
Secondo una analisi della società di consulenza Bisnode, pubblicata l’altro ieri, la crisi provocata dalla diffusione del coronavirus e le misure decise per contrastarla stanno uccidendo il settore della ristorazione slovacca. I dati analizzati da Bisnode mostrano che dall’inizio di quest’anno sono già stati chiusi definitivamente oltre novecento ristoranti, tavole calde e fast food. Ottocento di questi locali erano di proprietà di imprenditori autonomi, cui la crisi Covid ha dato un grosso contributo nel farli finire a gambe all’aria.
Alla fine di settembre 2020 erano 11.605 gli esercizi gastronomici in Slovacchia, in base alla registrazione della loro licenza commerciale, e 8.714 le società a responsabilità limitata o società per azioni operanti nel settore della ristorazione. Il comparto aveva visto un boom negli ultimi anni, soprattutto nell’ultimo biennio, e dal 2010 il loro numero era raddoppiato. Questo tipo di business è oggi tra quelli che stanno subendo le maggiori conseguenze a causa della pandemia.
Con le nuove misure decise dal comitato di gestione delle crisi, dal 15 ottobre è vietata la somministrazione di pasti e bevande all’interno dei locali di ristorazione. Rimangono consentiti solo i servizi di consegna del cibo d’asporto o il servizio all’aperto per chi ha a disposizione spazi e terrazze in esterni. In primavera le restrizioni erano simili e i ristoranti hanno registrato in media un calo dei ricavi del 42%. Numeri che chiaramente non lasciano ben sperare per il futuro delle imprese più piccole che non hanno solide riserve finanziarie. Già dalla primavera la categoria chiede aiuto al governo, come del resto hanno fatto le strutture alberghiere anch’esse fortemente danneggiate dal sostanziale blocco del turismo, in particolare quello straniero.
(Red)
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