Governo slovacco, dubbi sul trattamento delle scorie nucleari italiane

La società statale Javys, che si occupa di gestire il decommissioning delle centrali nucleari, ha un accordo per trattare le scorie nucleari della centrale italiana dismessa di Caorso, in provincia di Piacenza. Dall’affare la società slovacca, nota il quotidiano Denník N, dovrebbe incassare 26 milioni di euro, con un utile tra i 5 e gli 8 milioni di euro, numeri che sono stati forniti solo di recente. I rifiuti radioattivi, 865 tonnellate di fanghi contaminati, verrebbero lavorati nel centro Javys di Jaslovské Bohunice, vicino all’omonima centrale atomica nella regione di Trnava, per poi ritornare in Italia come rifiuti a bassa intensità di radiazioni una volta concluso il trattamento. In Italia la partita dovrebbe poi essere stoccata nel deposito nazionale per le scorie nucleari, che tuttavia ancora non si è deciso dove sarà costruito.

Il contratto con l’Italia era nato nel 2015 durante il secondo governo di Robert Fico, un monocolore Smer-SD, ma oggi due partiti della coalizione del governo slovacco, OĽaNO e Za ľudí, stanno pensando di vietare il trattamento in Slovacchia di rifiuti nucleari stranieri. Ma nel frattempo Javys, che finora aveva solo gestito il trattamento delle scorie degli impianti slovacchi, ha investito 20 milioni di euro per nuovi impianti in grado di trattare una quantità doppia di rifiuti nucleari rispetto ad oggi. Una struttura che ancora non è stata autorizzata ad operare, ed è in attesa di permessi statali da parte del ministero dell’Ambiente. E proprio il ministro Já Budaj (OĽaNO) è tra i maggiori oppositori dell’incenerimento di scorie straniere. Gli altri due partiti della coalizione, SaS e Sme Rodina, inizialmente contrari, hanno cambiato idea e oggi sarebbero a favore di questa attività, dice Denník N. Se l’operazione di Javys venisse bloccata da un ‘niet’ governativo, dovrebbe pagare una multa contrattuale di 10 milioni di euro, oltre ad avere buttato i 20 milioni di investimento.

La commessa era stata acquisita da Javys a seguito di una gara internazionale della società pubblica italiana Sogin, incaricata della dismissione delle centrali nucleari italiane dopo il referendum che nel 1987 decretò lo stop al nucleare nel Belpaese. La centrale di Caorso, con 860 MW di potenza, è rimasta in funzione solo dal 1978 al 1990. Oggetto del contratto sono quasi 6000 fusti di fanghi che devono essere lavorati per ricavarne materiali a bassa intensità di radiazioni, e ridotti al 10% del volume attuale. Nel 2018 erano partiti i primi carichi per la Slovacchia, oltre trecento fusti, per il previsto test a caldo di incenerimento e condizionamento, prima di lanciare le operazioni per il resto del materiale. Il trattamento dovrebbe concludersi nel 2023, per 250 tonnellate all’anno nei prossimi tre anni.

L’attività principale di Javys è lo smantellamento delle centrali nucleari slovacche A1 e V1 di Bohunice, la gestione dei rifiuti radioattivi e del combustibile nucleare esaurito, oltre ai materiali radioattivi nel territorio slovacco, tra cui abbigliamento o dispositivi medici e dell’industria. La popolazione locale è divisa sull’idea di trattare rifiuti dall’estero: diversi comuni dei dintorni sono fortemente contrari, mentre altri, tra i quali Jaslovské Bohunice, sono favorevoli per le prospettive di lavoro offerte, ma chiedono l’istituzione di un fondo di sviluppo.

(Red)

Foto IAEA cc by sa
Simone Ramella cc by

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