Oggi, 31 anni fa, iniziava la Rivoluzione di velluto

Oggi in Slovacchia è il Giorno della Lotta per la Libertà e la Democrazia, festa nazionale che commemora gli eventi del 1989. Il 17 novembre di 31 anni fa, una settimana dopo i fatti della Germania orientale che avevano portato al crollo repentino e inaspettato del Muro, è considerato il momento di inizio della cosiddetta Rivoluzione di velluto (in slovacco nežná revolúcia), il processo che portò nel giro di alcune settimane al crollo del regime comunista in Cecoslovacchia.

Quel giorno alle 16 diverse migliaia di studenti universitari cechi e slovacchi si radunarono nella capitale Praga presso l’Università Carolina per una commemorazione del 50° anniversario della chiusura delle università da parte degli occupanti nazisti, nel 1969, quando le truppe tedesche assaltarono l’università e arrestarono 1.200 studenti deportandoli in campi di concentramento. Nove tra studenti e professori furono giustiziati senza processo il 17 novembre 1939, data che fu scelta a Londra nel 1941 dal Consiglio internazionale degli studenti come Giornata internazionale degli studenti.

Il 17 novembre di cinquant’anni più tardi, , dopo che il giorno prima una manifestazione pacifica si era svolta a Bratislava sotto gli occhi attenti di un vasto spiegamento di polizia in occasione della Giornata internazionale degli studenti per chiedere una riforma del sistema scolastico, gli studenti a Praga cantavano e gridavano richieste di cambiamento al regime della Repubblica socialista cecoslovacca, tra cui le dimissioni di politici compromessi, il rispetto delle libertà umane e civili, il rilascio di prigionieri politici. Il raduno era del tutto legale e organizzato dall’Unione socialista della gioventù (l’ala giovanile del Partito Comunista). Partita dalla via Albertov, dove si trova l’Università Carolina, una marcia che si stima fu partecipata da 50mila persone attraversò la città e arrivò a Vyšehrad, il castello di Praga, dove si concluse intorno alle 18.


Foto – Praga: Memoriale alle manifestazioni studentesche del 17 novembre 1989

Una parte dei manifestanti, circa 10mila persone, rimase bloccata tra due cordoni di unità speciali di polizia dietro al Teatro nazionale, sulla via Národní třída, e qui continuarono a gridare slogan contro il governo. Il blocco delle autorità divenne più stringente, con la chiusura di diverse strade laterali. A un certo punto, erano ormai passate le 20, un gran numero di agenti della “sicurezza nazionale” e della sezione speciale del ministero dell’Interno (i cosiddetti berreti rossi) caricò con forza i manifestanti, picchiandoli con manganelli. Alla fine risultarono ferite 568 persone. Circolò la voce di una vittima, lo studente Martin Šmíd, una possibile messinscena organizzata da agenti infiltrati della Sicurezza di Stato, la ŠtB, che è tuttavia una vicenda mai del tutto chiarita. In ogni caso, la voce ebbe un ruolo importante nello svolgimento dei fatti successivi a causa dell’indignazione suscitata dalla notizia, anche a livello internazionale dopo una trasmissione di Radio Free Europe.

Il giorno dopo, il 18 novembre, studenti e attori istituirono comitati di sciopero nelle università e nei teatri, chiedendo di punire i responsabili del brutale attacco in Národní třída, e decidendo di tenere uno sciopero generale nazionale di una settimana a partire dal 27 novembre.

Intanto a Bratislava si tenevano incontri in circoli clandestini tra dissidenti, attivisti, artisti, scrittori e intellettuali, e cominciavano a farsi notare alcune figure che più tardi sarebbero state i volti della rivoluzione. Rudolf Sikora, Fedor Gál, Milan Kňažko, Ľubomír Longauer, Ľubomír Feldek, Milan Šimečka e altri fondarono il movimento Pubblico contro la violenza (Verejnosť proti násiliu / VPN), che poche settimane più tardi diventerà il primo partito democratico nato in in Slovacchia.

Si scatenò nelle principali città cecoslovacche una serie di dimostrazioni popolari (nelle due foto sopra, i raduni in piazza SNP a Bratislava) che durò fino alla fine di dicembre contro il regime del Partito Comunista della Cecoslovacchia, che controllava il paese dal 1946. Entro il 20 novembre i dimostranti riunitisi a Praga passarono da 200.000 a quasi mezzo milione.


Foto – Bratislava: Memoriale della Rivoluzione di velluto, piaza SNP

Il 24 novembre si dimise l’intera nomenclatura comunista incluso il segretario generale del Partito Comunista della Cecoslovacchia, Miloš Jakeš. Il 28 novembre venne emendata la Costituzione nelle parti che dava al Partito Comunista Cecoslovacco il monopolio assoluto del potere. Pochi giorni dopo vennero rimosse le barriere di filo spinato ai confini con Austria e Germania.

Le manifestazioni portarono al crollo definitivo del partito e traghettarono la Cecoslovacchia verso una repubblica parlamentare. Il 10 dicembre il presidente della Cecoslovacchia, il comunista Gustáv Husák, nominò il primo governo a maggioranza non comunista dal 1948, e si dimise. Il 29 dicembre 1989 Václav Havel venne nominato Presidente della Repubblica, dopo che lo slovacco Alexander Dubček fu eletto presidente del Parlamento federale il giorni precedente. Nel giugno 1990 si tennero in Cecoslovacchia le prime elezioni democratiche dal 1946.

Per chi volesse approfondire riproponiamo tre testi interessanti pubblicati negli anni scorsi da Buongiorno Slovacchia:

(La Redazione)

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Foto: Havel e Dubček a Praga, 24/11/1989 – Jaroslav Kučera CC0
Foto: Praga, 22/11/1989 – Gampe cc by / elabor. BS
Foto 3 e 4: folla in protesta su piazza SNP a Bratislava nel novembre 1989
Foto: Bratislava: Memoriale della Rivoluzione di velluto, piaza SNP – Jozef Kotulič cc by
Foto: Václav Havel in piazza Venceslao a Praga durante le manifestazioni – MD cc by sa

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