SETTEMBRE – IL MESE DELLE LINGUE DEI SEGNI
L’ultima settimana di settembre da diversi anni viene celebrata attraverso varie attività delle Comunità dei Sordi in tutto il mondo come la “Settimana Internazionale dei Sordi (IWD)”, ed è dedicata alla commemorazione del primo Congresso della Federazione Mondiale dei Sordi (WFD) che si tenne nello stesso mese del 1958 a Roma, in Italia.
Queste attività ed eventi accolgono la partecipazione di tutti i membri delle comunità dei non udenti, che includono famiglie di persone sorde, interpreti di lingua dei segni professionisti e accreditati, nonché il coinvolgimento di varie parti interessate come i governi nazionali, le organizzazioni nazionali e internazionali per i diritti umani, e organizzazioni di persone con disabilità.
Il tema della Settimana Internazionale dei Sordi 2020 è stato: “Riaffermare i Diritti Umani delle Persone Sorde“.
«Quest’anno vogliamo che tutte le parti interessate si uniscano per sostenere la necessità di garantire e promuovere i diritti umani delle persone sorde! Afferma il tuo sostegno per i pieni diritti umani per tutte le persone sorde firmando la Carta della direttiva quadro sui diritti della lingua dei segni per tutti!», si legge nel sito WFD.
Con l’occasione dell’evento citato è con grande piacere che vi presento un bravo artista e pedagogo slovacco.
Jozef Rigo – l’uomo che ama le sfide

Jozef Rigo proviene da Tatranská Lomnica, e dal 1998 vive a Bratislava, in Slovacchia. Nel 1995 si è diplomato alla Stredná priemyselná škola – odevná (Scuola superiore di sartoria) per i ragazzi non udenti a Kremnica. Successivamente ha proseguito gli studi universitari presso lo JAMU –“Drammaturgia educativa per i non udenti” di Brno, in Repubblica Ceca, che ha concluso con la laurea triennale. Nel 2001 ha deciso di continuare con gli studi nel campo della “pedagogia speciale – pedagogia dei sordi” presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università Masaryk di Brno e nel 2003 ha completato i suoi studi con il titolo accademico di Master.
Jozef ha iniziato la sua carriera lavorativa a Bratislava come attore di pantomima con il professor Milan Sládek al Teatro Aréna, poi come assistente presso la Pedagogická fakulta Univerzity Komenského (Facoltà di Pedagogia dell’Università di Ján Komenius) nel programma di studi di pedagogia per i non udenti e dal 2002 lavora come insegnante presso la Stredná odborná škola pre žiakov s poruchami sluchu (Scuola superiore professionale per studenti con problemi di udito) a Bratislava.
Ho un’amicizia di lunga data con Jozef, e per le sue qualità umane non comuni ho deciso di intervistarlo.
Jojino, ci siamo conosciuti in un momento in cui facevi una parte artistica al teatro Divadlo Aréna di Bratislava, guidato dal famoso mimo e professore Milan Sládek. Spesso ti sei esibito anche in altri teatri. Con grande piacere mi ricordo dei nostri incontri con il tuo amico e mimo Pepo Polóny. Allora io non conoscevo nemmeno un solo simbolo del linguaggio dei segni. Questo però non ci ha preoccupati, abbiamo sempre parlato molto e riso, grazie alla lettura di parole e frasi dall’articolazione delle labbra. Non dimenticherò mai nemmeno la tua brillante interpretazione della Carmen nella commedia pantomima “Carmen” diretta dal maestro Sládek. Dimmi, che ricordi ti sono rimasti del tuo lavoro con questo mimo di fama mondiale?
«Grazie. Quelli sono stati per me tempi davvero belli, ma sono stati anche difficili a causa della comunicazione con i colleghi udenti, perché nel gruppo artistico ero completamente solo come persona sordomuta. In qualche modo ho combattuto, fino a quando questo ensemble si è sciolto. Ho trascorso con Sládek quattro anni creativi. Il maestro Sládek era molto divertente. Faceva spesso uso di sarcasmo, così che tante volte si rideva con gusto durante le prove, nei tour, ai festival, nei ristoranti. Grazie a Sládek abbiamo viaggiato per le città tedesche, dove ci siamo esibiti e spesso siamo stati ospiti a casa sua a Colonia. Ho recitato in 9 spettacoli di pantomima all’Arena».

Nel 2001 sei stato ospite nel corso di educazione teatrale per due mesi presso l’Università d’Arte nella città di Tacna in Perù. E in quel paese hai guidato un Corso di pantomima televisiva! Come ci sei arrivato lì? Hai avuto problemi con la comunicazione? Cosa ti ha lasciato questo soggiorno, quali esperienze hai fatto?
«Sono arrivato in Perù grazie alla mia collega Ingrid Portell del Teatro Arena. Abbiamo pianificato e preparato cosa, come e quando tenere un corso in Perù. Nello stesso momento Ingrid, avendo il marito peruviano, aveva deciso di trasferirsi con lui in Perù a Tanca, dove ha iniziato a condurre un corso di danza classica per il pubblico. Avendo buoni contatti con le istituzioni, non ci è voluto tanto, e per mezzo di un regista Ingrid ha organizzato tutto quello di cui avevamo parlato quando ancora viveva a Bratislava. In un giorno ho ricevuto l’invito e ho volato per 15 ore verso l’America Latina. Una volta arrivato, ho avuto poco tempo per ambientarmi e presto ho iniziato a condurre il Corso di pantomima, a teatro, in un istituto culturale, per 45 giorni. Il corso era per bambini, adolescenti e adulti. Per comunicare ho ricorso a tutte le forme dalla gestualità, all’italiano, all’inglese ed ho anche imparato un po’ di spagnolo… Però Ingrid mi ha aiutato molto… soprattutto mi faceva da interprete dallo spagnolo allo slovacco. Il mio soggiorno in Perù è stato per me veramente una grande esperienza… per essere stato completamente solo a guidare non uno, ma due interi corsi. Questo è stato un inizio importante per me nella mia futura professione di insegnante».

Dopo il viaggio in Perù sei stato in Mongolia. Lì avevi un ruolo di consulente per lo sviluppo della lingua dei segni mongola, per un corso pilota di 3 mesi nel Progetto ADRA Slovacchia in collaborazione con ADRA Mongolia per non udenti e ciechi a Ulan Bator. Come è andato il progetto? Hai notato differenze tra la lingua dei segni slovacca e quella mongola? In che modo è diversa la vita di una persona non udente che vive in Mongolia dalla vita di una persona ipoudente in Slovacchia?
«Il signor Daniel Dräxler è venuto da me alla Facoltà della Pedagogia speciale e mi ha illustrato il progetto, ed io ho immediatamente accettato la sua proposta. Ero molto curioso della Mongolia. Il mio soggiorno a Ulan Bator è durato 3 mesi, in estate. Lì ho tenuto conferenze sulla teoria del linguaggio dei segni, della cultura dei sordi. Ho tenuto corsi di pantomima, dramma e un corso di trucco per mimo al quale erano interessate soprattutto le donne. La mia meravigliosa interprete ed amica Yumjirdulam era sempre con me ovunque. Ha tradotto dal mio inglese in mongolo. Il nostro gruppo ha lavorato per tutto il tempo nell’istituto ADRA e soprattutto nella scuola primaria 29 per non udenti, insieme a insegnanti e professori. La loro natura e il loro modo di pensare sono esattamente gli stessi dei nostri. La cosa mi ha sorpreso un po’. Questi sono sopravvissuti al comunismo, proprio come noi, ed è per questo che siamo molto simili, più vicini, coesi. Anche i loro sordi hanno esattamente gli stessi problemi dei nostri, non udenti slovacchi… mancano loro gli interpreti, tanti tra di loro sono artisti e litigano tra loro come noi. Però i loro segni e i loro gesti sono diametralmente opposti ai nostri. Parlavamo principalmente la lingua dei segni americana (American Sign Language). Naturalmente ho imparato molti gesti mongoli e la loro lingua mongola con l’alfabeto cirillico.
È stato un periodo molto faticoso, ma siamo stati tutti ripagati da esperienze fantastiche. Abbiamo vissuto con un gruppo di sordi della Mongolia, insieme siamo andati nella natura, in un cottage, abbiamo visitato le loro istituzioni, abbiamo visto le loro esibizioni artistiche. Io personalmente ho vissuto delle situazioni strane… spesso perdevo l’autobus… ho fatto una settimana di soggiorno a Pechino in China… una volta, poco prima di un incontro importante il sifone in bagno è scoppiato, c’era acqua ovunque, ero completamente bagnato e non avevo il ricambio di abito. Bevevo spesso latte di giumenta… mangiavo ottima carne di montone cotta sul fuoco in una ciotola di pietra. Sono rimasto senza parole quando in un negozio ho trovato il ketchup, e diversi cibi per bambini di produzione slovacca. Come anche quando ho visto i nostri autobus slovacchi dismessi che servivano tanto bene per il loro trasporto pubblico, compresi i nostri adesivi con le scritte Nastúp a Výstup (entrata ed uscita) che sono rimasti attaccati sui finestrini degli autobus. Non mancava l’adesivo del paese: SK».

Ti piace viaggiare, ti piace cucinare… ami l’Italia. Dai tuoi viaggi in Italia hai raccolto parecchia esperienza e molte ricette. Quale parte d’Italia ti è piaciuta di più e quali piatti italiani cucini?
«L’Italia è il mio amore. Questo paese è un capitolo speciale e folle della mia vita. Ho imparato tanto dalla vita degli italiani, dalla loro mentalità, dalle loro vite e abitudini, storie, comportamenti, intelletto, dalla lingua, dalla gastronomia. Adoro l’ambiente italiano… il paesaggio e il mare. Per undici anni ho passato ogni estate in questo meraviglioso paese. Nel periodo delle mie vacanze da studente con un amico di Poprad andavamo a lavorare nel ristorante Il Mago proprio sulla spiaggia a San Menaio, nel Gargano (da Roma circa 100 km). Io ho fatto l’aiuto di cucina “universale”. Ho imparato a fare tutto, da lavare i piatti e i pavimenti a cucinare gli spaghetti e stare dietro ai forni. Ho lavorato e ho viaggiato molto per l’Italia. Soprattutto mi sono care le città di Roma, Napoli, San Marino e le Isole Lipari… A casa mia cucino spesso melanzane ripiene, spaghetti alle vongole, al pomodoro e al formaggio, preparo antipasti, olive, parmigiano, caciocavallo al forno, pizza e ho sempre il limoncello a casa… La dolce vita!».

Ma… torniamo al teatro. Come attore di pantomima ti sei esibito in Inghilterra, Belgio, Repubblica Ceca, Cina, Francia, Paesi Bassi, Croazia, Isole Canarie, Lettonia, Lituania, Liechtenstein, Mongolia, Ungheria, Germania, Perù, Polonia, Austria, Serbia, Spagna, Svizzera, Italia, Turchia. In Slovacchia, tra le altre cose, ti sei esibito anche sul palco del Teatro Nazionale Slovacco (SND) nell’opera di Bedřich Smetana Predaná nevesta (La sposa venduta), per il ruolo di pompiere. Hai avuto l’opportunità di incontrarti con pubblici diversi. Dove hai recitato meglio, e perché?
«Il mio ex collega Dušan, del teatro Aréna, mi ha proposto la possibilità di partecipare al provino del teatro e assieme a lui ho ottenuto il ruolo nell’opera di Smetana. Eravamo comparse nel ruolo di vigili del fuoco che “dovevano essere ubriachi”. Ho recitato in 4 stagioni. Però non ho dei bei ricordi, …è stata una cosa terribile per me perché mi sono trovato unico non udente e non parlante tra tante persone udenti, e la comunicazione era compicata. Inoltre, la performance durava tre ore… mamma mia».
Nel 2002 hai iniziato a dirigere un gruppo teatrale, DIKO, della Scuola superiore professionale per studenti con problemi di udito di via Koceľova a Bratislava. Qual è il vantaggio di una pantomima sullo sviluppo di un giovane, in questo caso un giovane sordo?
«Sono stati momenti piacevoli e creativi. Credo fermamente che gli studenti abbiano ottenuto molto da me e hanno acquisito tanta esperienza. Ho lavorato sodo con loro per 17 anni. Nell’ensemble teatrale DIKO avevo grandi talenti, specialmente comici. Il nostro repertorio era interessante… dalla vita della ragazza sordocieca Helen Keller, alla ragazza ebrea Anne Frank… dalla vita di Marilyn Monroe, alla vita di Freddy Mercury, che è stata la mia ultima performance con loro… è stata una première al Festival del teatro dei non udenti nel 2018».
Da tredici anni sei membro dell’ensemble professionale di non udenti “Tiché iskry” (Le scintille silenziose) che ha sede a Banská Bystrica. Sei uno dei suoi attivisti, attore ma anche regista e sceneggiatore. Puoi dirci quali sono i vostri obiettivi?
«”Tiché iskry” è un teatro in cui professionisti non udenti presentano l’arte nel linguaggio dei segni in connessione con elementi di movimento, danza e teatro con i propri valori estetici. Nel nostro lavoro artistico utilizziamo elementi di arteterapia, terapia teatrale e laboratori creativi nel campo della creazione drammatica e teatrale non solo per bambini e giovani, ma anche per adulti. Durante questi anni mi sono esibito come attore e contemporaneamente ho realizzato tre progetti abbastanza grandi in veste di regista, sceneggiatore, drammaturgo e costumista. Il primo è stato la commedia pantomima “Romeo e Zuzana”, ispirata dalla storia di Romeo e Giulietta, dopo… la commedia teatrale “SMER FLORIDA”, basata sul film A qualcuno piace caldo (Some Like It Hot) e come mio ultimo progetto ho fatto la tragicommedia “Večný tulák” (L’eterno vagabondo) che parla della vita di Charlie Chaplin.
L’obiettivo del nostro teatro è stimolare l’interesse degli spettatori non udenti a visitare i nostri spettacoli. Siamo consapevoli che i sordi hanno poca autostima e temono di trovarsi ad eventi culturali pubblici dove mancano traduttori della lingua dei segni. Non capire una sola parola è per il non udente una enorme barriera nell’integrazione nella vita sociale, e per questo motivo in genere si isolano. D’altra parte cerchiamo anche di avvicinare al nostro lavoro artistico il grande pubblico udente».
Caro Jojino, grazie per l’intervista, ti auguro un continuo successo nella tua vita personale e professionale.
A voi, cari amici, auguro una buona lettura, e non vi scordate:
Abbiate cura di voi,
vostra Marína
(Marína Hostačná)
Foto: archivio di Jozef Rigo

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