737 Max che avevano iniziato a fare scalo nella capitale nella primavera del 2018, ma sono stati fermati nel marzo 2019 dopo due gravi incidenti.
La situazione per il 2020 si annuncia dunque disastrosa, in quanto lo scalo principale della Slovacchia è stato a lungo chiuso, diventando un parcheggio a basso costo per le grandi compagnie di volo europee, e per il resto ha svolto una attività estremamente limitata rispetto allo standard dello scorso anno.
Anche lo scalo di Košice finirà in perdita quest’anno, ma aveva accumulato riserve negli anni scorsi con profitti regolari.
Per Bratislava il ministro dei trasporti Andrej Doležal dovrà cercare un partner strategico di lungo periodo per rilanciare l’aeroporto. Una operazione che si è trovato sul tavolo ogni ministro dei Trasporti, e ogni governo, fin dal 2006, quando il primo esecutivo di Robert Fico annullò la sua privatizzazione, ma che nessuno è riuscito a portare a termine. Doležal vuole, come già il suo predecessore, affittare l’aeroporto per 30 anni a una società che si dovrà impegnare a «investire 100, 200, 300 milioni». Secondo il ministro alcuni potenziali partner hanno già mostrato interesse. Lo dicevano anche i suoi predecessori.
(La Redazione)
Foto BTS

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