
Il governo ieri ha approvato una proposta di riforma giudiziaria che introduce controlli sulle proprietà dei giudici, modifiche alla composizione della Corte costituzionale e del Consiglio giudiziario e istituisce la Corte suprema amministrativa. La proposta di emendamento, che ha valore costituzionale, prevede che il Consiglio giudiziario, organo di autoregolamentazione della magistratura, sia composto per metà da non giudici. Se la proposta passa, il presidente della Repubblica, il governo e il Parlamento possono nominare solo membri che non siano magistrati. E per l’elezione dei membri giudici sarà introdotto un principio di rappresentanza regionale, dividendo i seggi disponibili tra i distretti elettorali e riservando un distretto separato ai rappresentanti della Corte Suprema. Il Consiglio giudiziario sarà essere investito di poteri più ampi nel trattare i reati disciplinari dei giudici, come avere legami d’affari o finanziari con individui affiliati alla criminalità organizzata.
Il ministero della Giustizia protrà privare i giudici dei tribunali ordinari della loro immunità, ma sarà possibile perseguire i giudici solo se nella loro attività commettono un reato. Per decidere la custodia cautelare dei giudici e del procuratore generale non sarà più necessario il consenso della Corte costituzionale.
Per la stessa Corte costituzionale, poi, cambieranno le modalità con cui prende le sue decisioni, ma muterà anche l’elezione dei suoi giudici. Se il Parlamento non riesce a presentare candidati, in caso di mancato raggiungimento del quorum necessario, sarà il presidente della Repubblica a risolvere l’impasse nominando i giudici da solo. Se la maggioranza dei giudici del tribunale cosstituzionale viene eletta entro un unico mandato eletto dal Parlamento, il loro mandato sarà ridotto da 12 a soli 6 anni.
I giudici dei tribunali generali devono andare in pensione a 65 anni, ma possono arrivare a 68 anni, mentre l’età pensionabile per i giudici della Corte costituzionale sarebbe fissata a 72 anni.
La nuova Corte suprema amministrativa, che avrà sede a Bratislava e dovrebbe essere operativa dall’agosto el 2021, sarà chiamata ad avviare i procedimenti disciplinari contro giudici e pubblici ministeri, nonché in una certa misura le restanti professioni legali.
Secondo la ministra della Giustizia Mária Koliková (Za ludi) la riforma giudiziaria è soprattutto una questione che riguarda i valori da salvaguardare. Il documento è stato redatto dopo avere incontrato tutti i gruppi parlamentari, ed è stato «raggiunto il consenso su tutto ciò che è importante», ha affermato la ministra. La riforma consentirà al Consiglio giudiziario di effettuare controlli più estesi sui beni di proprietà dei giudici, anche quando ci sono solo dei sospetti su individui vicini ai giudici che hanno a loro disposizione proprietà che non sono state ottenute legalmente. I giudici in tal caso rischiano non solo procedimenti disciplinari ma anche penali.
Quando arriverà in Parlamento, l’emendamento dovrà essere approvato con la maggioranza qualificata richiesta per le modifiche costituzionali, ovvero 90 voti. Una quota che è nelle potenzialità dell’attuale maggioranza quadripartita, e che potrebbe passare la riforma senza il bisogno di interpellare l’opposizione. Una eventualità che è temuta dall’opposizione, che paventa la possibilità di non poter avere voce in capitolo. Del resto, la coalizione di governo è nata in primavera in questa sua forma nonostante i mugugni proprio perché con 95 deputati rende possibile fare riforme importanti.
(La Redazione)
Foto pixabay CC0

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