Bufera sui test covid di massa: dure critiche da medici e politici

Mentre il Paese si prepara ai test covid di massa, che saranno effettuati sabato 31 ottobre e domenica 1 novembre, si fanno più aspre le critiche di quanti ritengono inutile, se non addirittura dannoso lo screening di tutta la popolazione.
Dopo le affermazioni del presidente della Camera Slovacca dei Medici (SLK), Marian Kollár, che non supporta i test di massa, i medici si sono scollegati dal database degli operatori sanitari, secondo quanto dichiarato dallo stesso primo ministro Igor Matovič (OĽANO).

Ieri l’Associazione dei medici di base della Slovacchia (SLVS) ha inviato una lettera aperta al premier e al ministro della Salute Krajčí (OĽANO). Nel documento esprime la propria “profonda preoccupazione per l’escalation della tensione, la discussione non professionale e la polarizzazione della società” provocate dal piano predisposto dal governo per sottoporre tutta la popolazione a test antigenici per Covid-19.

I medici di base criticano il fatto che i professionisti della salute non siano stati consultati non solo per l’elaborazione del progetto, ma anche per la predisposizione delle misure più adatte nella lotta contro il coronavirus. La voce dei medici non è stata ancora ascoltata dal governo, si legge nella lettera, ma essa non potrà essere sostituita dai soldati o dagli agenti di polizia chiamati a coordinare lo screening di massa. Nessuno conosce i pazienti più dei medici di base, che da quasi sei mesi sono in prima linea nella lotta contro la pandemia.

Sotto accusa la condotta del governo, con i suoi continui cambi di rotta, “l’impreparazione” e “la crescente pressione sugli abitanti della Slovacchia”, tutti fattori che avrebbero creato un clima di disorientamento e di sfiducia generale nelle autorità. Nella questione entrano in gioco anche l’affidabilità dei risultati forniti dai test, nonché la tutela dei diritti dei cittadini.

La lettera aperta si articola in dieci punti nei quali si afferma che la campagna nazionale di screening di massa “non è conforme alla raccomandazione della Commissione pandemica, né alla raccomandazione di esperti e scienziati” per il rischio di ulteriore diffusione dell’infezione con la concentrazione di milioni di persone nei punti di campionamento. Gli esperti di malattie infettive raccomandano infatti di ridurre il più possibile i contatti sociali e la mobilità.

A suscitare forti dubbi è anche la tipologia di test adottata dal governo. I test antigenici, infatti, sono adatti a testare soltanto i pazienti con sintomi di Covid-19, non gli individui asintomatici. Inoltre, il loro utilizzo in punti di campionamento esterni riduce l’affidabilità dei risultati garantiti dal produttore.

SLVS ha anche attaccato il governo sul presunto carattere “volontario” del test. Il test non può essere definito volontario se chi non accetta di eseguirlo subirà sanzioni come la quarantena e la limitazione della libertà di movimento “senza comprovata infettività, ma solo per motivi preventivi”. La legittimità di tale procedura da parte del governo solleva forti dubbi, come del resto ha sottolineato qualche giorno fa anche la presidente Zuzana Čaputová.

Viene messa in discussione anche la legalità della procedura che consentirà a terze parti di richiedere al cittadino di esibire il certificato rilasciato dal Ministero della Salute, contenente informazioni sulle condizioni di salute che dovrebbero invece essere riservate in conformità al GDPR.

SLVS ritiene inoltre “discriminatorio impedire ai cittadini di sottoporsi ad altri test per Covid-19, acquistati dal governo della Repubblica slovacca e certificati nell’UE”. Gli operatori sanitari che li eseguono hanno il pieno diritto di rilasciare il certificato attestante l’esito dell’esame. Un altro punto che ha suscitato critiche è la decisione del governo di permettere che il test venga effettuato in strutture mediche ospedaliere, ma non negli ambulatori.

Non solo critiche, ma anche raccomandazioni

La lettera aperta dei medici di base non contiene solo critiche all’operato del governo, ma anche una serie di raccomandazioni, rivolte pure al Ministero della Salute. Prima tra tutte “rispettare le raccomandazioni dei medici e degli epidemiologi” e consentire l’esecuzione dei test anche nell’ambito dell’assistenza sanitaria ambulatoriale.

L’associazione ritiene più utile dello svolgimento di test a tappeto in tutto il territorio nazionale la loro esecuzione “mirata”, tenendo conto della diversa situazione epidemiologica nelle singole regioni. Per questo sarebbe necessario individuare entro il 2 novembre le regioni critiche e coordinare interventi specifici in collaborazione con l’Ufficio della sanità pubblica (RÚVZ). Nelle aree più a rischio i test antigenici per l’individuazione dei soggetti con sintomi dell’infezione dovrebbero essere distribuiti a tutti gli ospedali, ai medici generici e ai pediatri che abbiano accesso elettronico al Centro nazionale di informazione sanitaria.

Si è perso troppo tempo e non si è predisposto un piano efficace nella lotta contro il Covid-19, affermano i medici di base: servono obiettivi chiari e un’azione costante di monitoraggio della situazione sanitaria, e occorre agire subito, fin dal 1 novembre. Gli ospedali slovacchi rischiano il collasso, non solo per il crescente numero di pazienti, ma anche perché mancano operatori sanitari e molti di loro sono stati infettati dal virus.

Infine, l’allentamento delle misure epidemologiche dovrà avvenire in modo graduale e solo quando la situazione sanitaria lo consentirà, per evitare che la decisione di “abbassare la guardia” faccia precipitare nuovamente il Paese nell’incubo della pandemia. Anche i cittadini dovranno rendersi conto che, nel caso in cui decidessero di sottoporsi al test, un eventuale risultato negativo non dovrà comportare la “libera circolazione” e l’abbandono delle misure preventive. L’adozione di comportamenti scriteriati non potrà che contribuire alla diffusione rapida e incontrollata dell’infezione, con il conseguente collasso del sistema sanitario.

SLVS richiama l’attenzione sulla necessità di fissare obiettivi chiari e di dare indicazioni altrettanto chiare per i cittadini perché “caos e disorganizzazione interrompono il funzionamento efficiente del sistema.”

Sulle carenze del sistema ospedaliero è intervenuta anche la presidente Zuzana Čaputová, che lo scorso martedì ha incontrato un gruppo di medici e scienziati.
Nella lotta contro il coronavirus gli ospedali non devono essere il punto debole, perché da loro dipende l’intero successo o fallimento. È necessario rafforzare e proteggere il personale sanitario e garantire la fornitura sufficiente di attrezzature, ha sottolineato la presidente. Sebbene sia comprensibile che tutti gli sforzi siano ora concentrati nello svolgimento dei test di massa, non si deve dimenticare che l’assistenza sanitaria deve essere garantita anche per altri trattamenti sanitari, ha detto Čaputová.

La presidente ha anche ricordato che i test non devono essere considerati come “un’azione liberatoria” che esoneri dall’attuazione di altre misure, come le limitazioni alla mobilità e il divieto di assembramenti, i controlli alle frontiere, il rafforzamento della capacità di tracciamento dei contatti e la messa in sicurezza degli ospedali da possibili collassi. In merito a questo occorre ascoltare la voce dei medici e degli scienziati, ha dichiarato.

Oggi la presidente, in qualità di comandante in capo delle forze armate, ha chiesto agli alti vertici militari che gestiscono l’operazione “Responsabilità condivisa” di essere informata sulle fasi di preparazione dello screening di massa. Manca personale sanitario, hanno riferito i medici, per i quali “l’obiettivo di testare l’intera popolazione della Slovacchia è irrealizzabile.” (Mentre scriviamo è arrivata la notizia che il governo austriaco invierà 50 medici militari per supportare le squadre slovacche impegnate nella campagna nazionale di screening).

Per questo motivo, la presidente chiede al premier Matovič che venga garantita l’esecuzione dei test laddove sia stato fornito tutto il materiale necessario e sia disponibile un numero sufficiente di operatori sanitari, ma di riconsiderare le sanzioni previste per i cittadini che non si sottoporranno ai test. Una misura del genere, a detta della presidente, «divide la società nella situazione attuale, e questa è l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno ora».
Secondo Čaputová, «oggi c’è in gioco non solo il risultato dei test, ma anche la coesione della Slovacchia e la capacità di resistere alla difficile prova dei prossimi giorni e settimane».

La “sfuriata” di Fico contro i test di massa

Tra le voci critiche nei confronti dello screening di massa, oltre a quella dell’ex premier Peter Pellegrini, che giorni fa ha dichiarato apertamente sui social la propria contrarietà ai test, anche Robert Fico “ha tuonato” contro l’affidabilità dei test e la trasparenza dell’intera operazione.
Che l’ex primo ministro non usi mezzi termini è risaputo. Questa volta, in un video pubblicato su Facebook, non solo ha affermato che i test sono «totalmente imprecisi» e che la gente corre il rischio di infettarsi concentrandosi nei punti di campionamento, ma ha anche rivolto un’accusa pesante nei confronti del premier Matovič e del ministro dell’Economia Richard Sulík (SaS). Dietro la campagna nazionale di screening, secondo Fico, ci sarebbe una speculazione, con l’acquisto di test “inutili” per un importo di 43 milioni di euro da un’azienda vicina all’attuale premier.

Il governo ha ingannato la gente, sostiene Fico, perché il test è solo una mossa politica priva di giustificazione scientifica e non è volontario. Si è imposto alla gente qualcosa che non avrebbe mai accettato di fare se non fosse sotto pressione.

(Paola Ferraris)

Foto: Urad Vlady SR (Fb)
Zuzana Čaputová (Fb), prezident.sk

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