
Nella produzione attuale di opere architettoniche “qualità” è diventata una delle parole-chiave, un termine costantemente presente non solo nel mondo degli architetti e dei teorici, ma anche tra amministratori pubblici, imprenditori edili e committenti finali.
Ma che cos’è e con quali criteri si valuta un’architettura di qualità? Ormai risulta praticamente impossibile definire un canone, ovvero una scala classica di valori per misurare e classificare il grado di qualità di un’opera architettonica, attraverso l’esame delle tecnologie, dei materiali, dei programmi funzionali e delle forme. Ogni opera pare essere dotata di caratteristiche di unicità nel raggiungimento di un equilibrio tra forme e tecnologia, due componenti peraltro in continua e rapida evoluzione. Innovazioni tecnologiche, nuove tipologie costruttive e nuovi materiali obbligano a ridisegnare continuamente il nostro concetto di “qualità” dell’opera architettonica contemporanea, che si esprime attraverso variabili sempre più complesse. Se complicato diventa misurare il valore qualitativo delle forme, la valutazione andrà spostata allora sulla capacità dell’architetto di offrire risposte e soluzioni ottimali agli aspetti problematici del progetto.
Ma “l’architettura non è solo opera degli architetti; ha anche bisogno di una solida cornice di regole e di una politica sensibile alla base della pianificazione e della costruzione”, come sottolinea l’architetto e urbanista austriaco Kay Strasser. E all’origine di un’architettura di qualità deve esserci anche un’armonica collaborazione tra committente, architetto e realizzatore, accomunati dal desiderio di raggiungere un obiettivo comune. A dirlo è Peter Moravčík, presidente della giuria del concorso di architettura CE ZA AR 2020, giunto quest’anno alla sua 19ª edizione.
Il concorso mira a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità di sostenere la qualità della produzione professionale degli architetti e sull’importante ruolo svolto dalle autorità pubbliche e dagli investitori, come ha osservato Iľja Skoček, presidente del consiglio di amministrazione della Camera degli architetti slovacca (SKA).
Una ventina di candidati hanno presentato i propri progetti in sei categorie: case familiari, edifici residenziali, edifici civili e industriali, interni, esterni e il fenomeno dell’architettura.
I premi per le migliori opere architettoniche slovacche sono stati assegnati nel corso di una cerimonia organizzata dalla Camera degli architetti slovacca (SKA) presso il Mercato Vecchio di Bratislava. Quest’anno il livello dei progetti è stato “eccezionalmente buono”, ha commentato Moravčík.
Queste le opere architettoniche premiate

• Categoria “case familiari”: Vajnory, casa estiva, realizzata nel 2020 da Totalstudio su progetto degli architetti Aleš Šedivec, Tomáš Tokarčík (foto: Eva Benková).
L’ambizione di questo progetto architettonico è creare una fusione armonica tra edificio e grande giardino. Tre abitazioni compongono un’unica residenza, suddivisa in area giorno, area notte e spazio all’aperto.

• Categoria edifici residenziali: Complesso residenziale Drotárska, Bratislava, realizzato nel 2019 dallo studio Hantabal architects, su progetto di Michaela Hantabalová e Juraj Hantabal, con la collaborazione di Soňa Pavolová e Jakub Hanták (foto: Juraj Hantabal).
Il concetto che ha ispirato il progetto è la creazione di un edificio in grado di adattarsi ad un ambiente urbano complesso attraverso la rotazione della sua pianta, il suo adattamento al terreno e l’armonia tra la massa compatta della facciata e le aperture create da logge e balconi di diverse dimensioni. Un’armonia leggera raggiunta anche con l’utilizzo di listelli di legno.

• Categoria edifici civili e industriali: Monumento Majer, Banská Bystrica, progettato nel 2019 dallo studio N / A degli architetti Benjamín Brádňanský, Vít Halada e Maroš Greš (foto: Ján Kekeli).
Il restauro del cimitero della prima guerra mondiale è stato pensato come visualizzazione dello spazio del ricordo, di ciò che dovremmo ricordare e che invece è scivolato lentamente nell’oblio. Il cimitero, infatti, è stato abbandonato negli anni ’50, in balia di uno scempio architettonico che circa trent’anni fa ha trasformato il corpo centrale dell’edificio in un autosalone, con un incrocio stradale che ne attraversava la superficie, mentre il resto della struttura scompariva sommerso dalla vegetazione. L’idea di fondo del progetto è presentare tutti gli strati dell’oblio e della reminiscenza in un’unità strutturale uniforme composta da lastre di acciaio di soli 8 mm di spessore.

• Categoria “fenomeno del’architettura”: ampliamento del cottage di Čachtice, realizzato nel 2020 dallo studio BKPŠ, su progetto dell’architetto: Pavol Paňák (foto: Tomáš Manina).
L’ampliamento nasce dal desiderio di creare un tributo speciale alla cultura artigianale, con la progettazione di un nuovo soggiorno annesso all’antica casa di un muratore, restaurata nel 1995. La particolarità del progetto è data dall’utilizzo dei mattoni prodotti dall’antica fornace locale per la realizzazione della capriata. Situato nell’area della fabbrica di mattoni del villaggio, l’edificio funge da casa per il fine settimana.

• Categoria “interni”: Dipartimento letteratura professionale della Bibioteca Comunale di Senec, realizzato nel 2019 dall’architetto Matúš Bišťan (foto: Pavel Meluš e Juraj Marko).
La sfida principale del progetto è stata trovare una soluzione “non invasiva” per ospitare 15.000 volumi su un’area di 150 metri quadri senza riempire l’intero spazio di scaffali ingombranti. La biblioteca doveva infatti ospitare anche una sala studio, uno spazio per lavorare al computer e uno spazio aperto per l’organizzazione di eventi fino a 30 persone. La soluzione adottata è un ripiano arrotondato che costituisce l’elemento base degli interni e che con la sua forma divide le varie zone. La sala di lettura e la sala per gli eventi pubblici trovano spazio dove lo scaffale ha il raggio più ampio, con vista sulla città e una buona illuminazione naturale; mentre dove il raggio dello scaffale è più piccolo sono state collocate le postazioni di lavoro per computer e si apre una tranquilla sala studio.

• Categoria “esterni”: passeggiata a Zálesie, realizzata nel 2020 dallo studio AŽ PROJEKT s.r.o. su progetto degli architetti Vojtech Krumpolec e Peter Derevenec (foto: Juraj Krumpolec e Michal Zajaček).
Con questo progetto si riscopre la storia del fiume Malý Dunaj a Zálesie e si trasforma gradualmente l’argine a lungo trascurato in una passeggiata – a piedi o in bicicletta – alla scoperta della natura, con la possibilità di praticare anche canoa. La vecchia discarica sulle rive del fiume ha lasciato il posto ad un’area ricreativa con una piccola torre di avvistamento e varie zone piacevoli per i picnic. Sono stati inoltre aggiunti un anfiteatro naturale per piccole attività culturali con vista sull’acqua e un edificio d’ingresso per ospitare il centro informazioni e un punto di ristoro. La filosofia alla base di questo progetto non solo è la fusione tra creazione dell’uomo e natura circostante, ma anche e soprattutto il rispetto per la natura. Per ogni pezzo di legno usato nella costruzione sarà infatti piantato un nuovo albero.
(Paola Ferraris)

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